#19O: la giornata della dignità

Si parlava del 19 ottobre da tempo, questa data era stata lanciata da maggio scorso più o meno quando già Radio Onda Rossa e poi piano piano tutti gli altri network iniziavano a trattare di questa manifestazione organizzata dai movimenti per il diritto all’abitare. Come per ogni manifestazione ben fatta, ci sono state assemblee, iniziative preparatorie, discussioni capillari in tutta Italia (dalla Val di Susa, cosa che ha “confuso” molti giornali, fino a Niscemi) che erano di tutt’altro tenore rispetto ai vari articoli che sono usciti dai soliti media più o meno mainstream. Dal Manifesto che ha politicamente scelto di rilanciare la data di mobilitazione del 12 ottobre (quella di Rodotà e Landini) relegando la manifestazione dei movimenti a problematiche di “ordine pubblico”, per poi ritornare sull’argomento solo trattando della cronaca della giornata. Fino al Tempo o all’Huffington Post Italia: il giornale di Roma che già da molto parlavano dei fantomatici “spaccavetrine” e dei famosi “black bloc” e l’esperimento di Lucia Annunziata che faceva un copia e incolla delle veline inesatte della questura, come tutti gli altri giornali.

Hanno tutti bucato: nessuno però è ritornato sui suoi passi ammettendo l’errore (rispetto a ciò vi consigliamo di leggere anche questo articolo).

Nonostante la paura creata dai media, nonostante gli stessi giornali avessero boicottato questa data, nonostante l’ingente numero di forze dell’ordine e le provocazioni delle istituzioni (la Sapienza era stata chiusa per motivi di “ordine pubblico”, all’ospedale erano stati fatti liberare i posti per i ricoveri, il giorno prima al Pigneto erano stati caricati dalle forze dell’0rdine – tra l’indignazione della gente – dei manifestanti che volantinavano al mercato rionale) piazza San Giovanni si è riempita già dalle prime ore della tarda mattinata.

La composizione della piazza era variegata e compatta. Si passava dal bambino in carrozzina sino ai militanti dei centri sociali: c’era tutto il ceto sociale che ha subito le varie riforme d’austerity dei numerosi governi tecnici o meno. I migranti di tutte le etnie e gli italiani dietro a uno striscione “la casa si prende”: il movimento per la casa romano, ma anche quello di Milano, Napoli, Firenze, Torino e via dicendo, si scorgeva una stupenda presenza variegata : dalla ragazza con il velo composta, che non penseresti mai alla testa di un corteo, a bambini che giocavano con un fischietto sotto l’attento occhio di genitori, non di certo intimoriti dallo sciacallaggio mediatico dei giorni precedenti e quando una troupe del TG3 ha chiesto loro se fossero impauriti per i più piccoli data la presenza dei fantomatici “black bloc” e di disordini per loro piccoli, loro hanno risposto: “no, lo stiamo facendo per il loro futuro”. La risposta testimonia come non ci fossero differenze nel corteo. Tutti provengono da esperienze comuni e tutti hanno voluto mostrare la rabbia di chi tutti i giorni deve fare i conti con manovre ostili. 

C’era la rabbia dei molti migranti, dai facchini (da Bologna e non solo) fino ai rifugiati delle varie emergenze (Nord Africa, Corno d’Africa, …): dimenticati da uno stato che se n’è lavato le mani delegando la responsabilità a chi ha lautamente approfittato di una situazione di crisi. Sono giovani che non possono uscire dall’Italia per lavorare e che in Italia non riescono a lavorare: non hanno casa, ma spesso una “stazione centrale” come dimora.

C’era la rabbia dei disoccupati, dei precari (o di quelli “a nero”), degli studenti, di chi tutti i giorni fa i conti con salari inaccettabili, significativo uno striscione: “il tirocinio è sfruttamento”. Il mondo dell’Università che oramai è diventato privilegio per pochi: trovano lavoro subito solo chi si può permetter di pagare 10 mila euro in una Università privata (Bocconi, Cattolica, …) per tutti i comuni mortali ci sono contratti e percorsi che non prevedono per l’indeterminatezza e il lavoro subito.

Il mondo dei precari: già lo stesso termine rimanda a qualcosa di debole, appunto di precario. Giovani e meno giovani costretti ad accettare tutto, come molto tempo fa, a firmare fogli di licenziamento in bianco, a lavorare ” gratis”, ad esser sottomesso dal capo per qualsiasi tipo di sudditanza.

C’era anche la rabbia dei meno giovani, di chi campa con una pensione con cui non arrivi a fine mese, dei lavoratori da Pomigliano a molte altre realtà (lo sciopero dei sindacati non Confederati del giorno prima era stato allo stesso tempo partecipato e variegato). C’era la rabbia dei movimenti dai No Tav, No Muos, No Tap, di chi si oppone a un modello: quello delle grandi opere per una sola grande opera: la Dignità per tutte e tutti indiscriminatamente.

Si sono incrociati i movimenti politici: chi tutti i giorni è per le strade a lottare per la dignità. Gli autonomi dei vari CUA (Collettivo Universitario Autonomo) promotori di questa giornata. Dalle città di Torino, Bologna, Pisa, Modena, Palermo: chi quotidianamente ha supportato occupazioni di case, lotte all’interno dell’Università insieme agli altri molti collettivi da numerose città (Napoli, Milano, Parma, Firenze,…) ed ovviamente Roma. C’era la piattaforma “Noi Saremo Tutto” con un suo spezzone, che prende spunto dall’omonimo di libro curato da Quadrelli e Cassetta, che oltre ad apportare stimolanti dibattiti nella cultura di classe quotidiana all’interno del movimento ha rilanciato numerose iniziative, ultima quella sulla tortura di stato. C’erano certo gli anarchici (che non sono sinonimo di vetrine spaccate) come c’erano i vari collettivi che lottano contro il debito. C’erano svariati singoli che quotidianamente lottano per i diritti di tutt* e che sono nient’altro che la società reale, persone disposte a sacrificare il proprio io e il proprio tempo per altri e che sono solo armati di solidarietà, come chi ora è agli arresti: accusato probabilmente di resistenza o di resistenza aggravata.

Black bloc che accompagnano disabili (che non hanno tutele dallo stato) ogni giorno contro altri armati di casco (e non solo) che quotidianamente “eseguono solo gli ordini”, per dirla come diceva una persona centenaria morta da poco…

Un corteo determinato, che non si è fatto intimorire dalle cariche in via XX settembre o dalle provocazioni della polizia durante l’accampata finale. Un corteo che è finito con un presidio, ma che dà inizio ad un percorso nuovo per i movimenti che lottano quotidianamente nei territori e fiducia per chi quotidianamente è sfruttato: la dignità passa anche per questa giornata.

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