250 milioni sequestrati alla camorra: la violenza economica

La ragnatela economica delle mafie in Italia non è certo pronta a spezzarsi, con proclami insulsi, ondate di arresti e decreti che incastrano solo l’ultimo filo di una giostra che ha collusioni profonde. C’è da segnalare però un brutto colpo per uno dei clan camorristici, che dopo i freni tirati, almeno in maniera apparente, del clan dei Casalesi, per l’onda mediatica del traffico dei rifiuti tossici in Campania e basso Lazio, ha incrementato ancor di più il suo potere criminale: il clan dei Contini. Operativo dagli anni ’80 e con il suo capo, Edoardo Contini, in arresto dal 2007, non ha smesso di agire, inizialmente nella zona del napoletano, per poi estendersi in Lazio e Campania. Estorsioni e traffico di droga la base degli affari, poi tramutatisi in riciclaggio e possedimenti di aziende “pulite”, in un giro d’affari sempre più grosso.

La Direzione Nazionale Antimafia ha chiuso un’operazione che ha portato all’arresto di novanta persone ritenute affiliate al clan Contini. Gli arresti sono avvenuti a Napoli, Roma e Firenze, con un primo sequestro di beni materiali per un valore di duecentocinquanta milioni di euro, cifra indicativa del business in crescita su tutto il territorio nazionale.

Per anni ha funzionato il meccanismo dei cattivi mafiosi rilegati a violenze e sparatorie, ma ad oggi l’opinione pubblica sta rintracciando i punti di un mosaico che ha convergenze sempre più drammatiche tra l’illecito ed il lecito. Con tutta la retorica e la lentezza del caso, lo sciame dell’etichetta “Terra dei Fuochi” ha almeno concesso ai più d’interrogarsi sulla collusione economica, politica ed economica delle mafie in Italia.

Le bonifiche promesse devono essere continui campanelli d’allarme, perché, se anche queste si ritenessero utili (non è detto che lo siano in territori diversi tra di loro per danni e conformazioni) le aziende che hanno fatto danni potrebbero essere cialis online samples le stesse a ripulire. DIA di Napoli e questura di Caserta hanno già bloccato la proposta della Ecoart, società che si era proposta per brevetti da vendere alla Regione Campania per le bonifiche.

La Ecoart è una società proveniente dalla Lombardia, Cesano Moderno, nei pressi di Monza, in passato, negli anni ’80, indagata per legami con il clan di Antonio Bardellino, in merito ai lavori per la ricostruzione post-terremoto.

Nella gara d’appalto per ridisegnare il terreno martoriato dalla tristemente nota discarica Resit di Giugliano, sul quale forse sarebbero necessarie altre considerazioni, il commissario straordinario preposto alle bonifiche in Campania, Mario De Biase, ha deciso di sospendere l’affidamento, perché la prima classificata si è segnalata con un ribasso nell’offerta del 45%. De Biase ha interrotto i lavori per i sospetti relativi a tale ribasso dell’azienda Daneco. Società che in Campania ha già gestito una discarica posta poi sotto sequestro, quella di Sant’Arcangelo Trimonte in provincia di Saleno. La Daneco anche a Milano è stata sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti per irregolarità nello smaltimento di sostanze tossiche nel sito di Pioltello. In quest’ultimo caso però la società si è sempre dichiarata estranea ai fatti.

I sequestri di  camorra ed i sospetti sugli appalti per le bonifiche si legano ad un altro evento di giornata, ovvero l’arresto di Luigi Pelaggi, operativo nel ministero dell’ambiente. Il fermo avviene in riferimento proprio ai lavori sul sito d’interesse nazionale Pioltello/Rodano, per intenderci, dove per anni ha lavorato la Sisas. Ci sono altre cinque persone coinvolte nell’ordinanza: responsabili di aziende private e funzionari pubblici.

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