A Bagnoli non c’è nulla da festeggiare

Bagnoli, primo maggio.

I sindacati confederali decidono di tenere nell’ex quartiere operaio situato a ovest di Napoli la versione locale della kermesse musicale organizzata in occasione della festa dei lavoratori.

Una scelta simbolica, dato che il quartiere mai come negli ultimi mesi è al centro delle cronache politiche cittadine. La sciagura di Città della Scienza (a proposito, sono già finiti gli interrogativi e l’ondata d’indignazione rispetto alle responsabilità del rogo?) prima, il sequestro dell’area ex Italsider per “disastro ambientale” poi, infine il paventato scioglimento di Bagnolifutura, società creata ad hoc per la bonifica e la ricostruzione.

Sullo sfondo di questo scenario, l’incomunicabilità prolungata tra cittadini e istituzioni: i primi che richiedono a  gran voce la bonifica e che paghi chi ha causato lo scempio ambientale; le seconde che ristagnano eternamente nel pantano della riqualificazione, tra gravi illeciti e rallentamenti di sorta.

Primo maggio, dicevamo.

Nel bel mezzo di quella che, svuotata dell’originario carico ideologico, può essere definita a tutti gli effetti una “festa”, un gruppo di manifestanti ha osato rivendicare le ragioni di un quartiere che non ne può più di promesse e di parole vuote su temi di vitale importanza come ambiente e lavoro. I sindacati, avvertito il pericolo di vedersi rovinata la “festa”, hanno risposto militarizzando letteralmente il palco, dispiegando il proprio servizio d’ordine e lasciando poi che la polizia caricasse i dissidenti. Il concerto viene prima sospeso e poi definitivamente annullato, vietando così tra l’altro ai gruppi di manifestanti di prendere la parola.

È il destino dei subalterni meridionali: chiedono diritti, ricevono mazzate.

Gli organi d’informazione fanno il resto: il travaglista Il Fatto Quotidiano.it apre il suo articolo con un eloquente «alla fine l’hanno avuta vinta i violenti» e prosegue riportando le dichiarazioni di un esponente della sinistra “istituzionale”, secondo cui «quattro giovanotti che giocano alla rivoluzione hanno sporcato un evento gioioso come la festa dei lavoratori». Chissà se Arturo Scotto, coordinatore regionale e deputato di SEL, abbia di nuovo il coraggio di ripetere queste parole ai cassintegrati FIAT e IRISBUS che, a causa della crisi e degli ultimi licenziamenti, come hanno ribadito a gran voce sotto il palco di Città della Scienza, non hanno proprio nulla da festeggiare.

A margine dell’accaduto, credo che i tempi siano eccessivamente maturi per porsi alcune domande.

Bisognerebbe riflettere innanzitutto su ciò che è stata Bagnoli. Le aree ex Italsider ed ex Eternit, a più di vent’anni dalla chiusura, non sono state ad oggi bonificate. Il territorio subisce ancora oggi le drammatiche conseguenze dell’illusione sviluppista, che ha imposto al Meridione un modello industriale composto da mostri ambientali a capitale settentrionale.

Un Sud che deve dunque essere considerata come la “pattumiera” del capitale settentrionale, come si evince dalle recenti inchieste sullo smaltimento di rifiuti tossici in Campania e dalla presenza di impianti industriali che fanno emergere sempre più drammaticamente le contraddizioni tra salute e lavoro (il caso di Taranto è da questo punto di vista tristemente attuale).

Vorrei infine tentare di mettere a fuoco il dispositivo morale attuato contro i manifestanti. Come accade sempre, è sufficiente bollare come violento chi protesta per svuotare tali rivendicazioni di ogni dignità. Nonostante le immagini (facilmente reperibili sul web) mostrino il contrario, la maggior parte dei media, ricostruendo l’accaduto, affibbiano ai manifestanti un’etichetta insostenibile secondo cui «un gruppo di facinorosi e di violenti ha interrotto il concerto disturbando la tranquillità delle famiglie e dei bambini accorsi a Città della scienza».

 

Rimane da chiedersi chi sono i violenti: chi chiede a gran voce la bonifica o chi, tentando di dissipare ogni voce fuori dal coro, si rende complice dello stupro di un territorio e di una popolazione?

 

di Carmine Conelli

 

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