A Strasburgo per una Politica Agricola Comune più verde e più giusta

Nelle giornate di martedì e mercoledì il Parlamento Europeo in seduta plenaria è chiamato ad approvare la riforma della Politica Agricola Comune (PAC). Generalmente la trascuriamo, ma in realtà riguarda quasi la metà del budget dell’Unione Europea e tocca direttamente il nostro futuro, perché si occupa del nostro cibo. Oggi si è manifestato a Strasburgo per chiedere un cambio di rotta. Riportiamo, in italiano, il comunicato stampa delle associazioni riunite nell’organizzazione Arc2020

Società civile (e animali) si radunano a Strasburgo prima del voto finale del Parlamento Europeo sulla PAC

 

Chiedendo una Politica Agricola Comune più verde e più giusta, diverse centinaia di agricoltori e consumatori in costumi colorati provenienti da 12 Paesi si sono ritrovati oggi a Strasburgo per una serie di azioni davanti al Parlamento Europeo nel momento in cui i deputati tenevano il dibattito finale sulla Politica Agricola Comune (PAC) prima del voto in plenaria previsto per il 13 marzo.

 

L’azione di oggi “Fattorie, non industrie” è iniziata con un evento di cucina all’aria aperta ed un Dj-set dal vivo, per concludersi con una catena umana davanti al Parlamento. I rappresentanti dei movimenti europei per l’ambiente, il cibo di qualità e l’agricoltura di qualità hanno tenuto degli interventi. Molti parlamentari europei sono venuti ad incontrare i manifestanti all’esterno e hanno condiviso un piatto di zuppa. L’evento è stato coordinato da Arc2020 (Convenzione Agricola e Rurale 2020, nata nel 2010, insieme di 150 organizzazioni della società civile su scala europea, nazionale, regionale e locale che promuovono una riforma sostenibile della PAC) come parte della sua campagna Good Food Good Farming (“Buon cibo, Buona agricoltura”), e supportato da altre 27 organizzazioni.

Tra le principali nostre preoccupazioni figurano il suggerimento della Commissione del Parlamento Europeo per l’Agricoltura (Comagri) di stemperare le proposte di riforma della Commissione Europea, che prevedono il miglioramento delle performance ambientali di tutti gli agricoltori attraverso misure obbligatorie di greening (“inverdimento”); l’impatto delle politiche agricole europee sulla fame globale, la biodiversità ed il cambiamento climatico; una concezione ingiusta dei sussidi, che mira ad estromettere dal mercato i piccoli produttori agricoli.

 

Domani, per la prima volta, con lo stesso potere dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione, i 754 membri eletti nel Parlamento Europeo voteranno sulla direzione futura della Politica Agricola Comune dell’Europa.
La maggior parte degli oltre 50 miliardi di euro di denaro dei contribuenti speso per la PAC finisce nelle tasche dell’industria agroalimentare e dei grandi proprietari terrieri, piuttosto che essere usata per sostenere gli agricoltori e le loro comunità che producono cibo salutare, proteggono il nostro ambiente e mantengono viva la campagna.

 

Hubert Weiger, Chairman del BUND (Amici della Terra – Germania) ha dichiarato: “I contributi agricoli mal orientati e le monocolture sono le cause principali degli scandali legati al cibo e della perdita di biodiversità nelle regioni agricole dell’Europa. Nei posti in cui le specie animali e vegetali sono sulla “lista rossa”, anche le fattorie lo sono, spiazzate dall’agricoltura industrializzata”. Egli ha poi sollecitato che “Nel futuro, ogni azienda agricola debba coltivare al meno il 7% della terra arabile senza pesticidi e fertilizzanti artificiali. Ci affidiamo al buon senso del Parlamento Europeo affinché in definitiva adottino politiche di riforma appropriate. Con oltre 50 miliardi di euro destinati ai sussidi per l’agricoltura, la società si aspetta che venga data una giusta considerazione legislativa all’ambiente ed al benessere degli animali.”

Ramona Duminicioiu, attivista della ONG romena EcoRuralis ha detto agli europarlamentari: “In Romania ci sono ancora oltre 4 milioni di contadini. Il Parlamento Europeo deve ascoltarli: Stop al drenaggio delle nostre risorse comuni verso i canali della grande industria”, aggiungendo: “Vogliamo continuare a lavorare le nostre terre e non ridurci a raccoglitori di fragole come in altri posti d’Europa. Oggi è necessario fare in modo che per noi giovani della Romania, e di molti altri Paesi europei, ci sia la possibilità di un futuro nelle nostre aree rurali.”

Aurélie Trouvé di Attac France ha reclamato: “Dobbiamo smetterla di importare soia OGM la cui coltivazione sta distruggendo le antiche foreste pluviali nel Sud del mondo per produrre surplus di cibo nel Nord. Questi eccessi di produzione dell’Europa col passar del tempo distruggeranno i mercati africani con prodotti di rifiuto. Il Parlamento Europeo deve fermare gli effetti dannosi del sistema alimentare nei Paesi in via di sviluppo. Il primo passo verso questo obiettivo è: stop immediato ai sussidi per l’esportazione!”

Philippe Collin di Confédération Paysanne ha evidenziato che “In Europa, l’80 per cento di tutti i contributi per l’agricoltura vanno solamente al 20% delle imprese agricole! È tempo che il Parlamento Europeo garantisca equità per tutti gli agricoltori. Il nostro lavoro nella terra deve ridiventare remunerativo e non restare semplice proprietà terriera”. Aggiungendo inoltre che “Ci aspettiamo che gli eurodeputati votino a favore della sopravvivenza futura della maggioranza, di quell’80% di aziende agricole europee”.

 

Il comunicato stampa originale (in lingua inglese) sul sito di Arc2020

 

 

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