A tre anni da Fukushima Tokyo manifesta contro il nucleare

Nel terzo anniversario dello tzunami e del disastro nucleare che produsse a Fukushima, il primo ministro giapponese Shinzo Abe vuole riattivare i 48 reattori sul territorio nazionale. Gli risponde il corteo di protesta Sayonara Genpatsu a Tokyo.

BhJeyQnCAAI9H9jL’11 marzo di tre anni fa una scossa sismica si scatenò al largo del Pacifico, a 30 km di profondità, continuando per 6 minuti fino a raggiungere una magnitudo di livello 9. Erano le 14,46 locali, e le scosse continuarono fino alle 5 del mattino. Tokyo rimase senza elettricità in molte zone, ma il vero problema fu lo tzunami prodotto dal terremoto: onde alte oltre 10 metri (il picco è di 40 metri nella città di Miyako) che si mossero con una velocità di 750 km all’ora verso la costa orientale del Giappone, percorrendo l’entroterra per oltre 10 chilometri. Altre onde giganti si riversarono per tutto il Pacifico, colpendo altri paesi tra cui la Nuova Zelanda, l’Australia, la Russia, Guam, le Filippine, l’Indonesia, la Papua Nuova Guinea, Nauru, le Hawaii, le Marianne Settentrionali e Taiwan. Ma il Giappone è proprio accanto all’epicentro e ne subì le maggiori conseguenze. Dai numeri della National Police Agency di un mese dopo risultano 13.228 vittime e circa 17.000 dispersi, per un totale di oltre 30.000 vittime.

Ma oltre all’immensa tragedia umana delle vittime e delle città rase al suolo, lo tzunami produsse un danno che ancora oggi lascia il Giappone nell’incertezza, con un pericolo immanente che sembra non trovare soluzione. L’onda infatti raggiunse la prefettura di Fukushima, colpendone le locali centrali nucleari Fukushima Dai-Ni e Fukushima Dai-Ichi. Quest’ultima possedeva tre reattori attivi, e fu quella che subì maggiori danni: sebbene il sistema di sicurezza ne disattivò l’attività, i sistemi di raffreddamento danneggiati produssero un surriscaldamento dei materiali radioattivi incontrollabile. L’11 marzo le barre del reattore 1 si fusero provocando un’esplosione, il giorno successivo successe la stessa cosa nel reattore 3. I reattori vennero raffreddati con getti d’acqua marina continui, ma intanto il 14 marzo anche il sistema di raffreddamento del reattore 2 andò in panne. Le circa 300.000 persone residenti nei pressi della centrale vennero fatte evacuare e ancora oggi la maggior parte di loro vive in alloggi temporanei forniti dal Governo, in una situazione di disagio che sta producendo molte vittime per malattie fisiche e psichiche.

Responsabili della Tempo che chiedono scusa al popolo giapponese.

Responsabili della Tempo che chiedono scusa al popolo giapponese.

Sono passati tre anni e la messa in sicurezza della centrale di Fukushima non è ancora completata. La Tepco, società proprietaria e responsabile del procedimento, non è ancora in grado di venire a capo del problema, che probabilmente necessiterà di circa un decennio per essere risolto. Il governo giapponese si occupa direttamente del problema, sotto la pressione internazionale: le conseguenze del disastro nucleare sembrano diffondersi per tutto il Pacifico, insieme con l’acqua contaminata, usata per raffreddare le barre nucleari, che continua ancora oggi ad entrare nella falda e spargersi in mare. Anche il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, martedì ha sollecitato il governo giapponese a dare spiegazioni internazionali sull’incidente, nella speranza di riconquistare la fiducia dei suoi cittadini rispetto allo sviluppo di energia nucleare in Cina

Ma cosa è successo ai giapponesi dopo questa tragedia? Forse ha riaperto delle vecchie ferite nel popolo che per primo, con Hiroshima e Nagasaki, aveva scontato sulla propria pelle la distruttività dell’energia nucleare? Oggi la maggior parte delle famiglie evacuate vive ancora in alloggi temporanei, e sebbene in alcune aree la contaminazione sia scesa c’è ancora troppa paura per insediarvisi nuovamente. La fiducia verso le rassicurazioni del Governo è bassissima ed è ormai comune la percezione per cui la Tepco non saprebbe più cosa fare.

Intanto il 9 marzo a Tokyo migliaia di persone hanno partecipato ad un corteo antinucleare, con il movimento “Sayonara Genpatsu”, addio alle centrali e al nucleare, partendo dal parco di Hibiya per poi arrivare in corteo fino alla Jantei dove è collocata la sede del Parlamento. Si protesta contro il primo ministro Shinzo Abe, nuclearista, ed intenzionato a riattivare i 48 reattori sul territorio nazionale, che erano stati spenti dopo l’incidente di tre anni fa. I manifestanti vogliono mettere in discussione una volta per tutte il mito del nucleare come fonte d’energia sicura, in particolare se collocata in un paese come il Giappone, caratterizzato da un’attività sismica praticamente costante.

BibW_nuCAAAwHA8E come se non bastasse dietro all’incidente del 2011 non c’è solo la sfortuna, ma anche le precise responsabilità di chi ha costruito quella centrale: commissionata alla General Electric insieme ad una cordata di aziende giapponesi nel 1971, la centrale venne collocata a ridosso di una collina. Questa, originariamente alta 35 metri, venne “tagliata” per poter poggiare la centrale su una roccia granitica più solida. Ma l’effetto fu anche un altro: la centrale venne a trovarsi sotto il livello della falda acquifera proveniente dalla cima del monte, ed i suoi sotterranei cominciarono ad allagarsi già poco dopo la messa in funzione dei reattori. Oggi, che per raffreddare le barre vengono pompati 350 metri cubi di acqua al giorno, le fondamenta a stretto contatto con la falda hanno generato un problema di inquinamento ancora più grave. La Tepco ha recentemente pensato di ghiacciare il sottosuolo tramite azoto liquido, iniettando fino a trenta metri di profondità. Un esperimento che non ha precedenti storici, e che comunque deve confrontarsi con uno sversamento giornaliero di acqua in mare stimato tra le 100 e le 300 tonnellate. Inoltre la realizzazione della centrale non tenne più di tanto conto del pericolo rappresentato storicamente dagli tzunami in Giappone: a difesa di essa si costruì soltanto un muro di cemento armato alto 7 metri, ma le onde in quella zona raggiunsero i 10.

Pietra antica che segnala il limite di sicurezza contro gli tzunami.

Pietra antica che segnala il limite di sicurezza contro gli tzunami.

E dire che tutto Giappone, prefettura di Fukushima compresa, è cosparso di pietre antiche che segnalano l’altezza sicura da cui partire per costruire edifici. Una saggezza antica che l’uomo moderno arrogantemente preferisce ignorare: “Le abitazioni in alto sono pace ed armonia per i nostri discendenti. Ricordate la calamità dei grandi tsunami. Non costruite nessuna casa al di sotto di questo punto”.

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