Amazon-Cia: una relazione pericolosa

La società americana di e-commerce dallo scorso ottobre fornisce i suoi servizi di archiviazione dati ai servizi segreti Usa, che non lesinano minacce, uccisioni, torture, attacchi con droni. Il proprietario di Amazon ha poi comprato anche il Washington Post, che dovrebbe svelare tali violazioni dei diritti umani…

Una strana storia che mescola finanza, interessi strategici, violazione di privacy e diritti dell’uomo, libertà di stampa. Tutto comincia quando nell’ottobre 2013, dopo mesi di contesa con il colosso informatico Ibm, Amazon Web Services (branca della Amazon Inc.) si aggiudica un contratto di ben 600 milioni di dollari per la fornitura del servizio di cloud computing all’agenzia di intelligence americana.

CIA Shadow Wars, by AK Rockefeller on flickrSpiegato in soldoni, Amazon attraverso i suoi server immagazzinerà ed elaborerà tutte le informazioni raccolte nelle attività della Cia. Attività che comprendono non solo lo spionaggio, ma anche torture, abusi sessuali, detenzione illegale e segreta di esseri umani e l’ormai consueta pratica della extraordinary rendition, i «voli» con cui la Cia trasferisce illegalmente detenuti presunti «terroristi» da uno Stato all’altro per interrogarli e torturarli segretamente. Non dei millantatori antiamericani, ma la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato nel dicembre 2012 la Cia per tali abusi, normalmente accettati con accondiscendenza dagli Stati alleati degli Usa come l’Italia. Non vanno dimenticati poi gli attacchi dei droni armati che in varie parti del mondo provocano morti, spesso indiscriminatamente.

Amazon, il maggior gestore di vendite online con centinaia di milioni di utenti, si è già fatto tristemente notare per i sospetti legami della sua branca tedesca con ambienti vicini al neonazismo e ora si renderà, più o meno indirettamente, complice di queste operazioni della Cia. Una politica estera basata sulla guerra e gli abusi continuerà ad andare a braccetto con un controllo e una sorveglianza alla Big Brother, che potrebbe riguardare non solo i «sospetti terroristi» ma anche comuni utenti dei servizi commerciali della società.

Come fa infatti notare Norman Solomon sull’Huffington Post, è da ingenui pensare che la Cia non sia anche interessata ai dati di tutti i clienti Amazon, che quest’ultima potrebbe illegalmente cedere, forte del milionario contratto e delle evasive clausole sulla privacy che noi accettiamo comprando o vendendo sui suoi portali. Come afferma con amara ironia Solomon, l’informativa sulla protezione dei dati personali di Amazon contiene «loopholes big enough to fly a drone through» – scappatoie abbastanza grandi da farci volare attraverso un drone. Il sito RootActions.org ha organizzato a tal proposito una petizione per scongiurare tale ipotesi di scambio di dati sensibili.

The Washington post/IPad, by clasesdeperiodismo on flickrNon bastasse tutto ciò, Jeff Bezos (foto), fondatore e amministratore delegato di Amazon, ha acquistato nell’agosto 2013 uno dei più autorevoli quotidiani statunitensi, lo storico The Washington Post, che negli anni non ha fatto mancare il suo ruolo di “cane da guardia della democrazia”. Un compito che, visto il palese conflitto di interessi, viene messo gravemente a rischio, nonostante le assicurazioni dei vari dirigenti sul fatto che questo legame Amazon-Washington-Post-Cia non rappresenti una minaccia alla libertà di stampa dei cittadini circa le operazioni dei servizi segreti Usa.

Tuttavia tali strane liaisons non possono che farci preoccupare ancor di più sulla nostra libertà in senso lato, e destano sospetti. Il primo serio banco di prova per l’indipendenza del Washington Post targato Bezos sarà probabilmente la sua linea editoriale su di un caso che sta destando scandalo negli Usa in queste settimane: l’amministrazione Obama starebbe valutando di autorizzare l’assassinio, tramite drone armato, di un cittadino americano residente in Pakistan sospettato di complotto terroristico. Staremo a vedere se Amazon sarà strumento di questo omicidio e se (e come) il Post ne parlerà.

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