Amore problematico a Diyarbakir

M (30 anni) vive a Diyarbakir e ha una relazione con un uomo sposato. Stare con lui l’ha fatta guardare alla società kurda con occhi diversi. “Perché non siamo abbastanza forti da lottare contro quello che non va nella nostra società, da lottare contro qualcosa di diverso dallo stato e dalla polizia?”

 

M (30 anni): “Se raccontassi a mio padre di una donna che ha una profonda e significativa relazione con un uomo ma che la coppia ha dei problemi perchè lui è sposato, sarebbe in favore della relazione. Ma se poi gli dicessi che quella donna sono io, non lo accetterebbe. Per lui è giusto ribellarsi, scegliere l’amore, ma non quando si tratta di sua figlia. E allora improvvisamente la società diventa importante”.

K e io ci siamo incontrati quasi tre anni fa. Possiede una caffetteria nel centro storico di Diyarbakir, in cui sono andata una sera con un gruppo di amici. Volevamo unire dei tavoli, gli ho chiesto aiuto e così ci siamo incontrati. Quella stessa sera abbiamo parlato un po’. Mi ha chiesto quale fosse stata la più bella esperienza della mia vita. Gli ho raccontato di un viaggio a Roma in cui sono finita in un matrimonio gitano ballando e bevendo tutta la notte. Gli è piaciuta.

Pochi giorni dopo, un amico mi ha detto che stava chiedendo in giro il mio numero di telefono. Nessuno gliel’ha dato e sono semplicemente andata di nuovo alla caffetteria. Neanche io gli ho dato il mio numero, preferivo andare lì per incontrarlo. Sentivo quest’energia quando stavo con lui. Parlavamo e le nostre conversazioni erano sempre profonde. Ho avuto modo di conoscerlo come un uomo colto, un filosofo, un pensatore molto tagliente e critico.

Dopo due mesi- non c’era ancora stato niente, neanche un bacio- ho scoperto che era sposato. Ho pianto come una disperata e ho deciso di stargli lontana. Ma dopo tre mesi non sono più riuscita a farlo. I miei sentimenti per lui erano troppo forti. Questo grande amore era proprio di fronte a me, come potevo resistere?

 

Abbiamo acconsentito alla tradizione

Mi sono sposata a 21 anni. Ero molto innamorata dell’uomo che avevo sposato. A quel tempo avevo già smesso di credere nell’istituzione del matrimonio, ma non ci è capitato di non sposarci. È semplicemente quello che fai qui quando vuoi stare insieme, se vuoi avere rapporti sessuali. Anche il giorno in cui mi sono sposata ho trovato la situazione ridicola e lo stesso valeva per mio marito ma non ci interessava, abbiamo semplicemente acconsentito alla tradizione.

Non mi è mai stato fedele. Il mio intuito me l’aveva suggerito molto presto nel nostro matrimonio e gliel’ho chiesto molte volte ma lui ha sempre negato. Gli ho anche detto -e lo intendevo veramente: se vuoi stare con qualcun altro, allora vai, va bene. Non voglio stare con chi non vuole stare con me. Quando alla fine ho scoperto che si stava vedendo con qualcun’altra da molto tempo e che negava, la menzogna mi ha ferito più di tutto il resto. Gli ho domandato spiegazioni, perchè non era stato onesto? Ho chiesto il divorzio.

I miei genitori non erano d’accordo. Semplicemente, non è cosa da fare in questa società. Ma ho insistito. Non ho mai dato la colpa alla donna che stava con mio marito per quello che lui ha fatto. Non era colpa sua. C’era evidentemente qualcosa che non andava tra me e mio marito.

 

Una città d’opposizione

Nei tre mesi in cui ho mantenuto le distanze da K, sono passata dall’essere preoccupata riguardo a quello che la società avrebbe potuto pensare al decidere della mia felicità, della mia strada. Lui ha portato questo cambiamento in me. È una persona che pensa in modo talmente critico da ispirarmi a dare un’occhiata alla vita e anche alla società nello stesso modo. Anche in maniera politica.

Intendo dire, non è  strano che soprattutto a Diyarbakir tutti conducano la stessa vita? Che nessuno osi vivere secondo il suo stesso colore, il suo stesso carattere? Conduciamo tutti la vita che la società si aspetta da noi? Ci sposiamo, facciamo figli, non facciamo niente al di fuori dell’ordinario. In una città che è stata d’opposizione per secoli, e ancora lo è. Parliamo solo di politica, della questione kurda. Perché non mettiamo in discussione i nostri modi? Perchè non siamo abbastanza forti da lottare contro quello che non va nella nostra società, da lottare contro qualcosa di diverso dallo stato e dalla polizia?

E perchè guardiamo principalmente al Kurdistan in maniera politica? Un paese è più di una bandiera, giusto? Per questa ragione, K cerca di investire nella ristrutturazione di edifici storici nel vecchio centro cittadino di Diyarbakir, insieme a un gruppo di amici. Edifici che sono molto fatiscenti, di cui nessuno vede più la bellezza. Cercano di radunare insieme la gente per ristrutturarli. Ne sono stata talmente ispirata che io stessa ho fatto rivivere un pó di vecchia cultura. Le vedi queste olive che stiamo mangiando? Vengono dal villaggio di mia nonna. L’oliveto là non era più utilizzato ma adesso ho cominciato ad andarci e utilizzare le olive. E guarda cosa ho fatto: il mio sciroppo di melograno. Assaggia! È buono vero? Ho intenzione di fare anche del vino. Abbiamo così tanta antica cultura e vecchie tradizioni, non possiamo lasciarle svanire.

 

La bellezza che vedo

K mi ha regalato una macchina fotografica. Mi ha chiesto di scattare delle foto alla bellezza che vedo intorno a me e di condividerle con lui. Ho camminato un sacco in giro tra le vecchie zone di Diyarbakir, dentro le mura della città, dove sono cresciuta. Mi ha fatto ricordare molte cose della mia infanzia. Le nostre vite si svolgevano in strada. Eravamo molto poveri, dopo la scuola vendevo gli ‘Eskimo’ in strada, una marca di gelati. Non era sempre facile, ma sono grata a quel periodo perché mi ha insegnato il valore delle cose.

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Recentemente ha nevicato molto a Diyarbakir e ho scattato belle foto di donne che spazzano le strade e di bambini che corrono intorno. Io e mio figlio –è nato durante il mio matrimonio- viviamo in periferia a Diyarbakir. Qualche anno fa ho comprato una casa lì e adesso vorrei averlo fatto all’interno delle mura della città e vorrei che mio figlio potesse esservi cresciuto, come ho fatto io. La vita vera è lì.

 

Solo una cosa fisica

Ho amici all’interno delle mura ma anche altri che vivono nelle zone della città di più recente costruzione. La maggior parte di quelli che vivono all’esterno ha frequentato l’università. Hanno studiato filosofia, o legge, e hanno buoni impieghi. Ho superato l’esame d’ingresso all’università con buoni risultati anche io, avrei potuto studiare presso una buona università di Ankara ma non l’ho fatto. Ho avuto in qualche modo paura di trovarmi fuori dal Kurdistan. Paura di essere in pericolo perché sono kurda.

Adesso lascio che i miei amici d’università si incontrino con quelli all’interno delle mura che non l’hanno frequentata e che si conoscano. Adoro vedere lo scambio. Ma sai cos’è strano? Tutti mi mettono in guardia sulla mia relazione. Dicono che la tradizione non lo permette, che la società non lo accetta. Questo mi fa arrabbiare e lo dico. Tutti insieme formiamo questa società, o no? Se questo non va per la mia cosiddetta reputazione e mi ci mettono in guardia, non stanno contribuendo a questa società del giudizio? Perché lo fanno, se si definiscono miei amici?

Quello che rende il tutto ancora più strano è il fatto che una relazione al di fuori del matrimonio è meno accettata quando si tratta di vero amore, come nel mio caso, che quando si tratta di solo sesso. Qualche volta lascio che i miei amici utilizzino la mia casa per incontrarsi – la maggior parte di loro non è sposata, ma non si dovrebbe fare sesso prima del matrimonio, e allora dove possono andare? Ma spesso non c’è vero amore, è solo una cosa fisica. Non sei tenuto ad essere veramente vicino a qualcuno. L’amore vero è pericoloso.

La madre di K sa da mesi della mia relazione con suo figlio. Non ci vedeva un problema perchè pensava che suo figlio stesse solo giocando. Finchè non ha realizzato che era molto di più, che K e io ci amiamo veramente. Allora è andata dalla moglie di K e ha detto: “ Prenditi cura di tuo marito” e le ha raccontato tutto. Essere infedeli non è un problema nella nostra società. L’amore, questo è il problema. Se è bello, allora è difficile.

 

Nessuna aspettativa

Quindi ora la moglie di K sa. K è venuto a casa mia il giorno stesso e me l’ha detto. Era molto triste, per lei e per me. E anche io sono molto triste. Ho pianto come una disperata. Sono triste per lui e per sua moglie. Ci siamo dentro insieme, tutti e tre, e spero che in qualche modo potremmo risolvere questa situazione insieme.

Mesi fa K ha chiesto del mio matrimonio e degli inganni di mio marito, di come mi sono sentita. Gli ho spiegato che la cosa peggiore non è stata l’atto in sé ma il fatto che non me l’avesse detto anche se l’avevo chiesto. Essere aperti è meglio, allora forse puoi trovare insieme una soluzione. Ma è stata la sua scelta, quella di dirlo o meno a sua moglie, non dipendeva da me.

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Sua moglie adesso gli ha detto: “Separiamoci per qualche tempo”, e così hanno fatto. Adesso vive con un amico, vicino a lei e ai loro due figli. Lei e i figli vanno a trovarlo. Lei ha paura di aver perso suo marito ma non penso che debba essere così. Intendo, io non ho aspettative. Non gli ho mai chiesto di divorziare da lei, non voglio sposarlo, non voglio rovinare la sua famiglia e non voglio renderla infelice. Ma non posso negare l’amore che io e K proviamo l’un l’altro.

Forse lei puó essere forte. K la ama e ama me. Posso vivere in questa situazione. Non avrei mai voluto che tutto questo si scoprisse perché sapevo che avrebbe portato diversi problemi e perché sapevo che le avrebbe fatto male. Per me, era abbastanza com’era e certo, ho paura di perderlo. Mi sentirei disperata, lui mi ha fatto riscoprire me stessa, mi ha dato così tanto. Vorrei che noi tre potessimo sederci e parlare di questa situazione, condividere i nostri pensieri e sentimenti. Ma lei non ne vuole sapere di me. Forse col tempo questo cambierà. Forse lei sarà abbastanza forte. Lo spero per lei.

 

Un uomo poco convenzionale

Di solito, sono una persona molto espressiva, una donna felice. Da circa due settimane, da quando lei l’ha scoperto, sono triste. Sono sicura che i miei genitori se ne rendono conto ma non mi chiedono niente. Non sanno della mia relazione e non la accetterebbero. No, non sarei in pericolo fisicamente ma mi farebbero pressione per metterle fine, li deluderei molto.

Questo mi dà fastidio, soprattutto per mio padre. È un uomo poco convenzionale -un pó come il mio ragazzo, in realtà. Mio padre mi ha sempre detto di fare scelte morali, scelte di cui non vergognarsi. Una relazione con un uomo sposato non è certo vista spesso come una scelta morale, ma dovrebbe essere così bianco o nero? Amo profondamente quest’uomo e non me ne vergogno. Non mi faccio storie per sesso, io amo. È sbagliato? La nostra società lo rende sbagliato. Mio padre sarebbe d’accordo -finchè sua figlia non ne è coinvolta.

È difficile dire dove porterà tutto questo. Se non riusciamo a risolvere la situazione tra noi tre, con K, la moglie e io, se non riusciamo a trovare una strada, forse dovró farlo io. Intendo, forse in quel caso dovró lasciar perdere.

Frederike Geerdink   28 febbraio 2014

Giornalista olandese, vive a Diyarbakir (Kurdistan Settentrionale/Turchia) ed è attualmente l’unica reporter straniera presente sul posto. Scrive per testate internazionali, per il suo blog (kurdishmatters.com) e anche attraverso la piattaforma beaconreader.com, da cui questo articolo è tratto

Traduzione e adattamento per concessione dell’autrice

Titolo originale: Troubled love in Diyarbakir: “Real love is a problem in our society”

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