Anche la riforma penitenziaria è prigioniera di Berlusconi

Per il nostro dibattito sulle tematiche relative alla repressione, tortura e situazione carceraria abbiamo invitato Patrizio Gonnella, autorevole voce nonché presidente di Antigone, ad intervenire sul dibattito. Di seguito il suo contributo.

Anche la riforma penitenziaria è prigioniera di Berlusconi. Siamo prigionieri di Berlusconi. Siamo prigionieri del suo conflitto di interessi con la giustizia. Negli ultimi vent’anni il garantismo – nonostante le sue origini illuministiche e il suo essere costituzionalmente fondato – è stato vilipeso dalla destra italiana nel nome di Silvio Berlusconi, nella sua doppia veste inscindibile di imputato (oggi condannato) e capo del governo. Ugualmente è stata violentata la parola “libertà” diventata terreno di identificazione per coloro i quali si sono schierati con Berlusconi. Ci è stata sottratta la possibilità di ragionare serenamente intorno a temi quali la riforma dell’organizzazione giudiziaria, il rapporto tra difesa e accusa nel processo penale, la cultura degli operatori della giustizia, il sistema di acquisizione delle prove, il ruolo della polizia giudiziaria, la separazione delle carriere e delle funzioni, la riforma del codice penale del 1930. Siamo stati imprigionati in un dibattito fuorviato, sapendo che era sempre presente il rischio di essere strumentalizzati nelle proprie posizioni. Da qualche settimana, e precisamente da quando Berlusconi è stato condannato dalla Cassazione, anche la questione penitenziaria è finita nello stesso calderone. Grandi temi come la dignità, la clemenza, la grazia sono anch’essi stati sequestrati dal dibattito in corso. Berlusconi ha condizionato anche la discussione intorno al sovraffollamento carcerario. Come sottrarsi a questo condizionamento? È giusto mantenere salde posizioni di principio anche se queste posizioni possono avvantaggiare Berlusconi oppure bisogna evitare tutto ciò che lo favorisca anche se astrattamente risulti giusto per gli altri? L’etica della responsabilità di weberiana memoria impone di tenere conto sempre delle conseguenze delle proprie condotte. Non farlo nel nome della coerenza valoriale può produrre storture. Ecco perché con il massimo vigore oggi, più di ogni altra cosa, è necessario abrogare quelle leggi che hanno prodotto l’internamento di massa di tossicodipendenti, immigrati, poveri. Esse sono il vero simbolo della giustizia ai tempi di Berlusconi. Sono il prodotto della sua azione di governo. Sono la visualizzazione plastica della giustizia selettiva e di classe. La battaglia per la loro eliminazione (tra l’altro a breve la Corte costituzionale si dovrà esprimere sulla Fini-Giovanardi nel suo complesso), per l’introduzione del delitto di tortura nel codice penale, per la istituzione di figure di garanzie nei luoghi di privazione della libertà non è a rischio di strumentalizzazione da parte di Berlusconi e delle sue truppe finto-garantiste.

Patrizio Gonnella

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