Anche la Tunisia scende in piazza: la Banca Mondiale dietro l’angolo

Il fatto che la primavera araba avesse esaltato in un primo momento e posto tanti interrogativi in un secondo è ormai noto, ma le recenti manifestazioni tenutesi in Egitto sgonfiano definitivamente l’idillio della caduta dei regimi. Anche la Tunisia si è riversata nuovamente in piazza contro il nuovo corso politico, guidato da al-Nahda. Dall’insediamento del nuovo Governo, è la prima volta che la Tunisia politica ritorna a fare i conti con il dissenso.C’è stato solo un precedente, rappresentato dall’attentato all’ambasciata statunitense a Tunisi a seguito dell’ormai noto film “L’innocenza dell’Islam”, ma quella era stata una rivolta organizzata dall’ala estrema dei salafiti, questa volta invece a Siliana sono scesi tutti: laici, religiosi, votanti di al-Nahda e nostalgici. La ragione è semplice: la fame. Siliana si trova in una sponda del Sahara, in un’area priva d’investimenti ed assolutamente povera. L’immobilismo economico del nuovo Governo ha fatto infuriare la protesta,repressa dalla polizia, che ha causato più di duecento feriti (duecentocinquanta secondo fonti anonime dell’ospedale di Siliana). Le autorità parlano di legittima difesa a seguito di un attacco a costruzioni governative, mentre Nejib Sebti, capo di un movimento sindacale che ha organizzato la marcia di protesta, dichiara che la polizia ha attaccato un cordone assolutamente pacifico. La folla ha chiesto al Primo Ministro, Hamadi Jebali, misure economiche immediate, utili a risollevare il Paese da una povertà ormai cronica e di liberare i quattordici attivisti anti-governativi ancora in prigione. Il Partito alla guida del Paese, al-Nahda, di matrice religiosa (rinascita islamica) accusa i fomentatori della piazza, ovvero gli estremisti islamici dei salafiti e l’elite progressista, che a suo dire non accettano il terreno di mezzo che il suo mandato ha scelto di perseguire: ovvero scelte politiche rispettose dell’Islam, ma immischiate al liberalismo.

La Banca Mondiale è già dietro l’angolo. Dopo la rivoluzione aveva già avallato prestiti, ma negli scorsi giorni ha confermato l’aiuto economico alla Tunisia per cinquecento milioni di dollari, più aiuti da altri donatori per settecento milioni. Insomma nulla di buono se il corso economico della nuova Tunisia è in qualche modo sospinto dalla Banca Mondiale.

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