Una zolla di Siria già vota democraticamente

Anche se oggi si riparla di Siria per scenari di guerra, dell’attacco aereo israeliano, che avrebbe avuto come obiettivo un convoglio di armi chimiche proveniente dagli Hezbollah libanesi, c’è una parte di Siria che intravede spiragli democratici. Sembra azzardato parlare di ciò a riguardo di sfollati, rifugiati in campi nel sud est della Turchia. Migliaia di siriani che sono dovuti scappare dalle bombe, ma che in questa nuova dimensione stanno provando a collaudare qualche strumento democratico, proprio per la gestione del campo profughi. Hanno infatti indetto delle elezioni democratiche, per eleggere il mukhtar, il capo del “villaggio” che in questo caso è provvisorio, ma utile a rappresentare il sito a Kilisi. All’interno dei campi devono coordinarsi gli aiuti umanitari, i servizi di assistenza medica e messa in sicurezza, c’è quindi  l’esigenza di eleggere un gruppo di persone, che, liberamente e per il volere di tutti, possa prendersi la responsabilità di eseguire la volontà di tutti.

Si sono costruite delle vere e proprie urne, con cabine elettorali coperte da scialli o tendine di fortune, ma con un fermento culturale che rende grazia alla democrazia. Giovani che nel campo, felici, durante le votazioni hanno cantato canzoni rivoluzionarie e di libertà. In quest’azione c’è anche lo zampino del Governo locale turco di Kilis, che ha fornito tutto il necessario, prendendosi i ringraziamenti e gli slogan dei profughi: da più parti si sente e si legge “grazie Turchia”.

Tali votazioni, dello scorso 17 Gennaio, hanno trascinato i profughi in considerazioni varie sui sistemi democratici. Molte donne si sono candidate ricevendo un cospicuo sostegno, altri si dicono perplessi perché convinti che il voto ad uno o più persone poi possa riempire di ego i mukhtar, rendendoli assetati di potere anche nel piccolo, altri ancora che invece si sentono emancipati da un passato nel quale votare era condizionato solo ad un si ed ad un no, dove la scelta doveva essere confidata alle autorità alla faccia del libero arbitrio. Intanto le esigenze per chi ha trovato il consenso nel campo sono già messe in lista: abbassamento dei prezzi all’interno del sito e rendere più agevoli le visite dei familiari.

Libere elezioni; esperimento democratico; 1.698 persone; un campo profughi con cabine elettorali. Mentre i potenti del mondo studiano piani geo-politici ed i soldati continuano a combattere, una piccola comunità ha visto già uno spiraglio democratico per la nuova Siria.

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