Anonymous espropria ancora

L’ultima azione degli hacker è stata rivendicata due giorni fa: in un comunicato apparso nel blog ufficiale della piattaforma italiana di Anonymous, infatti, si poteva leggere un documento che annunciava la violazione del computer del governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti. Il testo era accompagnato proprio da due anteprime: un’immagine della casella postale e un verbale di notifica di citazione di persona informata sui fatti dalla Direzione Investigativa Antimafia, il restante dei dati è reso noto e scaricabile da due link. Il primo di una lunga serie rilancia il gruppo di hacker, difatti ciò che si vedrà nell’immediato è la pubblicazione di molti dati prelevati dai personal computer (che sarebbero già stati infettati, dice il comunicato) nelle amministrazioni regionali di Lombardia, Sicilia, Toscana, Campania e Puglia.

Proprio quest’ultima azione ha subito scatenato la reazione dei commentatori, per esempio, nel Corriere della Sera di ieri a pagina 30 Paolo Ottolina ragionava su quanto fosse semplice per gli hacker violare i computer dei potenti. Mettendo prima in dubbio la veridicità dei documenti pubblicati da Anonymous, l’editorialista del Corriere, minimizza poi sui contenuti trovati, in quanto sembra che i “leaks” “non rivelino chissà quali segreti pruriginosi o dirompenti”. Il “problema” però secondo Ottolina sarebbe “la relativa facilità con cui gli «hacktivisti» riescono a mettere le mani sulla vita digitale di un’alta autorità dello Stato come un presidente di Regione. Anonymous è una galassia magmatica ed estesa, ma non parliamo di un’organizzazione con i mezzi e la potenza della Nsa. È vero che un sistema informatico sicuro al 100% non esiste”. Conclude il suo ragionamento affermando come sia “difficile pensare che un ente come una Regione– anche in tempi di spending review — non sia in grado di tutelare in maniera più efficace i suoi più alti rappresentanti. C’è poi un altro risvolto della storia. Se la Pubblica amministrazione, come nel libro dei sogni di uno Stato liberale, fosse una casa di vetro, non ci sarebbe bisogno di violare il computer di un politico. Ma quella è una sfida ben più complicata di quella della sicurezza informatica”.

In un corso organizzato dal progetto Commonware che si sta svolgendo nelle sedi dell’Università di Bologna, invece, si è parlato della possibilità che internet ha dato al dissenso: come una “costante costruzione di possibilità liberatorie e collettive”. Provocando bonariamente gli attivisti presenti, il filosofo Franco Bifo Berardi ha affermato come la vera opera di sabotaggio “destrutturante e destituente” degli ultimi anni sia riuscito, per la maggior parte, per mezzo della Rete, citando così gli esempi di Wikileaks, Anonymous, Snowden in quanto sono riusciti concretamente nell’intento di portare “crisi all’interno delle strutture del potere”, espropriandolo dei dati sensibili e delle verità nascoste. E ciò è stato reso possibile, si ricorda, grazie ad un rovesciamento dell’uso: inteso come “liberazione dallo sfruttamento” per un “arricchimento reale della società”.

Proprio pochi giorni fa il gruppo di attivisti italiani aveva hackerato le compagnie di Eni, Enel ed Ansaldo Nucleare preannunciando così l’operazione #OpGreenRights in cui sono stati resi noti alcuni documenti riguardanti Eni e Saipem “che si occupa della realizzazione di infrastrutture e servizi riguardanti la ricerca di giacimenti di idrocarburi e la costruzione di oleodotti” come viene spiegato nell’Espresso da Carola Frediani esperta della Rete che spiega come “a prima vista non sembrano esserci nel leak documenti particolarmente scottanti, o pistole fumanti di specifici progetti che gli hacktivisti, che hanno preso di mira Eni e Saipem contestando l’impatto sull’ambiente di alcune loro attività, forse cercavano. Di certo c’è stata, da parte degli anons, una netta violazione della sicurezza di importanti colossi energetici. Eni è la prima multinazionale italiana, e si colloca alla dodicesima posizione nella classifica mondiale, secondo i dati 2013 di R&S Mediobanca. D’altra parte quella messa online, ribadiscono i cyberattivisti all’Espresso, contattati stanotte sulla loro chat, sarebbe solo una parte del materiale che hanno in mano: prossimamente potrebbero rilasciare altri file riguardanti Enel, Ansaldo e ancora Eni”.

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