Arabia Saudita, nel 2013 spese pazze in armamenti

Fa discutere l’accordo firmato lo scorso febbraio dal Canada per la vendita di armamenti, del valore di 10 miliardi di dollari, a un paese, l’Arabia Saudita, che nel 2013 è risultato essere il maggior “investitore” in ambito militare nella regione vicino orientale

Parola dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), centro di ricerca indipendente che si occupa di conflitti e cooperazione, che in un recente rapporto sulle spese militari nel mondo sottolinea come il Regno dei Saud si sia posizionato quarto al mondo, con una spesa di 67 miliardi di dollari nel 2013.

L’accordo commerciale con il Canada, che sembra voler confermare questa tendenza anche per il 2014, prevede la vendita da parte del grande paese americano di veicoli corazzati leggeri (detti anche LAV, dall’acronimo in inglese) e di equipaggiamento correlato. Si tratta di veicoli agili per il trasporto di fanteria, adatti sia come mezzi anfibi sia per percorsi in aree desertiche.

La polemica è scoppiata in Canada, poiché il governo è stato accusato di fornire armi a un governo, quello saudita, che non sembra dimostrare particolare rispetto dei diritti umani, e che potrebbe utilizzare i LAV per reprimere il dissenso sia nel proprio territorio, sia all’estero.

A questo proposito, è emblematico ricordare come il Regno dei Saud si sia contraddistinto negli ultimi anni per la repressione con la forza (leggasi “esercito”) sia nei confronti delle proteste della minoranza sciita che abita perlopiù la parte orientale del paese, sia in manifestazioni analoghe avvenute in Bahrein a partire dal 2011, e ancora precedentemente, nel nord dello Yemen.

D’altra parte, la crescita delle spese per gli armamenti sembra riguardare l’intera regione vicino orientale: secondo il rapporto del SIPRI, infatti, i paesi della Mezzaluna Fertile, nel complesso, avrebbero accresciuto nel 2013 le proprie spese militari del 4%, rispetto all’anno precedente.

L’incremento dell’Arabia Saudita è quantificato in un 14%: percentuale sicuramente più bassa di paesi come il Bahrein (+26% tra il 2012 e il 2013) e l’Iraq, (+27% nello stesso periodo), che tuttavia ha reso il budget dei Saud per le armi il più alto della regione.

Il rapporto del SIPRI rivela anche altri dati molto interessanti e, per certi versi, inquietanti.

Ad esempio, il fatto che i numeri relativi alla spesa militare di Iran, Qatar, Siria ed Emirati Arabi per il 2013 non siano disponibili, circostanza che renderebbe il totale dell’area vicino-orientale, secondo le parole del direttore stesso del centro, “molto incerto”.

Tanto più che si tratta di paesi che hanno vissuto momenti molto intensi nel 2013: la Siria a causa della sanguinosa guerra che si sta svolgendo nel suo territorio, ma anche l’Iran, a causa dei contrasti intra-regionali e internazionali che lo riguardano, e il Qatar, sempre più proiettato verso una politica estera autonoma rispetto agli altri paesi del Golfo.

Colpiscono inoltre le cifre spese dai primi tre investitori mondiali in ambito militare: la Russia, al terzo posto, con 87,8 miliardi di dollari; la Cina, con 188 miliardi di dollari e gli Stati Uniti, primi al mondo, con una spesa per gli armamenti, nel 2013, di 640 miliardi di dollari. Numeri che superano di gran lunga quelli sauditi, soprattutto per quanto riguarda il primo classificato, che nel 2013 ha speso più del triplo rispetto alla Cina, che segue subito dopo.

Anche a livello macro, tuttavia, emergono dati emblematici: la spesa totale mondiale in armamenti e calata del 1,9% rispetto al 2012, grazie soprattutto, commentano gli esperti del SIPRI, al taglio dell’8,7% nelle spese degli Stati Uniti e alle misure di austerity in Europa.

Tuttavia, gli Stati Uniti risultano ancora i responsabili del 37% dell’investimento mondiale sulle armi.

Anche l’Africa ha visto una crescita notevole degli investimenti in armi (+8,3% nel 2013), con alcuni grandi protagonisti. L’Algeria è infatti il primo investitore africano nel 2013, con una spesa che supera i 10 miliardi di dollari, mentre l’Angola è il paese che, in Africa, ha visto l’aumento più consistente della percentuale di spesa (+36% rispetto al 2012). La probabile causa, spiegano dal SIPRI, è la disponibilità di proventi del petrolio di cui godono entrambi i paesi.

Giovanni Andriolo

Osservatorio: "Il Grande Gioco: Nord-Africa e Asia Centro-Occidentale". Dal Marocco all'Afghanistan, passando per Iran e Penisola Araba: è questo il terreno in cui si sta combattendo la guerra poco religiosa nel cuore del mondo islamico. La posta in gioco? Egemonia regionale e controllo delle risorse energetiche. Un grande Risiko nella regione cuscinetto tra tre Continenti che coinvolge, più o meno ufficialmente, tutte le maggiori potenze del mondo.
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