Arrestati 24 indipendentisti veneti: il referendum non era uno scherzo

A volte ritornano.

Ricordate l’occupazione di Piazza San Marco a Venezia tra l’8 e il 9 maggio del 1997 ad opera di un sedicente commando di serenissimi con un blindato? A quanto risulta dalle indagini degli inquirenti, stava per andare in onda un sequel.

Avevamo consigliato di non prendere sottogamba la nuova ondata indipendentista in Veneto subito dopo il referendum autoconvocato per chiedere l’istituzione di una repubblica autonoma, ed a dimostrazione della complessità di questo fenomeno, un’inchiesta portata avanti  dalla Procura di Brescia  e condotta dai ROS, ha prodotto 24 provvedimenti restrittivi, 22 dei quali sono ordini di carcerazione, mentre ai restanti sarebbero stati inflitti gli arresti domiciliari. In totale le persone indagate sarebbero 51 e le perquisizioni 33 che hanno coinvolto le province di Verona, Rovigo, Vicenza, Treviso e Padova; quest’ultima provincia  sarebbe, secondo le ricostruzioni degli inquirenti , l’epicentro del movimento.

Tra di loro nomi noti della galassia indipendentista, come ad esempio Franco Rocchetta, fondatore della Liga Veneta ed in passato sottosegretario di Stato agli Affari esteri, nonchè uno dei principali promotori del referendum; Roberto Bernardelli. Assessore a Milano, poi parlamentare leghista, consigliere regionale in Lombardia, candidato presidente della Provincia appoggiato da Lega Padana Lombardia, No euro e Fronte cristiano, ma anche esponenti di primo piano del Movimento del 9 dicembre, come Lucio Chiavegato, leader del presidio veronese, ex presidente degli imprenditori veneti della LIFE, nonchè uno dei volti più conosciuti a livello nazionale; inoltre tra di essi figurerebbe anche un poliziotto operativo a Padova. Compaiono anche i nomi  di Luigi Faccia e Flavio Contin (a quest’ultimo sono stati comminati gli arresti domiciliari), già balzati agli onori delle cronache, perchè tra i protagonisti dei fatti di Venezia di 17 anni addietro.

Anche in questo caso, sembra che una delle azioni in preparazione da parte degli indipendentisti era  proprio quella di una nuova incursione nella piazza del capoluogo veneto con un trattore agricolo riadattato a carro armato con tanto di cannoncino 12 millimetri.

In ogni caso,le analogie con quanto successo nel ’97 finiscono qui, perchè secondo le indagini, questa volta “L’Alleanza”, questo il nome dell’organizzazione, avrebbe fatto un vero e proprio salto di qualità. Infatti, oltre ad aver riunito al proprio interno varie sigle indipendentiste della zona preesistenti, come “I serenissimi”, “Brescia Patria” e “Veneto Stato” (ma anche col gruppo sardo “Disubbedentzia”), nei progetti del gruppo ci sarebbe stato una non meglio definita insurrezione degli strati sociali del Nordest maggiormente colpiti dalla crisi; la creazione di un “Direttorio” che avrebbe negoziato con Roma l’indipendenza e l’apertura di ambasciate presso paesi amici (che dovrebbero essere la Svizzera e la Serbia), al fine di ricevere un riconoscimento in sede diplomatica. Tuttavia, ciò che destava maggiori preoccupazioni tra gli inquirenti erano i contatti con la malavita albanese per l’acquisto di armi leggere, che sarebbero servite per organizzare altre azioni, in modo da poter conferire credibilità alla struttura.

Pertanto le accuse rivolte dal gip di Brescia, Enrico Ceravone, sono piuttosto gravi: si va dall’associazione terroristica, all’eversione dell’ordine democratico fino alla fabbricazione e detenzione di armi da guerra; sempre secondo Ceravone si tratterebbe di un “disegno eversivo, pronto ad una deriva violenta pur di arrivare ad una rivolta popolare in armi per ottenere l’indipendenza del Veneto e di altre parti del territorio nazionale”.

Pur non essendo stata rilevata nessuna connessione diretta con la Lega Nord (che venerdì sancirà un’alleanza con gli indipendentisti del Sud Tirolo strategicamente importante), è ovvio che l’opinione pubblica aspettasse di vedere quali sarebbero state le reazioni del partito delle camicie verdi, che terminata da tempo la luna di miele col potere, caduta in disgrazia agli occhi di una parte del suo elettorato storico e pertanto con la paura di essere scavalcata, non ha nessuna remora nell’esporsi pubblicamente a favore degli imputati. Quanto alla base, sono già iniziate le mobilitazioni: già da questa sera alle 19.00 è stato organizzato un presidio di solidarietà da parte di “plebiscito.eu” (tra i promotori del referendum per l’indipendenza) con sole bandiere venete; invece Matteo Mognaschi cordinatore federale dei giovani padani rilancia l’appuntamento di sabato sera di Pontida, definendolo il raduno di coloro che desiderano l’indipendenza sia da Roma che da Bruxelles.                    Quanto all’establishment del partito, se da un lato Bossi parla di inchiesta bluff che otterranno l’unico risultato concreto di esasperare ulteriormente la gente, invece il segretario Salvini, nel convocare una grande mobilitazione per domenica a Verona, attinge a tutto il repertorio retorico in dotazione alla sua fazione e tramite il suo profilo facebook dichiara:

“Aiutano i clandestini, cancellando il reato di clandestinità, liberano migliaia di delinquenti con lo svuota-carceri e arrestano chi vuole l’indipendenza. Siamo alla follia. Se lo stato pensa di mettere paura sbaglia.”

Ma  quelle che destano più perplessità, sono le parole dell’ex Ministro degli Interni Maroni secondo cui si tratta di un’operazione abnorme rispetto ai fatti concreti e che vengono imprigionate delle idee ed opinioni dando idea di debolezza da parte dello stato; inoltre ha annunciato la sua presenza alla manifestazione di Verona.

Il principale paradosso è che se non si conoscessero gli autori di queste dichiarazioni, potrebbero facilmente essere scambiati per militanti di quei movimenti sociali che in questi anni sono stati colpiti dalla scure della repressione (in certi casi, ironia della sorte, condotta anche sotto la guida dell’ex Ministro Maroni), con la sostanziale differenza che questi ultimi a differenza dei secessionisti padani, non hanno mai contribuito a formare governi nazionali o regionali anche ottenendo dicasteri di cruciale importanza. Pertanto, a prescindere dagli esiti dell’inchiesta, quanto sollevato oggi, è un’ulteriore dimostrazione di quanto sia forte il fervore indipendentista in  Veneto e di quanto sia stato trattato nel corso degli anni con superficialità, se non in casi specifici con connivenza, da parte della classe dirigente nazionale, che, anzi, proprio col suo atteggiamento ha contribuito a creare sacche di insofferenza così vaste e così simili agli altri tumulti municipalistici che attraversano tutta l’euro-zona e che ormai fanno sentire i propri echi anche nel nostro paese.

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