Aumenta la spesa per le armi nei Paesi in via di sviluppo

Uno studio pubblicato lunedì dal SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) ha constatato che nel 2012 la crisi economica ha intaccato la spesa militare nei Paesi dell’Unione Europea, mentre i Paesi in via di sviluppo, in particolare Russia e Cina, hanno aumentato considerevolmente i loro investimenti in armi.

Samuel Perlo-Freeman (direttore del Programma del SIPRI sulla spesa militare e la produzione di armi), in un’intervista apparsa su Asia Times Online ha sottolineato che questi dati sono importanti perché mettono in luce una tendenza che potrebbe rappresentare l’inizio di un cambiamento nell’equilibrio della spesa militare globale.

Nonostante questi tagli gli Stati Uniti e i Paesi membri della Nato continuano a spendere complessivamente in armi  una cifra pari a un trilione di dollari. Gli Stati Uniti, il Paese con la maggiore spesa militare al mondo, hanno annunciato che il budget per la difesa nel 2013 vedrà un taglio di 3.9 miliardi di dollari rispetto a quello previsto per il 2012, mentre la Cina e la Russia (il secondo e terzo paese con la maggiore spesa militare) aumenteranno le loro spese rispettivamente del 7.8% e del 16%.

La stima fornita dal SIPRI include sia la spesa per l’importazione di armi, sia la spesa che ogni Paese destina all’industria bellica e mostra che sempre più paesi hanno iniziato a produrre da soli i loro armamenti, ma sono ancora pochi i Paesi che per i rifornimenti in armi fanno affidamento solo alla produzione nazionale (per il momento USA, Russia, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Giappone. A questo elenco bisognerà probabilmente aggiungere, nel prossimo futuro, anche Israele e Cina.)

Per l’articolo su Asiatimes vedi qui, per il comunicato stampa del SIPRI leggi qui.

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