Commonware

Com­monware: è un nome apparentemente criptico e volutamente ironico. Lo abbiamo scelto per dileggiare i pac­chetti didattici delle aziende universitarie, i cosiddetti courseware, rovesciandone il senso dentro la libera coope­razione sociale. Lo abbiamo scelto, soprattutto, per nominare la sfida: costruire oggi una “formazione del comune”, cioè all’altezza della nuova composizione del lavoro vivo, immersa nelle lotte e nella materialità dei comportamenti collettivi. Commonware nasce nel 2012 all’interno del progetto UniNomade, che di quella sfida ha provato a farsi carico. Su queste basi sono stati organizzati due laboratori seminariali dentro e contro l’università, quella di Bologna e del Bologna Process: “Da Marx all’operaismo” e “Stili della militanza”. Lo abbiamo fatto provando a sottrarci a un doppio rischio, sempre in agguato: la nostalgia delle radici e un presente senza storia. Lungo questa linea di fuga, perde ogni consistenza la contrapposizione tra “passato” e “futuro”: solo uno sguardo genealogico e radicalmente materialista può permetterci di mettere a critica concetti e forme organizzative oggi inutilizzabili e di inventarne di nuove, di attrezzare il pensiero e dirigere la pratica sui nodi irrisolti del presente. In questi due anni, varie cose stanno mutando: la crisi morde in profondità e accelera in superficie, il general intellect viene rottamato, l’università delle conoscenze banalizzate e del declassamento permanente comincia a essere disertata dal lavoro cognitivo, i precari di seconda generazione non si sentono più defraudati del futuro, perché di quel futuro non ne hanno nemmeno sentito parlare. E, nel frattempo, la piccola macchina di UniNomade si è spaccata: la sua fine non coincide affatto, per fortuna, con l’esaurimento dei suoi presupposti e della sua sfida. Commonware, allora, di quel progetto vuole continuare non la forma ma la scommessa, riproporre non le soluzioni ma le domande: come organizzare reti indipendenti della produzione dei saperi, di autoformazione e conricerca, ovvero le istituzioni autonome dell’intelletto generale? Perché scorciatoie non ce ne sono: l’intelletto è generale, o semplicemente non è. É da conoscere e crea conoscenza, continuamente si forma e produce formazione, già esiste e sempre diviene. Fuori da questa verità storicamente determinata, esiste solo il vano tentativo di autorassicurarsi nelle accoglienti pieghe del già noto. Piaccia o non piaccia, quel già noto non funziona più: indietro non si torna. La sfida davanti a noi, invece, la chiamiamo stile di militanza: uno stile da reinventare, collettivamente. Compiutamente transnazionale, Commonware si colloca perciò sul “medio raggio”, dove la teoria diventa azione e la pratica crea discorso. E allora, che cento Commonware sboccino!