Bolivia, disordini dinanzi ambasciata francese e forse provvedimenti per quella statunitense

Il caso Snowden continua ad infiammare le cancellerie di mezzo mondo. L’ex dipendente della National Security Agency USA (NSA) e della CIA, perseguitato dagli Stati Uniti per aver rivelato i sistemi di sorveglianza di massa adottati da USA e Gran Bretagna, è ancora in attesa dell’ok da qualche Paese per la sua richiesta d’asilo.

Questa domanda sta incrinando i rapporti internazionali: Washington insiste con le sue pressioni e sospetti su Stati che potrebbero accogliere Edward Joseph Snowden. Tale atteggiamento ha colpito anche il presidente della Bolivia, Evo Morales, che, mentre attraversava lo spazio aereo europeo, per visite  in Francia, Italia, Portogallo e Spagna, è stato costretto ad atterrare in Austria, perché sospettato di viaggiare assieme al “ricercato” Snowden per poi concedergli asilo in terra boliviana. Al momento si è a conoscenza del fatto che tale operazione è stata avallata da Francia e Portogallo, ma si sospetta anche che Spagna ed Italia fossero a conoscenza del provvedimento.

Il fatto ha infastidito molto il presidente Morales, che, in un summit con i presidenti di Argentina, Uruguay, Ecuador, Venezuela e Suriname, tenutosi proprio in Bolivia, a Cochabamba, ha annunciato l’eventualità di una chiusura dell’ambasciata statunitense nel proprio Paese.  Evo Morales ha dichiarato di non aver gradito le pressioni esercitate dall’amministrazione Obama, dichiarando: “Noi abbiamo la nostra dignità e sovranità.  Se facessimo a meno degli Stati Uniti d’America staremo meglio sia politicamente, che democraticamente”.  Il merito della questione si riferisce al viaggio di ritorno dalla Russia di Morales, lì dove aveva paventato l’ipotesi di accogliere Snowden.

Questa l’intervista:

Il vertice sudamericano ha concertato sul fatto che gli USA in tale vicenda abbiano assunto un atteggiamento prepotente. Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa: “Se questo fosse successo al presidente degli Stai Uniti sarebbe stato motivo per una guerra. Così si pensa di poter attaccare e distruggere il diritto internazionale”.

I presidenti di Argentina, Suriname, Ecuador, Venezuela e Bolivia pretendono spiegazioni anche da Spagna, Francia, Italia e Portogallo, coinvolti in quest’atterraggio forzato in Austria. In particolar modo nel mirino delle ire c’è la Francia, i cui apparati diplomatici hanno però già chiesto scusa per la vicenda, dichiarando di aver ricevuto informazioni contrastanti sull’aereo. Intanto dinanzi l’ambasciata francese di La Paz, capitale della Bolivia, si sono raccolti molti manifestanti, che hanno chiesto l’espulsione dei diplomatici dal Paese ed hanno bruciato bandiere francesi.

In Italia il Movimento Cinque Stelle ha chiesto spiegazioni al Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino.

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