Bolzaneto, il 15 Ottobre, un “Donatello” e perché Genova non è finita…

Andrea Leoni

Venerdì scorso è stato assegnato un premio molto importante per il cinema italiano: il David di Donatello 2013, Napolitano nella cerimonia di presentazione ha tenuto a ribadire l’importanza della produzione, il prestigio. Diciamo che è un “Oscar” italiano, il “testa a testa” era tra “La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore e “Diaz” di Daniele Vicari entrambi strapremiati da altre parti. Diaz è il famoso film sulle violenze di Genova perpetrate dalla polizia contro gli attivisti antiG8, lo abbiamo visto un po’ tutti ed “anche se non è un capolavoro” come dice lo stesso regista ed ha dei limiti (come quello di aver soltanto sfiorato la morte di Carlo Giuliani), è un film da vedere. Le immagini del racconto finivano con l’inizio di un’altra mattanza che stava iniziando (dopo quella della scuola): Bolzaneto. Paradossalmente proprio nei giorni in cui il film non vinceva la statuetta di miglior film italiano un’altra sentenza della Corte di Cassazione di Roma chiudeva un ultimo dei maxiprocessi sui fatti di 10 anni fa.

Come vi avevamo scritto in un precedente articolo precedente infatti, sembra che il G8 di Genova non sia mai terminato (anche se ne è iniziato un ennesimo, stavolta in Nord Irlanda, con misure di sicurezza impressionanti) e le ripercussioni, a distanza di anni, colpiscono ancora chi in quei giorni era in piazza prendendoli come capri espiatori. E’ successo così per Francesco Puglisi, latitante arrestato in Catalogna, diverse invece sono stati i verdetti per quei poliziotti, carabinieri, medici e agenti di custodia cautelare che erano responsabili della mattanza di Bolzaneto. In quel carcere “improvvisato”, secondo il magistrato Alfonso Sabella un “piano anti black bloc” ma dove c’era chi veniva torturato anche prima del G8, dove 250 manifestanti trascorsero quattro giorni in cella torturati fisicamente e mentalmente.

“Li hanno picchiati, da quando sono usciti dai cellulari a dentro le stanze della caserma di Bolzaneto” questa una delle frasi di alcuni agenti e infermieri che, presenti a Bolzaneto, dichiararono, rendendo noti anche molti episodi dei pestaggi in perfetto stile da dittatura cilena. Per quei fatti ci sono state sette condanne la scorsa settimana: Luigi Pigozzi a 3 anni e 2 mesi accusato di aver “divaricato le dita della mano di un detenuto fino a strappargli la carne” (ha strappato una mano), assistente capo di Pubblica sicurezza ma già agli arresti per esser accusato di aver stuprato due rumene in Questura. Seguono gli agenti Marcello Mulas, Matilde Arecco, Mario Turco, Paolo Ubaldi e Michele Colucci Sabia ad 1 anno e il medico Sonia Sciandra. Pene praticamente coperte dall’indulto. Le quattro assoluzioni quelle di Oronzo Doria allora colonnello della polizia penitenziaria e ora diventato generale e dei tre agenti Franco, Trascio e Talu.

Da un processo passiamo ad un altro: la prima udienza che si terrà il prossimo 27 giugno al tribunale di Roma per il “troncone di indagini” a carico di 18 persone accusate del tanto famigerato reato di “devastazione e saccheggio”. Il processo sarà seguito anche dai e dalle solidali che condividono il percorso e che stanno organizzando “una rete solidale che sia in grado di affrontare al meglio, su un piano materiale e politico, i prossimi passaggi che riguardano il processo del 15 Ottobre e non solo” perché “l’accanimento poliziesco e giudiziario che nell’ultimo periodo si è scagliato contro ogni forma di conflitto non deve passare. Esige invece una risposta all’altezza della situazione”. E così è stato lanciato l’appello per un presidio a Piazzale Clodio e poi un’assemblea a La Sapienza affinché, come si scrive su Rete Evasioni, possa essere “un momento di confronto per aggiornarci rispetto il processo per il 15 Ottobre e decidere insieme quali iniziative intraprendere nei prossimi mesi”.

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