Caserta accoglierà i feretri di Lampedusa. Le associazioni locali denunciano: accolgono i morti e negano l’accoglienza ai migranti vivi

Ci volevano 309 morti per ricordarci che esistono uomini, donne e bambini (i minori non accompagnati sono in costante aumento), che ogni anno approdano sulle nostre coste per chiedere asilo e protezione umanitaria. Passano nelle mani di trafficanti perché, e nessuno lo dice, non  hanno altra scelta in quanto non ci sono altri modi per accedere alla Fortezza Europea.  Ma la tragedia di Lampedusa sembrerebbe aver risvegliato le coscienze assopite di quei tanti che oggi parlano di integrazione e accoglienza, mentre ieri erano rimasti a guardare.

È notizia di questi giorni che il cimitero comunale di Caserta accoglierà una parte dei feretri delle vittime della tragedia delle scorse settimane. A comunicarlo il sindaco Pio Del Gaudio in una lettera inviata nei giorni scorsi a Giusi Nicolini, sindaco dell’isola. Un gesto definito “simbolico” che ha fatto subito scattare la rabbia e l’indignazione delle associazioni che lavorano da anni a contatto con i rifugiati e gli immigrati presenti sul territorio. In prima fila il centro sociale Ex-Canapificio che ha accolto la notizia con una provocazione: “Del Gaudio accoglie i morti e nega l’accoglienza ai vivi.”

Il 19 ottobre, infatti,  scadrà il bando per la presentazione delle domande per il finanziamento del Sistema di protezione per Richiedenti asilo e Rifugiati, il cosiddetto SPRAR, ma il Comune di Caserta non ha ancora aderito ufficialmente al progetto, nonostante ne fosse a conoscenza dal mese di luglio. “Siamo rimasti sorpresi – dichiara Imma D’Amico, responsabile dello SPRAR di Caserta - dopo aver appreso la proposta del sindaco dai giornali. Del Gaudio dovrebbe pensare a garantire l’accoglienza prima di tutto ai vivi. Ad oggi nonostante  i continui tentativi di contatto, sia da parte nostra, che della Provincia, non  sappiamo se il sindaco ha intenzione di aderire o meno al progetto SPRAR per i prossimi tre anni.”

Il centro sociale Ex-Canapificio è ente promotore del progetto “Acc.R.A.” della Rete nazionale SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che dal 2007 ha dato accoglienza a 122 richiedenti o titolari di protezione internazionale e umanitaria, di cui 17 vittime di tortura e violenza, 9 che necessitavano di assistenza sanitaria prolungata, 7 di sfruttamento lavorativo in protezione e 6 disabili. Il progetto è promosso dall’associazione “Comitato per il centro sociale” dell’ Ex-Canapificio insieme all’Ente capofila, la Provincia di Caserta, al Comune e ad altri partner tra cui la Caritas. Un sistema di accoglienza integrata che offre ai beneficiari la possibilità di essere accolti per dodici mesi e ricevere servizi materiali di base (vitto, alloggio), contestualmente a servizi volti al supporto di percorsi di inclusione sociale (corsi per l’apprendimento della lingua italiana, formazione professionale con borse di lavoro, attività socio-culturali e sportive, assistenza medica e legale) funzionali alla riconquista dell’autonomia individuale.

Oltre alla possibilità di alloggiare in piccoli appartamenti sparsi sul  territorio di Caserta, per i beneficiari sono previsti: una formazione lavorativa, attraverso una borsa di lavoro in accordo con il Centro per l’Impiego, con Italia Lavoro ed altri Enti di formazione riconosciuti dalla Regione Campania; corsi di apprendimento della lingua italiana effettuati in sede o presso l’Istituto superiore di studi religiosi “S.Pietro”, dove chi vuole può sostenere un esame per  ottenere il CELI (Certificato di conoscenza della Lingua Italiana); l’iscrizione al corso EDA (Educazione degli adulti)  per l’ottenimento della licenza media inferiore; l’assistenza legale ed amministrativa e l’assistenza socio-sanitaria, non solo presso le strutture del territorio ma anche presso strutture specialistiche. Inoltre dal 2012 è attivo un ambulatorio medico aperto una volta a settimana grazie ad un protocollo d’intessa con il Dipartimento di salute mentale e fisica della SUN di Napoli.

Ma fare accoglienza senza soldi non è così semplice e gli operatori sono costretti da mesi a lavorare senza stipendio. “Nonostante gli accordi – denuncia l’Ex-Canapificio  – dal 2010 abbiamo continuato ad offrire tutti i servizi previsti anticipando le quote degli anni 2010-2011, anni in cui il comune era in dissesto finanziario e siamo in attesa della sentenza del decreto ingiuntivo. Aspettiamo invano l’erogazione del cofinanziamento per l’anno 2012 – 2013. Siamo creditori nei confronti del comune di ben 80mila euro e siamo stanchi di tutta questa ipocrisia.”

Un sistema che nonostante tutto è cresciuto negli anni passando da 25 a 40 beneficiari accolti annualmente. 

“Quest’anno  il Ministero dell’Intero, per far fronte ai numerosi arrivi di richiedenti asilo nel nostro Paese,  ha stanziato dei fondi straordinari per l’accoglienza e l’integrazione, così abbiamo potuto accogliere più richiedenti. Tuttavia  non possiamo continuare di questo passo, bisogna stanziare più fondi per l’accoglienza, ma soprattutto garantire che arrivino in tempo. Non ricordiamoci di queste tematiche solo quando è troppo tardi e ci sono più di 300 morti da seppellire.”

di Mariarita Cardillo

Mariarita Cardillo

Sono nata in un Paese in cui avere il colore della pelle diverso è ancora un problema. In una Terra che mescola parole con pregiudizi, dove immigrato è sinonimo di clandestino, e clandestino è troppo spesso uguale a sfruttamento, lavoro nero, schiavitù. Scrivere di immigrazione non è facile. Non ho nessuna pretesa, solo raccontarvi cosa succede dove gli altri non guardano.
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