Centrafrica: Perché l’operazione Sangaris ha fallito?

Partita ingenuamente alla volta del Centrafrica il 5 dicembre 2013, la Francia si trova ormai impantanata in un vero e proprio pandemonio, per utilizzare un termine militare.
Sangaris, un’operazione dilettantistica, improvvisata, fatta in fretta e mal pensata. E soprattutto, giunta troppo tardi.

La confessione di un ufficiale francese:

Le informazioni di cui disponevamo erano troppo vaghe e si basavano su una visione vetusta del Centrafrica. Dunque Sangaris non è stata pensata come si sarebbe dovuto.

 

Tuttavia la propaganda dell’esercito francese in dicembre annunciava esattamente il contrario.

Da due anni seguiamo l’evoluzione delle cose in Centrafrica e le nostre reti elettroniche tengono d’occhio ogni cosa,

 

si affermava. Pietosa bugia.

RCA, un rompicapo per la Francia

Poco più di tre mesi dopo, è giunta l’ora di un primo bilancio, non confortante. Come riconosce un importante funzionario francese:

La missione non è un fallimento. Abbiamo avuto dei successi evidenti. Ma bisogna riconoscere che non tutto si è svolto al meglio e oggi la Francia è in una situazione di stallo in RCA.

 

I 2000 uomini sul campo non sono ancora in grado di garantire la sicurezza, se non nella capitale Bangui.

Motivazione fornita dal colonnello De Lacan :

Le truppe inviate non erano le più adatte per una situazione simile. Ci sarebbero voluti dei gendarmi e non degli uomini esperti nei combattimenti frontali ma impreparati in quelli di strada.

 

Ad oggi, l’escalation criminale in Centrafrica ha raggiunto livelli inimmaginabili. Più di 3000 civili assassinati in pochi mesi, spesso in condizioni atroci. E questo è avvenuto di fronte alle forze internazionali impotenti.

Eppure…

Come spiega Le Figaro, la Francia che pensava che tutto potesse andare meglio cacciando Michel Djotodia dal potere si è sbagliata ancora una volta.

Secondo Le Figaro: “Laddove si contava su una fuga precipitosa, si è scoperta la resistenza. Ancora peggio, nessuno sembra aver tenuto in considerazione l’altro gruppo armato, gli anti-balaka, un movimento cristiano che ha attaccato la capitale”.

Oggi sono gli anti-balaka che controllano praticamente tutti i quartieri di Bangui. E una volta di più, i francesi hanno sottovalutato la loro capacità di nuocere.

Non sono degli arretrati popolani armati di archi e frecce ma dei veri e propri soldati, che dispongono di armi moderne, agguerriti e molto ben ordinati.

L’ex-presidente François Bozizé li sostiene, li finanzia e li arma. Questi uomini si nascondono sotto il nome di anti-balaka. E questo è risaputo da tutti.

In provincia, dopo essere stati cacciati da Bangui, i Seleka si raggruppano e si riarmano in numerose città dell’entroterra, come Bria, N’délé o Birao, rappresentando quella che non è più un’ipotesi, cioè il rischio di divisione del paese.

Una spada di Damocle in più che pende sulla testa di questo paese già imploso.

Gli uomini della missione Sangaris, troppo pochi, non possono esserci, le forze africane non più, se non in modo occasionale come a M’Baiki dove Sangaris non è rimasta che qualche giorno e appena ripartita, è cominciato il genocidio musulmano in città.
Accusato da parte di tutti di aver favorito gli anti-balaka e di aver lasciato che assassinassero civili musulmani, l’esercito francese da qualche giorno si giustifica mostrando i suoi trofei di guerra.
Un modo per dire che non se ne sta con le mani in mano, il che è abbastanza impressionante.
Tre container nel campo di M’Poko, 700 armi automatiche tra cui mitragliatrici AK-47, una dozzina di mortai, una quarantina di mitragliatrici leggere e cinque pesanti, circa 4000 machete e armi bianche, del tipo di quelle utilizzate dagli anti-balaka; più di 80 000 cartucce di ogni calibro, più di 200 missili anti-carro, circa 350 mortai, una trentina di proiettili di grosso calibro (oltre i 120 mm) ed una dozzina di mine anticarro.

Uscire dalla trappola

Non è piu un segreto che la Francia voglia ritirare i suoi soldati dalla RCA al più presto possibile. Ma la cosa resta complicata perché l’ONU, su cui contava per sostituire i soldati francesi con i caschi blu, non puó mettere in atto una procedura di sostituzione prima del prossimo settembre. Nel frattempo la Francia è costretta a fare delle ore di straordinario a sue spese attendendo.

Inoltre, il Centrafrica non è mai stato una priorità per il governo socialista francese. Pregato d’intervenire a dicembre del 2012 per evitare il peggio, François Hollande ha evitato la questione tramite una frase molto infelice di sapore coloniale:

La Francia è in Centrafrica esclusivamente per difendere i suoi interessi.

 

Come ci ha confidato un funzionario del Quai d’Orsay qualche giorno fa:

La RCA non è più una prorità strategica per la nostra politica in Africa centrale, è stato un errore andarci militarmente da soli. Inoltre, economicamente parlando, le nostre relazioni con questo paese hanno un encefalogramma piatto. I nostri scambi commerciali bilaterali superano appena i 50.000 euro all’anno. E poi è praticamente impossibile sfruttarne il sottosuolo estremamente ricco perché i rischi che riguardano la sicurezza sono enormi.

 

Gilles Deleuze   Marzo 2014

Traduzione e adattamento da La Nouvelle Centrafrique

Titolo originale: Centrafrique : Pourquoi l’opération Sangaris a échoué?

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