Che ci fa uno sbirro alla guida di un colosso pubblico?

Ce lo siamo chiesti in molti alla luce della nomina di Giovanni “Gianni” De Gennaro a capo di Finmeccanica, come ricorda lo stesso Carlo Bonini nelle pagine di Affari & Finanza che vi riproponiamo il suddetto personaggio non è solo un poliziotto, ma anche uno dei famosi complici, come tutti ricorderete, nella vicenda della Diaz di Genova (per il quale è stato assolto “perché i fatti non sussistono” accusato di  istigazione alla falsa testimonianza).

Non torniamo sulla vicenda che lo ha visto condannato in appello per lo stesso motivo, ma vi proponiamo proprio la riflessione di Carlo Bonini che ci offre vari spunti di riflessione.

La nomina di Gianni De Gennaro ai vertici di Finmeccanica si configura come un “risarcimento” che una politica fragile deve assicurare a chi, a torto o a ragione, teme. Ancora una volta si affermano criteri di selezione tarati sulla cooptazione e innervati da un’idea di potere come ricatto permanente, minaccia, scambio. Che ci fa uno “sbirro” alla guida di un colosso pubblico da 70 mila dipendenti e 3 miliardi e rotti di euro di perdite negli ultimi due esercizi di bilancio? E perché poi proprio “quello” sbirro, il Fouché italiano? Le domande che hanno salutato la nomina di Gianni De Gennaro a presidente di Finmeccanica suonano tutt’altro che oziose. Anche al netto delle deleghe che gli sono state attribuite (sicurezza, internal audit, rapporti istituzionali) e che pure ne definiscono il perimetro di controllo e intervento. E, a ben vedere, sono le stesse domande che, nel mese di “vuoto” successivo alla sua uscita da Palazzo Chigi, l’interessato agitava, con studiata guasconeria, per spegnere la curiosità di chi gli chiedeva notizie di quella candidatura che, nel quadrilatero dei Palazzi del Potere, pure era diventato un segreto di Pulcinella. Continua a leggere qui…

Una protesta mediatica è stata lanciata proprio a riguardo di questa nomina, partecipate qui.

 

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