Chi è al-Shabaab? (dopo che hanno assassinato l’ostaggio francese)

In questi giorni stiamo assistendo all’intervento francese in Mali, ma a quanto sembra non è l’unica operazione militare che lo Stato europeo ha portato avanti nel continente. Il caso della Somalia e dell’ostaggio rapito, ha riportato alla ribalta il gruppo islamico, al Shabaab. 

Innanzi tutto la storia: un agente segreto francese, Dennis Allex, viene rapito in Somalia dai miliziani islamici di al-Shabaab nel giugno del 2009, viene dato per morto dalla Francia ma poi le stesse milizie islamiche fanno sapere che l’uomo è ancora in vita. Scatta l’operazione militare (composta da cinquanta militari francesi) a Bulomarer, 120 chilometri a sud di Mogadiscio, ma fallisce: due militari francesi vengono uccisi, le foto vengono messe in rete dagli stessi miliziani. Ieri, invece, come rivendicato dallo stesso movimento islamico è stato giustiziato l’agente segreto.

Il fatto viene ricostruito in tutti i suoi particolari (dalla cattura e dal perché della cattura fino alla sua esecuzione) in un lungo comunicato degli stessi al-Shabaab che potete leggere su twitter qui. A tal proposito c’è da dire che il gruppo islamico ha un account su twitter dal quale rivendica le azioni e fa propaganda (vedi qui).

Dopo ciò si è tornati a parlare di al-Shabaab, il movimento islamico legato ad al-Quaeda (ma anche molto radicato) che opera in Somalia e ha attaccato campi profughi vicino il Kenya (come probabilmente quest’ultimo attacco a Garissa, nella parte est del Kenya). Parlare di un gruppo di comando chiaro è forse una presunzione giornalistica, per come è formata la leadership alla quale si associano molti terroristi famosi perlopiù yemeniti. Sicuro è invece il collegamento con altri Paesi islamici e con altri movimenti islamici, soprattutto appunto dallo Yemen (ma anche Sudan, Arabia Saudita, Pakista, Afghanistan e via dicendo) e ciò è dimostrato anche dall’interesse degli Shebaab per i porti del Puntland (regione autonoma della Somalia).

L’obiettivo dei miliziani è quello di istituire la legge islamica nello Stato somalo, la Shari’a che pare abbia imposto nelle zone che sta controllando (Mogadiscio fino a poco tempo fa, ora ha ancora grandi possedimenti nel sud) oltre che la cacciata degli “stranieri” dal suolo somalo dalle truppe Amisom (kenyane per la maggior parte) al rovesciamento del governo federale somalo (non più di transizione).

A capo (l’emiro) della struttura ci sarebbe Ahmed Abdi Aw Mohamed, conosciuto come Sheikh Mukhtar Abu Zubayr Godane originario del Somaliland ha un curriculum con esperienze in Pakistan e Afghanistan è uno dei principali oppositori agli aiuti umanitari degli “stranieri” e degli “occidentali” (vedi anche il caso che scoppiò durante la carestia). Poi c’è Ibrahim Haji Jama Mee’aad, o meglio Ibrahim Al-Afghani che ha studiato negli Stati Uniti. Poi ci sarebbe Abu Mansur Muqtar Robow ed è il famoso personaggio interlocutore di Osama Bin Laden. E poi tutti gli altri con i compiti più disparati, da chi è più predisposto al dialogo con i “pirati” somali, chi alla “giustizia” e via dicendo.

La nascita del movimento è databile nel 2006, come movimento giovanile (shabaab significa gioventù) all’interno delle Unioni delle Corti Islamiche. Ed è proprio dal fallimento di quest’ultime che lo stesso movimento riuscì a fare il salto di qualità radicandosi sin agli inizi molto bene nel territorio. In breve tempo riuscì a compiere azioni di rilievo internazionale (come l’attacco suicida che assassinò anche il ministro dell’Interno, Omar Hashi Aden, nel 2009) anche dato il caos in cui si trovava (e si trova la Somalia) dove il governo di transizione somalo non riusciva a controllare la situazione. Morti, terrore ed esplosioni si udirono in molte altre occasioni: dall’Università di Mogadiscio contro gli uffici del Governo di Transizione.

Rispetto ai suoi possibili collegamenti con al-Quaeda un saggio di Matteo Guglielmo (che avevamo intervistato qui sulla situazione somala) intitolato “Il conflitto in Somalia. Al-Shabaab “tra radici locali e jihadismo globale” (consultabile qui) è scritto: Piuttosto che configurarsi come un jihad a oltranza verso tutti i kufr (coloro che non riconoscono Dio), l’attività di al-Shabaab è  sempre stata caratterizza da profonde radici locali, e ispirata da rivendicazioni populiste – dettate dall’obiettivo di guadagnare consensi all’interno del paese – più che dal semplice risentimento anti-occidentale”. 

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