Chi è che potrebbe salvare la Grecia secondo The New York Times

Dopo la bagarre sulla chiusura del canale conosciuto come ERT, la Grecia ha ri-vissuto momenti di mobilitazione molto intensi, anche il dibattito politico ne ha subito le conseguenze, anche solo come pretesto, e il nuovo governo ora più che mai è a rischio caduta. In un editoriale che compare oggi sul quotidiano statunitense The New York Times i due professori James K. Galbraith e Yanis Varoufakis dicono chi è l’uomo e la coalizione che potrebbe salvare lo Stato ellenico.

Il titolo è molto chiaro, “Only the Left Can Save Greece” con il sottotitolo “Only Syriza Can Save Greece”: soltanto la sinistra, o meglio Syriza, può salvare la Grecia. Il ragionamento dei due professori è molto chiaro, andiamo per ordine. Nell’articolo si parla subito dell’episodio del canale ERT dove alla “chiusura improvvisa” ha seguito la mobilitazione democratica dei giornalisti e del personale che hanno occupato gli edifici dell’emittente e parallelamente “grandi folle si sono riunite in loro sostegno” di modo che “un’organizzazione statale che era tacciata di corruzione e clientelismo è diventata la voce di una resistenza democratica” si legge nell’articolo del The New York Times.

Così è iniziato anche il viaggio dei due professori statunitensi, a Salonicco hanno incontrato proprio negli studi del canale ERT, Alexis Tsipras, capo del partito d’opposizione Syriza che ha perso di pochissimo (e impensabilmente) alle elezioni che hanno sancito l’elezione di Samaras a capo del governo. La discussione che i due hanno avuto con il leader del partito di sinistra, si scrive sempre nell’editoriale del The New York Times, in “una sala vicina” del palazzo di proprietà dell’azienda ERT si è ben presto riempita con più di duemila persone.

E’ proprio da qui, da ERT, che Syriza riparte: Antonis Samaras “ha chiuso ERT per soddisfare le richieste europee per i tagli del settore pubblico. Se i suoi partner della coalizione non rientrano in linea, ci saranno nuove elezioni in cui saranno distrutti” si legge nell’editoriale. “Nonostante i suoi difetti, ERT è l’unico luogo di massa per i discorsi pubblici che i greci hanno [...] Ora, il governo ha trasformato un dibattito sull’austerity, la fiducia e il credito in una lotta aperta sulla democrazia e l’indipendenza nazionale. In quella lotta, Syriza si pone come l’alternativa, e il signor Tsipras ora ha la possibilità di diventare primo ministro”. Si ricorda subito come nell’eventualità nulla cambierebbe per gli USA (“Syriza non ha intenzione di smantellare basi NATO). La chiamano “la migliore speranza per l’Europa” in quanto le banche e i banchieri sarebbero preoccupati per “quello che potrebbe accadere altrove, se un partito di sinistra vince in Grecia“: “il settore finanziario globale vedrebbe con orrore una vittoria di Syriza”.

Ma se le politiche di austerity non cambiano “il crollo totale dell’economia greca è imminente” scrivono ancora James K. Galbraith e Yanis Varoufakis e le ricette che consigliano passano dalle riforme come la mutualizzazione del debito”, “investimenti”, tutele per i disoccupati, “pensioni di base, l’assicurazione dei depositi e delle istituzioni pubbliche fondamentali come l’istruzione e la salute”. I due concludono i loro editoriale indicando come “Syriza ha intenzione di combattere sia l’aumento della fame sia un partito neonazista xenofobo, Alba Dorata, con pranzi scolastici e buoni pasto. Un governo Syriza cercherebbe queste riforme e la salvezza del progetto europeo. E questo non può che essere una buona cosa per gli Stati Uniti”.

QUI l’articolo completo.

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