Chi è Erdoğan? (mentre continua #OccupyGezi)

Ieri c’è stata (ed oggi anche) la mobilitazione che ha coinvolto anche i lavoratori, con i sindacati che protestavano al grido di “Erdoğan dimissioni”. Il suo forte governo e le sue prese di posizioni anche a livello internazionale, hanno fatto sì che il Time lo descrivesse due anni fa come “lo statista del momento”. Ma chi è veramente Recep Tayyip Erdoğan?

E’ il leader (nonché fondatore) del partito AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi ovvero Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) che ora è fortemente contestato in Turchia (in varie città durante le proteste sono state attaccate le sedi del partito). Nello stesso confluiscono varie correnti islamiste e conservatrici, moderate perlopiù. Il suo attaccamento alla religione lo portò addirittura in carcere nel 1998 per incitamento all’odio dopo che decantò pubblicamente i versi di un poeta giudicato fondamentalista. E’ primo ministro della Turchia dal 14 marzo del 2003 quando l’AKP sbaragliò le elezioni.

Ripartendo proprio da un’intervista che il Time gli riservò (sbattendolo in copertina) allora il primo ministro turco aveva già le mani in pasta in vari conflitti e sommosse. Questo suo modo di esser influente e di aver un’ottima capacità non tanto di “mediazione” quanto di coinvolgiment, ha fatto sì che all’interno del Mediterraneo il baricentro dell’influenza geopolitica si sia spostato proprio in Turchia. Erdoğan, come scrive sempre il Time, fu accolto da rockstar nei paesi della primavera araba, coinvolto nel conflitto israelo-palestinese a tal punto che è riuscito ad ottenere delle scuse formali da Israele per le questioni legate alla nave Mavi Marmara (che avevano sancito una rottura diplomatica) per non dimenticare il suo impegno in Somalia (dove fece una passeggiata anche a Mogadiscio) e non ultimo il conflitto in Siria e il ruolo non secondario che il governo turco svolge. Al personaggio Recep Tayyip Erdoğan gli fu accostato anche un premio Nobel, quello per la Pace una volta che è riuscito ad ottenere la tregua dal gruppo armato curdo PKK, anche in quella situazione ne è uscito vincente, mediando direttamente con il capo spirituale dei curdi: Abdullah Öcalan.

I manifestanti contestano al governo guidato da Erdoğan di aver preso derive sempre più autoritarie. Tutti parlano di come la tutela del parco Gezi sia solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ciò è testimoniato anche dalla rabbia incresciosa che ha coinvolto vari cittadini di tutte le estrazioni sociali. Se da un lato il governo guidato da Erdoğan ha favorito la crescita (non solo da un punto di vista economico) del Paese, dall’altra parte le misure di controllo, repressione e molto forti hanno fatto tremare anche il palazzo più “sicuro” nell’area mediterranea. L’ultima presa di posizione è stata proprio quella di una realizzazione di un centro commerciale che vista all’interno del contesto turco fa parte di una delle tante “opere urbanistiche” imposte. Poi ci sono tutte le varie misure che Erdoğan ha personalmente voluto: dalle questioni aborto e alcool fino alla stessa libertà di espressione (varie volte durante le rivolte è stato attaccato twitter), ma anche solo la razione di pane da poter consumare.

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