Chi è l’uomo dietro agli scontri in Libano?

In Libano, come abbiamo più volte scritto, si vive la situazione drammatica dell’influenza che il conflitto siriano sta portando nei paesi vicini. Anche quest’oggi, dopo che nei giorni scorsi si sono registrati almeno una trentina di morti tra estremisti religiosi e soldati in vari combattimenti, situazioni calde si sono susseguite in un’autostrada che collega Beirut con Damasco quando una bomba è esplosa ma senza causare vittime.

Dietro ai combattimenti di Sidone, città che è stata presa letteralmente d’assalto, ci sarebbe un gruppo di estremisti religiosi sunniti. Infatti, mentre gli sciiti Hezbollah sarebbero scesi in campo per difendere gli alawiti di Assad, anche i sunniti libanesi avrebbero preso le armi per contrattaccarli nello stesso stato. Il religioso a cui fa riferimento questo gruppo estremista si chiama Ahmad al-Assir, lui e i suoi uomini si erano arroccati a Saida, nel sud del Libano, città che poi è stata riconquistata dall’esercito libanese. Vari attacchi erano stati mossi precedentemente a Sidone, come in altre roccaforti sunnite del Libano e che dopo 24 ore hanno registrato morti, panico nella città portuale deserta e preoccupazione per la gestione di un conflitto, quello siriano, che si sta sempre di più ingrossando.

Il nome di Ahmad al-Assir, come ricostruisce The Daily Star nella sua versione libanese, “due anni fa avrebbe significato poco per la maggior parte dei libanesi. Un anno fa sarebbe stato riconoscibile per la sua barba e le sue buffonate” mentre però ha cominciato ad attirare sempre più giovani sunniti “nel suo gregge”. Oggi, invece, spiega il giornalista Niamh Fleming-Farrell è l’uomo che è “quasi universalmente condannato in Libano, come colui che ha portato la guerra in meno di 24 ore a Sidone”. Predicatore a tempo pieno nella stessa città già dal 1989, ha 45 anni, ha due mogli che vestono il velo integrale, è il maggiore di cinque figli ed era in grado di memorizzare e recitare i versi del Corano già a partire da 7 anni, ha sempre rivolto le sue preghiere dalla moschea di Bilal bin Rabah, “oggi più comunemente nota come moschea di Assir” si spiega nell’articolo. Non ha mai nascosto il suo sostegno “per la rivolta siriana e ha condannato le armi di Hezbollah e l’influenza dell’Iran in Libano” attirando sempre di più l’attenzione nazionale.

Secondo alcuni esperti, si dice nell’articolo, la sua crescita di popolarità è direttamente proporzionale al “vuoto di leadership sunnita creatosi da quando l’ex primo ministro Saad Hariri avrebbe perso la guida nel 2011″. Parallelamente all’invito all’appoggio della guerra contro Assad, il predicatore Ahmad al-Assir, ha sempre attaccato la compagine sciita di Hezbollah provocando talvolta tumulti, che sono diventati nel tempo periodici a Sidone. L’articolo del The Daily Times continua spiegando come “nelle sue prime interviste, Assir ha sottolineato la sua opposizione alla violenza armata di tipo settario, ma entro la fine di agosto 2012 il discorso dello sceicco si era diventata molto più militante. Ha così inveito contro il capo di Hezbollah, Sayyed Hasan Nasrallah” invocando una giurisdizione di stato per tutti uguale pena un’escalation delle violenze.

L’articolo spiega anche come da novembre Assir abbia rafforzato un ala militare “dopo che due delle guardie del corpo sono state uccise in una sparatoria con Hezbollah e ha invitato i suoi seguaci a prendere le armi contro il partito. Da allora è stato sempre catturato dalla macchina fotografica armato, mentre precedentemente predicava che armato dovrebbe essere solo lo Stato”. La descrizione del profilo dello sceicco Assir nell’articolo si conclude con il messaggio che lo stesso ha inviato in un video caricato  su Youtube: “A tutti i nostri partigiani, siamo stati attaccati dall’esercito, che è iraniano e sciita … Chiedo a tutti i partigiani di bloccare strade e a tutti gli onorevole sunniti e non sunniti [soldati] di lasciare l’esercito”.

 

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