Chi è un prigioniero politico?

Spesso si ascolta la definizione “prigioniero politico”, senza però che questa venga effettivamente delineata dalla giurisdizione dei diritti umani. Sul finire del 2012 il Parlamento europeo ha discusso in quale sfera porre i prigionieri politici in Azerbaijan o su come definire le centonovanta persone rilasciate dal neo insediato Governo georgiano, che ha definito i prigionieri come politici perché oppositori del passato presidente. Come stabilire ciò? È per questo che l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha deciso d’intavolare una serie di discussioni per elaborare una definizione chiara e delimitante per la definizione di “prigioniero politico”. L’Assemblea ha così stilato una lista utile a rintracciare, grosso modo, la denotazione della dicitura, anche se ancora troppi buchi la riempiono: la detenzione viola le garanzie della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, con la negazione della libertà di pensiero, di coscienza, di religione, di riunione e di associazione; la detenzione è imposta per motivi puramente politici; la durata e le condizioni di detenzione sono sproporzionate rispetto al reato. Però le campagne che per anni hanno portato avanti Human Rights Watch ed Amnesty International parlano anche di prigionieri di coscienza, che ad esempio Amnesty vorrebbe equiparata alla definizione politica, mentre HRW ha dubbi rispetto a chi utilizza la violenza per affermare un proprio diritto: prigioniero politico anch’esso?

Insomma le organizzazioni per la difesa dei diritti umani e le istituzioni sembrano avere ancora tanti dubbi in merito a quali prigionieri riservare gli sforzi per le richieste di liberazione. Prigionieri politici o di coscienza, carcerati comunque perché vittime di negazione di libertà.

First Line Press lavorerà su di un dossier per chiarire meglio la questione e per una mappatura dei prigionieri politici nel mondo

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