Chi non ama la bomba, Conferenza in Messico per il disarmo nucleare

A cinquant’anni dall’uscita del Dottor Stranamore di Kubrick, per fortuna, c’è ancora chi non ha imparato a “non preoccuparsi e ad amare la bomba”. E il dibattito intorno al disarmo nucleare continua a svilupparsi, sebbene ignorato dalle maggiori potenze atomiche, trascinato da una rete di associazioni internazionale. Il 13 e il 14 febbraio 359 di esse, provenienti da 92 diversi paesi, si sono riunite a Nayarit, in Messico, per la Seconda Conferenza internazionale sull’Impatto umanitario delle armi nucleari. Le associazioni non governative che hanno condotto i lavori sono unite nella Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, l’Ican, il cui scopo è quello di lanciare un’azione diplomatica mondiale.

proxyL’opposizione civile alla crescita degli arsenali nucleari ha una lunga storia. Comincia a Londra nel 1955, in piena Guerra Fredda, quando Bertrand Russell ed Albert Einstein si fecero promotori di un documento con cui invitavano gli scienziati di tutto il mondo a discutere sui rischi che l’esistenza di armi nucleari rappresentavano per l’umanità. Ma la corsa agli armamenti di quegli anni non lasciò spazio alle istanze pacifiste, anche se avanzate da uomini di scienza tanto autorevoli. E ancora oggi le maggiori potenze atomiche si negano a questo dibattito: all’incontro in Messico hanno partecipato i rappresentanti di 146 governi, 26 di più rispetto alla prima conferenza tenutasi nel 2013 a Oslo. Tuttavia Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna non erano presenti, nonostante non la partecipazione all’evento non implicasse la successiva adesione ad accordi politici vincolanti. L’incontro è stato piuttosto una conferenza scientifica, nel corso della quale sono stati presentati dati medici, ambientali, sociali ed economici sui rischi dei contingenti militari atomici.

Esplosione della bomba atomica a Hiroshima

Esplosione della bomba atomica a Hiroshima

Molte le testimonianze toccanti del convegno, come quella della giapponese Setsuko Thurlow che aveva 13 anni quando fu lanciata la bomba americana su Hiroshima, e si trascinò tra un fiume di moribondi dalla città alla campagna limitrofa. Alla fine della seconda guerra mondiale la tragedia vissuta dal Giappone spinse questo paese ad una politica pacifista che rifiutava il possesso, la produzione e il trasporto di armi nucleari. Tuttavia proprio il 15 di questo mese il ministro degli esteri Fumio Kishida ha preso in considerazione la possibilità di autorizzare il passaggio di armi nucleari americane “in caso di emergenza”, generando dure reazioni in Cina. L’influenza degli Stati Uniti sul paese è ancora molto forte, nonostante la stanchezza delle popolazioni limitrofe a basi militari come quella di Okinawa, e nonostante la paura del nucleare sia stata rafforzata dalla tragedia di Fukushima.

Hiroshima dopo la bomba

Hiroshima dopo la bomba

La conferenza non si è conclusa con un documento condiviso, ma ha rinnovato l’impegno in tal senso fissando un nuovo appuntamento in Austria da tenersi entro la fine dell’anno. L’assenza dei protagonisti del dibattito limitava nella pratica la progettualità dell’incontro, e anche le posizioni nel dibattito sono state diverse: c’era chi proponeva la totale proibizioni delle armi nucleari, chi l’uso e chi, spingendo per un approccio più graduale, proponeva il divieto del “primo uso” o della risposta nucleare ad attacchi prodotti con altre armi (in linea con una proposta degli Stati Uniti del 2010).

Ma il panorama politico con cui ci si confronta è molto lontano da ognuna di queste opzioni. nel mondo oggi ci sono ancora 19mila testate nucleari in possesso di nove paesi: Usa, Russia, Cina, India, Pakistan, Gran Bretagna, Israele e Corea del Nord. E nonostante nell’ottobre 2013 103 paesi abbiano sottoscritto l’iniziativa umanitaria presentata alle Nazioni Unite dalla Nuova Zelanda per la loro messa al bando, gli schierati continuano ad essere i paesi che subiscono il rischio ma non quelli che lo procurano.

18963_a39769Anche il nostro paese è stato assente in occasione dell’incontro messicano di Nayarit, così come ha negato la sua adesione all’appello neozelandese dello scorso anno. Nonostante la Rete Italiana per il Disarmo e Beati i costruttori di Pace avessero scritto all’epoca all’ex ministro degli esteri Emma Bonino e al Vice Ministro Pistelli la richiesta cadde nel vuoto. Eppure la sensibilità verso un rischio bellico tanto irreversibile cresce e mettere al sicuro l’umanità da se stessa è diventata una priorità.

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