Chi sono i Black Bloc egiziani?

Partiamo dal fatto che non si scrive “Black Block”, come siamo soliti in Italia, ma “Black Bloc”, un nome che rimanda subito a giornate di lotta europee. Si è spesso affibbiato il nome ai NoTav, a quell* che scesero in piazza San Giovanni a Roma il 15 ottobre del 2011 e via dicendo. In Egitto, invece, un gruppo che si è costituito durante le contestazioni contro Morsi ne ha rivendicato il nome. Ma chi sono?

Dire che la rivoluzione egiziana sia terminata è un grosso errore giornalistico, nel quale ci cadono in molti per semplificare la vicenda egiziana e schematizzarla in un periodo che nel contesto nordafricano si chiamerebbe “primavera araba”. Ce ne accorgeremo ancora quando il 30 giugno centinaia di migliaia e forse milioni di persone scenderanno in piazza per protestare contro il governo dei Fratelli Musulmani e di Moahmmed Morsi proprio nell’anniversario della salita al potere di quest’ultimo.  Gli attivisti e l’opposizione dicono che il governo dei Fratelli Musulmani sta diventando sempre più autoritario e tutela solo gli interessi di una “casta”, quella dei Fratelli Musulmani appunto. Un ultimissimo riscontro lo si trova proprio con le nomine dei diciassette nuovi governatori provinciali: sette appartengono al partito di Morsi, mentre generali di esercito e polizia avrebbero preso nove governatori.

In tutto il variegato mosaico di gruppi e partiti che compone la cosiddetta “opposizione” (si va dai nasseriani agli ultras) spesso sono balzati agli onori della cronaca i black bloc. Un articolo del giornale vicino al governo Ahram Online, approfondisce (con dei presunti black bloc) su chi siano, quali siano i loro metodi e i loro metodi di comunicazione anche alla luce del rilascio di otto presunti membri tenuti in custodia cautelare per 45 giorni. Innanzi tutto bisogna ricordare che, come dicevamo prima, il gruppo si è costituito ufficialmente (con un video fatto girare anche per il web che ritraeva una ventina di persone a volto coperto che sfilavano per le vie del Cairo e pregavano) il 24 gennaio del 2013. Al loro annuncio su internet (i mezzi sono sempre gli stessi degli altri attivisti egiziani: facebook e twitter) il procuratore generale Talaat Abdallah ha subito risposto con “mandati di cattura” per chi si definisse “black bloc”, la feroce repressione (torture in carcere incluse) non ha però fermato un fenomeno che è incredibilmente cresciuto tanto che a piazza Tahrir comparivano bancarelle che vendevano passamontagna.

 

 

Nell’intervista fatta dal quotidiano Ahram Online l’attivista spiega come sia partito tutto dall’interesse proprio per le varie pratiche e i movimenti europei: “Ci siamo interessati e abbiamo letto libri su di loro per conoscere le loro idee e le tecniche e di conseguenza abbiamo deciso di formare Black Bloc Egitto”. Gli obiettivi, spiega al giornale, sono quelli di “abbattere il regime, distruggendo i Fratelli Musulmani e le loro proprietà”. Il movimento ha sempre rivendicato, attraverso le varie pagine facebook, di come l’esser Black Bloc non sia tanto far parte di un gruppo “vero e proprio” ma di un’”idea” affermando poi come l’ “idea non muoia e ne scompaia” nonostante arresti e repressione. Proprio su quest’ultimo punto si sofferma l’articolo del quotidiano egiziano: l’importanza di facebook ma anche il modo di comunicazione dei Black Bloc, ce ne sono molti di account e molti sono fasulli, gli altri invece controllati dalla polizia e dall’intelligence egiziano. E’ dal social network che sono partite le varie chiamate e giornate di protesta, ma anche annunci dei presidi davanti ai tribunali e la solita retorica antiMorsi.

Qui, l’articolo completo di Ahram Online.

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