Cile: si muore o si finisce in cella, perché l’aborto è illegale

Ci sono alcuni diritti la cui importanza viene troppo spesso trascurata, messa in discussione o fatta oggetto di vestizioni ideologiche insulse. L’aborto in Cile non è consentito e per chi lo compie e chi aiuta a farlo è previsto il carcere. Non si può parlare di legge retrograda, visto che in Cile fino al 1989 era legale l’aborto, messo in discussione, poco prima del passo d’addio, dalla dittatura di Augusto Pinochet, che ha messo in piedi una delle leggi più rigide in merito. Nella vita quotidiana ciò vuol dire che  donne con gravidanze complicate o vittime di violenza sessuale debbano rivolgesi a metodi clandestini, altrimenti tenersi le conseguenze. I medici che aiutano a compiere tale pratica sono perseguibili legalmente, con un massimo di carcere per quindici anni, mentre le donne che si sottopongono possono essere condannate anche a dieci anni.

C’è un’associazione in Cile, che vive in anonimato, con i propri elementi mascherati in occasioni pubbliche, che dietro linee telefoniche dà assistenza alle donne: aborto sicuro hot line, questo il suo nome. I volontari di questo movimento consigliano telefonicamente l’utilizzo del misoprostolo, che appunto induce all’aborto medico. La loro attività è partita nel 2009, con attivisti sparsi in tutto il Paese, che fino a sera tengono attive le proprie linee telefoniche, per facilitare il supporto, con chiamate che si sono aggirate attorno le dodicimila.  Devono operare in segretezza perché legalmente perseguibili dai Pubblici Ministeri. In Cile sono cinquecento i casi di processati per questioni inerenti all’aborto.

Il Paese negli ultimi anni ha conosciuto una crescita economica ed una certa modernizzazione delle istituzioni, ma resiste ancora una forza conservativa che detiene il dominio sui costumi sociali, dove la Chiesa Cattolica ha un forte ascendente. L’aborto è stato legalizzato anche in Uruguay, che, assieme a Cuba e Guyana, è diventato tra i Paesi dell’America Latina ad ammettere la procedura.

L’aborto molte volte non è semplicemente una libera scelta, ma un necessità, come dimostrano alcuni casi avvenuti in Cile di bambini e madri morti subito dopo la nascita, di cui, già durante la gravidanza, si erano diagnosticati  problemi irreversibili ai feti.

Come sostiene il movimento aborto sicuro, in questa campagna non si devono trovare vincitori, ma si deve solo ripristinare un diritto.

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