Clamorosa bocciatura del bilancio Ue 2014-2020 da parte del Parlamento Europeo

La sessione plenaria del Parlamento Europeo riunita a Strasburgo ha respinto a stragrande maggioranza la proposta di bilancio dell’Unione per i prossimi sette anni stilata “al ribasso” dopo lunghe trattative in seno al Consiglio dei Ministri Ue. Per gli eurodeputati, che dimostrano un’inaspettata durezza, il testo non è in linea con gli obiettivi di occupazione e crescita economica.

506 contro 161. Queste le cifre della sconfitta dei sostenitori del piano budgetario che oggi passava all’esame dell’assemblea elettiva continentale, che secondo il trattato di Lisbona del 2009 ha potere di veto in materia. Gli eurodeputati fanno la voce grossa contro l’altro ramo legislativo dell’Unione, il Consiglio Ue, che riunisce i rappresentanti dei governi dei 27 Paesi, approvando una risoluzione fortemente critica del progetto di bilancio per gli anni a venire. Impiego, innovazione e formazione, ritenuti necessari per portare l’Europa unita fuori dalla crisi economica, non sono sufficientemente stimolati nella proposta economica che dopo infinite discussioni sembrava aver messo d’accordo tutti, persino il primo ministro britannico David Cameron, sempre con un piede in Europa e l’altro fuori.

L’ammontare del piano economico respinto nella forma attuale è di 960 milioni di euro, circa l’1% del Pil dell’Unione, per la prima volta inferiore al bilancio di spesa varato in precedenza. Ora il Parlamento ha chiesto nuove negoziazioni per poter arrivare ad un piano più equo entro l’estate, invocando maggiore trasparenza nel processo decisionale da parte del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, nonché maggiore flessibilità per poter cambiare i piani “in corsa”, da un anno all’altro.

Per lo speaker dell’assemblea, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, si tratta di «un passo importante per la democrazia», aggiungendo inoltre (fonte: Deutsche Welle) che «il voto ha mostrato che il Parlamento Europeo deve esser preso sul serio come partner per le negoziazioni».

È interessante notare come la révolte, come la definisce il sito internet del quotidiano francese Le Monde, sia stata sostenuta trasversalmente dai principali gruppi parlamentari europei, e in particolare dal Partito Popolare Europeo (Ppe) e dai Socialisti e Democratici (S&D), cui aderiscono la maggior parte dei partiti dei Capi di governo nazionali, che sono invece quelli che hanno stabilito il budget. Qualcosa, quindi, sembra muoversi nel tradizionale immobilismo europeo, forse nella direzione di una maggiore vicinanza ai cittadini europei, che hanno eletto gli eurodeputati e torneranno nuovamente alle urne nel 2014 per rinnovare l’assemblea.

 

 

 

 

 

 

 

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