Come le FARC hanno salutato Gabo, il processo di pace in Colombia e la relativa “tregua”

Durante la cerimonia di consegna del Nobel per la letteratura nel 1982, il vincitore Gabriel Garcia Márquez tenne il famoso discorso “la solitudine dell’America Latina”: un invito agli europei a non categorizzare il continente latino secondo (e con) i propri strumenti, mal interprentandolo quindi.

Il discorso partì dal racconto di Antonio Pigafetta, che accompagnò Magellano nella spedizione in Sudamerica, per concludere con le parole di un suo maestro William Faulkner, “mi rifiuto di ammettere la fine dell’uomo” e un’esortazione quasi impossibile per “una nuova e impetuosa utopia della vita, in cui nessuno possa decidere per gli altri perfino sul modo di morire, dove sia davvero reale l’amore e sia possibile la felicità, e dove le stirpi condannate a cent’anni di solitudine abbiano, finalmente e per sempre, una seconda opportunità sulla Terra”.

Márquez non fu semplicemente lo scrittore di romanzi e lo sanno bene nel Sud America, nella sua Colombia i rivoluzionari delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo) hanno deciso di salutarlo con queste parole:

La morte di questo gigante della letteratura ha unito la Colombia in un solo insieme di identità, solidarietà e lutto, e ciò ci porta alla mente la certezza che in qualsiasi radura nella selva della nostra sopravvivenza agreste, continuerà a nascere la perseveranza di cui abbiamo bisogno per proseguire verso un’era di riconciliazione, con i nostri José Arcadios e Ursule che si ripetono senza posa tra cose da indovini, tra scongiuri e presagi, morendo e rinascendo come Melchiade, mentre adoperiamo l’esistenza, immergendoci molte volte nella peste dell’insonnia, dimentichi del nostro passato, ma tornando in qualche modo, come il gitano dell’alchimia, dalla morte, consumando l’infuso miracoloso che restituisce i ricordi che rinnovano la fiducia nel domani.

Con il congedo di quest’uomo magnifico, ripetiamo oggi che, come Aureliano Buendía, sogniamo e faremo la pace, un paese in cui potremo fabbricare tranquilli pesciolini d’oro senza distruggere la nostra natura; con l’impresa di Aureliano Triste, ma senza coloro che soffocano con spari gli scioperi; rileggendo il nostro divenire nelle pergamene del Gabo, ma ora sì con l’esperienza di aver sopportato i peggiori uragani della vita, senza che ci possa abbattere il vento, senza che ci si possa cancellare di più dalla memoria umana, né nella ripetizione delle tragedie, perché sebbene siamo condannati a cent’anni di solitudine, con le nostre lotte e la nostra infinita capacità di amare e perdonare faremo in modo che esista una seconda opportunità sulla terra.

Con certezza Gabo raggiungeremo col nostro popolo l’obiettivo che Macondo non sia un vortice di polvere e calcinacci. E che questo delicato vento di luce che è la pace canti la ninna nanna al nostro presente, mentre prendi la strada di Remedios la Bella. Con certezza Gabo, ripeteremo nel tuo nome, con impegno incrollabile, che “non è ancora troppo tardi per costruire un’utopia che ci permetta di condividere la terra”.

Nel frattempo continuano i colloqui (iniziati nel novembre del 2012) a L’Avana (Cuba) proprio tra i ribelli FARC e lo stato colombiano, a termine delle ultime discussioni, come viene riportato nel sito ufficiale dell’organizzazione, in cui si è accordato di come poter “Risolvere il problema delle droghe illecite” (terzo punto nell’agenda)”. “Entrambe le delegazioni hanno condiviso l’opinione che la soluzione definitiva a questo problema debba essere inquadrata nella riforma rurale globale (primo punto dell’accordo generale), e deve essere costruita congiuntamente in modo da coinvolgere le comunità nella progettazione, nell’attuazione, nel monitoraggio, nel controllo e nella valutazione dei piani”.

Le FARC hanno poi tenuto a ribadire come il governo colombiano sia “confuso” circa la creazione di una “commissione per la verità sul conflitto armato” e ha ribadito che gli Stati Uniti siano interessati al traffico di droga e per questo ostacolano il processo di pace. “Non aiuta, alla riconciliazione della Colombia, il governo degli Stati Uniti che con i loro travisamenti dei fatti sulla questione traffico di droga che è in discussione nei colloqui di pace” ha detto il capo negoziatore per le FARC , Ivan Márquez. “E’ contraddittorio che, mentre il presidente Obama abbia espresso sostegno per il processo di pace, il portavoce del Dipartimento di Stato agisce in contrasto con tale scopo” offrendo laute ricompense per la cattura del leader delle FARC.

 

 


Come già dimostrato in altri momenti i colloqui non sono legati necessariamente alla “tregua” tanto dichiarata, lo scorso fine settimana infatti quattro militanti delle FARC sono stati assassinati in un’operazione dell’esercito nella zona dell’Arauca (nelle provincie di Meta e Cauca). Due di loro hanno perso la vita a soli 23 e 18 anni, nella stessa operazione in cui una guerrigliera è stata catturata.

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