Come vanno avanti le proteste in Turchia

Il fine settimana è stato molto intenso, gli scontri non si sono placati, azioni di repressione e di caccia all’uomo e, come riportano a caratteri cubitali i quotidiani italiani (come non è stato fatto per i cinque morti finora nelle proteste), anche un fotografo livornese è stato arrestato. Ma andiamo con ordine.

La giornata di sabato è stata caratterizzata da varie notizie a dir poco preoccupanti e non del tutto conformi ad uno stato democratico: la polizia ha attaccato i presidi di Istanbul utilizzando anche cannoni ad acqua che contenevano sostanze acide e pericolose (ci sono foto che ritraggono i poliziotti mentre inseriscono i prodotti nei camion). In una scena da vera e propria dittatura, la polizia turca è andata negli hotel e nei posti vicino agli scontri dove medici volontari aiutavano ai manifestanti feriti e li hanno arrestati, un’altra foto simbolo è proprio questa che ha fatto il giro del mondo immediatamente. Subito dopo la repressione ha toccato anche i giornalisti a cui è stato vietato l’ingresso nel parco Gezi, sono stati arrestati e hanno avuto il divieto di filmare sia a Istanbul che ad Ankara. Gli scontri della notte hanno aggravato il numero dei feriti.

 

 

Domenica è stato il giorno dei funerali di Ethem Sarısülük assassinato dalla polizia con un proiettile di gomma, le migliaia di persone al corteo funebre sono state attaccate dalla polizia, ad Ankara. Lo stesso Comune della capitale turca ha deciso di sospendere il servizio di trasporto impaurita dall’ingente partecipazione al rito funebre.

Oggi uno sciopero generale è stato proclamato dai sindacati per protestare contro la repressione con la quale la polizia colpisce i manifestanti in piazza. Il ministro degli Interni turco, Muammer Guler, però ha risposto e dichiarato la mobilitazione “illegale”, definendo qualsiasi tipo di partecipazione allo sciopero “un’azione illegale”. In tutto il marasma di notizie e feriti anche un fotoreporter livornese sarebbe rimasto ferito (e successivamente arrestato), ma ancor più grave è la denuncia di alcuni attivisti turchi che hanno fatto sapere di come un cannone ad acqua abbia colpito un ospedale vicino piazza Taksim che dava rifugio ai manifestanti e di aggressioni di militanti del partito di Erdogan, l’AKP, ai danni di chi protestava davanti agli occhi della polizia, che non è intervenuta.

Di seguito un aggiornamento direttamente dalla piazza fornita da questo ottimo sito:

“Taksim e’ aperta al traffico pedonale, ma non a quello dei veicoli. I cancelli del parco sono ancora bloccati, ed e’ previsto l’arrivo di veicoli TOMA nella piazza. La Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari (DISC) ha indetto uno sciopero per manifestare alle 16:00 a Taksim assieme a DISK (sezione Sidli), KESK e TMMOB(sezione Bejoglu Tunnel). Muammer Guler, ministro degli affari interni, ha dimostrato ampiamente che non ha alcun interesse ad allentare la tensione politica, ed ha dichiarato che non permettera’ ai manifestanti di continuare.// Gli attacchi della polizia in Gezi park contro i manifestanti sono continuati tutto il 16 Giugno. Gli scontri a Sisli Halaskargazi Street sono cominciati a tarda notte e continuati fino all’alba. Su Siraselviler Street, vicino Istiklal, gli attacchi della polizia hanno impedito a tutti di raggiungere Taksim per molte ore. Le strade di Karakoy e Tophane hanno resistito a lungo con migliaia di persone impegnate negli scontri con la polizia. In Istikal gli scontri sono durati fino al mattino. Alle 21:00 gli abitanti sono scesi in piazza con pentole e padelle formando un corteo. // Gli abitanti del quartiere Gazi hanno chiuso il traffico della TEM (autostrada). Sono stati poi attaccati da poliziotti in assetto antisommossa, con numerosi lanci di gas lacrimogeno, con scontri durati fino a notte inoltrata. // Ad Okmeydanı Piyalepaşa erano state innalzate barricate e la polizia ha attaccato durante la notte. I manifestanti nel viadotto di Nurtepe hanno chiuso il traffico e gli scontri sono durati fino a notte inoltrata. Dopo 4 ore la polizia e’ riuscita a trovare un’entrata. In Maltepe Gulsuyu, durante gli scontri, la polizia ha continuato a sparare dalle proprie auto.”

Che la lotta turca abbia attirato le simpatia di tante persone e di molte realtà sociali di tutto il mondo non era un mistero, la solidarietà arriva realmente da ogni angolo del globo e da oggi c’è un sito che raccoglie le manifestazioni e i presidi: broadcasTurkey.org. Anche il Subcomandante Marcos ha mandato il suo messaggio per il popolo turco: “ci hanno chiesto quanti sono gli zapatisti, e abbiamo sempre detto loro che sono centinaia di migliaia di persone là fuori che stanno lottando per i loro diritti e le libertà. Ora, oggi, sentiamo che sulle terre anatoliche, la terra dei turchi, curdi, circassi, armeni, laz, e molti di più di quanto io possa contare, ci sono migliaia di persone in maschera che vogliono vivere con onore per salvare la libertà. Come i fratelli curdi, compagni che hanno combattuto una lotta onorevole. Sapevamo che non eravamo soli, c’erano milioni di noi là fuori e noi oggi non siamo soli da quando abbiamo iniziato a combattere. Oggi, vediamo che ci stiamo moltiplicando. Sentiamo che la gente in Turchia urla “Ya Basta!” e sono in rivolta per difendere il loro onore contro l’oppressiva sentenza del governo turco”.

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