Condanne a morte in Egitto: altro duro colpo ai sogni di rivoluzione

Non è un giorno buono per l’Egitto e neanche per tutti quelli che pensano alla rivoluzione come ad un cambiamento positivo in una società. La rivoluzione egiziana e la primavera araba si scontrano nuovamente con un tremendo grado di repressione, che a questo giro tocca addirittura a 529 persone, tutte condannate a morte con l’accusa di omicidio. Quasi tutti i condannati sono sostenitori dei Fratelli Musulmani e rientrano in un processo nato a seguito della morte di un agente di polizia, durante scontri di piazza.

L’accusa oltre che di omicidio, è anche di attacco ad una stazione di polizia e di gesta violente.

Le perone coinvolte erano cinquecento quarantacinque, sedici sono state prosciolte e le altre condannate a morte. Il filone d’indagini e processi continua a fare pressione sulla Fratellanza, dopo la destituzione dell’ex presidente Mohamed Morsi, che ha causato molti focolai di protesta.

L’episodio che ha portato a questa clamorosa condanna riguarda gli scontri avvenuti nell’agosto 2013, nella provincia meridionale di Minya.

Il Governo egiziano ritornato nelle mani dell’esercito e del suo generale Abdel Fattah Al-Sisi ha dichiarato il movimento politico dei Fratelli Musulmani gruppo terroristico.

Questo è un triste fatto che riguarda l’Egitto di oggi e che v’invitiamo ad analizzare con più strumenti, oltre che con la lettura del pezzo all’interno del nostro FLP Magazine Conflittualità, anche con lo speciale che abbiamo concepito durante la nostra permanenza in Egitto “Dalla deposizione di Mubarak a quella di Morsi: l’Egitto che resta in piazza” 

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