Consenso Europeo?

Se il modo come i popoli dei Balcani, per la maggior parte, guardano all’Europa è, nella migliore delle ipotesi, schizofrenico e, nella peggiore, dichiaratamente ostile, anche il modo come l’Europa guarda ai Balcani può lasciare interdetti. Intanto, la percezione dell’Europa, da queste parti. É della settimana scorsa l’ultimo sondaggio che attesta il “gradimento di Europa” in Serbia, addirittura, non oltre il 40%: un dato di per sé eloquente che vuol dire tante cose. Due su tutte: la disaffezione verso una specie di tecno-burocrazia sempre con il dito puntato e il fare del commissario d’esame (basti pensare solo alle continue condizioni imposte al processo di adesione dei Paesi candidati o, nel caso della Serbia, alle condizioni imposte per il negoziato tra Belgrado e Pristina); la diffidenza verso uno degli epicentri della crisi economica mondiale, che non pare offrire quelle garanzie di stabilità monetaria e di crescita economica che invece sembravano il suo forte in passato (non a caso, i principali più recenti investimenti in Serbia non parlano tedesco e inglese, ma russo e cinese).

E poi la percezione dei Balcani presso le cancellerie di Bruxelles. Nei suoi approcci strategici e nei suoi paradigmi interpretativi, in fondo, non sembra essere passato molto tempo dal Congresso di Berlino (1878) e dalla stagione degli imperialismi europei: i Balcani non sono un luogo dell’anima e della memoria, la chiave stessa del senso e dei destini d’Europa, ma semplicemente un’area economica e un partner commerciale, da inserire stabilmente nell’orbita monetaria dell’euro e da sottrarre alla minacciosa sfera d’influenza dell’orso russo.

Nessuno ricorda più una delle espressioni più celebri e piene di senso dell’eco-pacifista (pur con molte contraddizioni) Alexander Langer, quando, con immaginifica lucidità, ebbe a ricordare che “l’Europa muore o rinasce a Sarajevo”: che il Novecento era cominciato (1914) e finito (1992-1999) proprio con i conflitti nei Balcani, che i Balcani rappresentavano e rappresentano la cerniera reale tra i mondi del (presunto) “scontro delle civiltà” (tra il mondo occidentale, quello slavo e quello islamico) e che nei Balcani si sono sperimentati tutti i paradigmi della cosiddetta “grande trasformazione”, quella dei processi economici, delle strutture istituzionali e del modo stesso di fare e concepire la guerra.

Ciascuno di questi temi sarà affrontato, con qualche approfondimento, nel corso dei prossimi pezzi del blog. Per ora converrà soffermarsi solo su una prima ricognizione, quasi a dire una “premessa di metodo”: non è una mera provocazione quella di sostenere che la vera crisi dell’Europa oggi non è quella del mercato, della finanza e della moneta, bensì quella del suo “sguardo ad Oriente”. È venuta meno una visione complessiva dell’allargamento euro-comunitario e, di conseguenza, sono venuti poco a poco a mancare anche alcuni dei presupposti del profilo stesso dell’Unione Europa: che infatti perde smalto nella percezione di sloveni, croati, serbi, macedoni (per non parlare dei bosniaci), precipita nel gradimento dell’opinione pubblica in Turchia (cui pure era stata promessa l’adesione) ed alimenta perplessità, quando non risentimenti, nella sua capacità di risolvere problemi e gestire conflitti, dalle incertezze del processo negoziale tra la Serbia e l’autogoverno kosovaro all’irresolutezza nei passi avanti da compiere sulla strada della risoluzione della controversia aperta trala F.Y.R.O.M. (Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia) e la Grecia sull’uso del termine storico di “Macedonia”, per non parlare delle incongruenze nella Costituzione della Bosnia e del suo deferimento (addirittura) in contenzioso presso il Consiglio Europeo dei Diritti Umani. Ciascuno di questi temi rappresenta uno spaccato di Europa: delle sue infinite contraddizioni ovvero, anche, delle sue permanenti incertezze.

 

di Gianmarco Pisa (IPRI-Istituto Italiano di Ricerca per la Pace, rete CCP-Corpi Civili di Pace)

Gianmarco Pisa

Osservatorio "La terra dell'inaccessibile". Un punto di vista alternativo, e di prima mano, su aspetti, vicende e contraddizioni dell’Europa del Sud-est, i Balcani appunto, per etimologia, “terra dell’inaccessibile”, eppure così vicini e determinanti anche per le storie di casa nostra e le vicende dell’integrazione e del senso stesso dell’Europa.
Bookmark the permalink.