Corruzione, lobby d’affari e spie: il premier della Repubblica Ceca si dimette

Aria di scandali e crisi politica a Praga. Il primo ministro conservatore Petr Nečas, in carica dal 2010 e dallo stesso anno leader del Partito Democratico Civico (ODS  – Občanská Demokratická Strana) ha annunciato che nella giornata di oggi rassegnerà le sue dimissioni. A colpirlo, non in prima persona ma attraverso il capo dei suoi collaboratori e alcuni membri dell’intelligence, un’inchiesta che porta alla luce corruzione e spionaggio.

La polizia ceca ha infatti scoperto che Jana Nagyová, capo di gabinetto del premier e anche amante dello stesso secondo voci che circolano da tempo, avrebbe abusato del suo ruolo in due ambiti. Il primo avrebbe riguardato l’indicazione al capo dei servizi segreti, lo scorso anno, di far spiare la moglie del presidente del consiglio e suo storico collega di partito Nečas, esclusivamente per motivi personali e, pare, per pressare in direzione del divorzio tra i due, annunciato pubblicamente lo scorso gennaio. Il secondo ambito d’inchiesta riguardante la Nagyová ha a che fare con le manovre di potere legate alla maggioranza di governo da un po’ di tempo in bilico: l’accusata avrebbe corrotto, offrendo dei posti di rilievo in aziende governative, alcuni parlamentari in cambio delle loro dimissioni dall’assemblea ceca.

Con queste accuse, corruzione e abuso di potere, la Nagyová è stata arrestata, insieme a sette tra deputati ed ex ministri della sua maggioranza, a due membri dell’intelligence militare e a due importanti imprenditori cechi, tra i principali aggiudicatori delle gare d’appalto statali: Roman Janoušek e Ivo Rittig.

L’operazione portata avanti dalle forze dell’ordine della Repubblica ceca nello scorso fine settimana va infatti aldilà di questioni riguardanti la vita privata e pubblica del primo ministro e del suo partito. Si tratta, a detta dell’autorevole quotidiano Mladá Fronta DNES (in un articolo tradotto in francese su Presseurop), di un’operazione che non ha eguali in Europa, e della più grande ondata di arresti di politici, uomini d’affari e funzionari da quando il Paese è nato, nel 1993 (anno della separazione dalla Slovacchia, con cui prima era riunito). Sempre secondo il quotidiano, si tratterebbe della fine di un’era, quella cominciata con il crollo del blocco sovietico, caratterizzata da una corruzione più che diffusa e da strettissimi legami tra politica e lobby d’affari.

La vague neoliberista arrivata all’improvviso nel momento in cui i cechi sono passati da un momento all’altro alla cosiddetta “economia di mercato” ha comportato privatizzazioni all’impazzata e senza alcun controllo o passaggio graduale. Permettendo ai ricchi del Paese, che in molti casi già nella Cecoslovacchia del socialismo reale godevano di grosso potere, di infilarsi agevolmente nelle maglie larghe lasciate dalle logiche del mercato privo di limiti. In tutto ciò, i partiti al potere, ed in particolare l’ODS, di centrodestra, non sarebbero stati altro che mezzi per le grosse lobby di controllare i grossi giri di danaro riguardanti lo Stato. A livello locale, sarebbero poi stati controllati da piccoli “padrini”, esponenti di potentati locali. Non è un caso che anche l’amministrazione comunale di Praga sia coinvolta nell’inchiesta, relativamente a brogli nelle gare d’appalto.

Con Nečas dimissionario non solo dal ruolo di premier (dopo iniziali smentite), ma anche dal partito di centrodestra, il principale di una coalizione tripartitica di governo che a partire dal trionfo del giugno 2010 non ha smesso di litigare, scindersi e perdere pezzi, la Repubblica Ceca è in preda ad un’importante crisi politica. Staremo a vedere cosa deciderà il presidente della Repubblica Miloš Zeman, eletto in gennaio, socialdemocratico.

La costituzione gli permette tre possibilità: mantenere in carica l’attuale maggioranza di governo di centrodestra, avviando le consultazioni per trovare nello stesso schieramento un nuovo premier che resti al governo fino alle elezioni del 2014; nominare, come va di moda ultimamente in Europa, un “governo di tecnici” sempre per traghettare il Paese verso le urne (“Monti-style”); oppure sciogliere anticipatamente le camere ridando la parola ai cittadini (anche in Cechia stufi della politica, e che avevano scelto l’attuale maggioranza proprio a seguito di precedenti scandali di corruzione dell’altro schieramento). Finora, Zeman si è pronunciato esclusivamente dicendo che quello in cui è coinvolta la coalizione di governo è una questione “seria”, e non è detto che questo giudizio non lasci presagire l’intenzione di porre fine a questa legislatura.

 

Gli approfondimenti di Bbc, Presseurop e European Voice

 

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