Cosa ha chiesto Eta nel suo ultimo comunicato

Dello scorso anno era la decisione dell’abbandono della lotta armata da parte di Eta (Euskadi ta Askatasuna) nei Paesi Baschi, da quel giorno non sono stati mossi notevoli passi avanti nel processo di pace che vede come protagonisti gli Stati spagnolo e francese. Ad un anno di distanza Eta cerca ancora il dialogo con i due Stati chiedendo ai due interlocutori «un’agenda di dialogo». Il testo integrale è arrivato alla redazione del quotidiano legato all’izquierda abertzale Gara (lo potete leggere qui) tratta esclusivamente delle conseguenze che ha portato questo conflitto: i prigionieri politici che ne rimangono centinaia nelle carceri dello Stato spagnolo (di questo ci occuperemo con un documentario – fatto da noi – questo fine settimana), degli esiliati e delle vittime, ma non solo.

Il netto rifiuto (anche a seguito di questo comunicato) di dialogo da parte delle autorità degli Stati francese e spagnolo desta qualche preoccupazione e come riporta l’articolo (che potete leggere integralmente qui) del quotidiano Gara «La preoccupazione (rispetto all’anno che è passato senza nessuna mossa da parte degli Stati coinvolti, ndr) è evidenziata nella prima parte del comunicato, dove Eta ricorda i precedenti del passato che hanno prolungato il conflitto e afferma che «vi è ora anche un rischio reale di lasciare senza soluzioni il processo». Tuttavia, colpisce la sua ferma determinazione e conclude: «Eta continuerà a tenere saldamente la possibilità per una soluzione».

L’agenda che Eta propone è limitata alle conseguenze del conflitto e come sottolinea l’articolo sul Gara non prevede alcun approccio politico. Tre sono gli argomenti principali: il ritorno a casa di tutti i prigionieri politici baschi e degli esiliati, disarmo da parte di Eta e la smilitarizzazione dei Paesi Baschi. Temi dai quali Eta affronta altri tipi di tematiche: la responsabilità dello Stato spagnolo nel conflitto, delle torture inferte ai prigionieri politici (sono sistematiche dal momento in cui vengono arrestati nello Stato spagnolo) e di tutte le altre subdole maniere di repressione che hanno utilizzato in «totale impunità».

Noi, torneremo a parlare dei Paesi Baschi questo fine settimana con un documentario inedito, ma nel frattempo vi consigliamo di seguire eventuali aggiornamenti sui quotidiani baschi Gara e Naiz.

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