Cosa sta succedendo in Egitto?

Come vi avevamo ampliamene spiegato qui, l’Egitto è in attesa di domani ovvero del 30 giugno, l’anniversario dell’insediamento di Morsi. Come però facilmente prevedibile, le sommosse e le mobilitazioni sono arrivate prima, essendo venerdì il giorno in cui sono solite riempirsi piazze e strade. Tahrir è tornata piena come solo nel 2011 e si è registrato già qualche morto (tra cui uno statunitense).

Per ora è tornata la calma (molto precaria, come battono le agenzie) al Cairo, Alessandria e Port Said così come anche nel Delta del Nilo dove l’Esercito egiziano è schierato in gran numero (al quale potrebbero affiancarsi circa 200 marines statunitensi si dice), dopo che ieri le sommosse hanno registrato altri morti. Le news che arrivano sono del tutto parziali e confuse: cerchiamo di fare chiarezza in un clima da “guerra civile” come dicono molti quotidiani (stranieri).

Partiamo con Port Said, abbiamo raggiunto un attivista che anche ieri era in piazza e ci ha spiegato come anche da lì i fatti sono molto confusi: un ordigno, si parla di una bombola di gas è esplosa nella piazza dei martiri dove era in corso un presidio di attivisti antiMorsi. Una persona è morta, la città è in subbuglio e in molti sono pronti a scendere in piazza per il 30 con la prima richiesta che è quella di liberare i prigionieri coinvolti negli scontri della partita tra la squadra locale e quella del Cairo.

Ad Alessandria (qui delle foto degli scontri) le morti (secondo i giornali egiziani sarebbero tre) sono arrivate dopo che i manifestanti hanno dato fuco a una sede dei Fratelli Musulmani ed è proprio qui che uno studente statunitense, Andrew Pochter, di 21 anni ha perso la vita. La dinamica della morte sembra questa: il ragazzo è stato accoltellato mentre stava fotografando le proteste tra oppositori del regime e filogovernativi, rimane impossibile capire (anche per i giornali locali) per bene cosa sia successo, comunque sia nelle situazioni di scontro in Egitto è molto facile trovarsi nelle linee più defilate parecchi malintenzionati che minacciano con coltelli i giornalisti, soprattutto se stranieri, con l’intento di rubare qualche arnese o ancora molto più semplice l’infiltrazione di militanti dell’opposta fazione.

Al Cairo, mentre fa notizia l’evacuazione del “personale non indispensabile” dell’ambasciata statunitense la situazione sembra molto tesa anche se la capitale è stata finora una delle poche città che è rimasta relativamente tranquilla. Migliaia di manifestanti delle opposte fazioni sono scesi in piazza ieri ma sono rimasti a distanza di sicurezza: Tahrir è tornata affollata come anche il ministero della Difesa o il palazzo presidenziale (che ha visto in settimana i lavori di ulteriore rafforzo delle misure di sicurezza: muri alzati, blocchi di cemento e via dicendo). Dall’altra parte della città a Nasr City si sono radunati i “governativi” coloro che sostengono la legittimità di Morsi e del suo governo: inutili i vari appelli che anche dal palco sono stati lanciati affinché gli oppositori salgano nella vera Rivoluzione (quella di Morsi secondo i Fratelli Musulmani)

La situazione rimane molto tesa non solo nelle città principali ma anche a Sharqiya, a Daqahlia, a Gharbiya, Kafr al-Sheikh e Mansoura dove ci sono stati i più feroci scontri durante la settimana scorsa e dove sono stati presi d’assalto anche ieri gli uffici dei Fratelli Musulmani.

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