Cosa sta succedendo in Egitto

L’anniversario della rivoluzione è stato commemorato con scontri dove si è consumata una strage a Suez, nei giorni successivi ancora sommosse: Port Said e Ismailiya. Morsi chiama lo stato di emergenza e cerca il dialogo con l’opposizione. Cosa sta realmente succedendo. 

Che l’anniversario della rivoluzione che ha portato alla cacciata di Mubarak fosse il pretesto per tornare in piazza e per portarci anche il malcontento che pervade oramai i cittadini egiziani era scontato. Al Cairo nuovi movimenti di protesta molto determinati stanno prendendo forma e gli Ultras sono la base operativa. Nella capitale qualche incidente si è registrato, ma fondamentalmente i tre episodi chiave e che hanno registrato parecchi morti sono avvenuti altrove.

 

A Suez per esempio, dove continuano scontri anche a seguito della legge d’emergenza (coprifuoco dalle 21 alle 6 di mattina) annunciata dal presidente Morsi (anche a  Ismailiya e Assiut). Lo zoccolo duro dei movimenti antigovernativi, quelli che erano in piazza anche due anni fa avevano tentato un assalto al palazzo governativo e la polizia ha sparato e una decina di manifestanti sono rimasti uccisi (di cui una donna, due minorenni e due militari). L’edificio attaccato è stato poi dato alle fiamme.

In un Egitto ancora in trasformazione politica e a due anni dalla rivoluzione continuano però i vecchi processi come ad Alessandria (di cui vi avevamo parlato qui) ma anche a Port Said, luogo della famosa strage dell’anno scorso dove 74 persone rimasero uccise dopo gli scontri allo stadio. Avvennero lo scorso anno proprio perché furono gli stessi militari quelli che confezionarono la vendetta, come ci ha ricordato sul Manifesto di ieri l’ottimo Giuseppe Acconcia “Port Said si trova a due passi da Suez, la città dove si trovano le principali caserme, il quartier generale dell’esercito e campi di esercitazione militare”. A Port Said questa volta si leggevano le 21 sentenze (di morte) per chi era alla sbarra (alcuni, non si conosce l’esatto numero, sono riusciti a fuggire nel frattempo) mentre al di fuori dal carcere altre 30 morti venivano consumate negli scontri. Nessuno dei condannati era un funzionario della polizia (che hanno una grande responsabilità nella strage) e quando questi verranno “processati” si riproporrà quest’inferno che non si è placato neanche durante i funerali delle 30 vittime, dove altri 3 hanno perso la vita.

Perché quindi in queste altre città? Un’altra risposta ce l’aveva data Massimo Campanini qui, ma anche per la loro funzione anche geopolitica. Poi è da ricordare quanto sia importante a livello strategico Suez e il suo canale.

Nel frattempo il presidente Morsi cerca il dialogo con l’opposizione in fermento. E da twitter è uno dei leader della stessa opposizione (Fronte di salvezza nazionale egiziano) Mohamed ElBaradei dice (come potete leggere qui sotto in arabo) che il presidente si debba assumere la responsabilità degli incidenti che si debba impegnare a formare un governo di unità nazionale e un comitato “equilibrato” affinché si modifichi la Costituzione. Altrimenti sarebbe “tempo perso”.

 

 

Suggerimenti per rimanere informati sulla situazione in Egitto: qui trovate una storia da Alessandria dove a seguito delle proteste e degli scontri vengono confezionati provvedimenti giudiziari. Qui, invece, la testimonianza di Human Rights Watch sulle torture in Egitto. Leggete l’Egypt Independent oltre che ovviamente First Line Press.

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