Cosa vi ricorda l’aula bunker delle Vallette? (e ora chi dovrà andarci)

L’aula bunker del carcere delle Vallette ha una storia tutta particolare, da come è nata e da tante altre cose. Ora, però, saranno i NoTav arrestati e denunciati (come si apprende dal sito notav.info) a dover entrarci nell’udienza dell’1 febbraio.

Nell’ex quartiere operaio Le Vallette zona nord-ovest di Torino sorge la casa circondariale di Torino che dentro ospita l’aula bunker e che prende il nome proprio del quartiere. Quest’aula bunker chiusa per tanto tempo, venne riaperta da poco per i processi di ndrangheta, ma anche per i processi ai sindaci NoTav (assolti per i fatti del 2005). Oltre ad ospitare i grandi processi di mafia, in stagioni oramai lontane, quest’aula ha un significato molto particolare soprattutto per la sua valenza politica. Fu proprio qui che iniziarono e si dibatterono i grandi processi contro le Brigate Rosse e contro Prima Linea negli anni 80. Come per esempio quello del processo d’appello per i 48 brigatisti rossi condannati a dodici ergastoli e “290 anni di carcere, per dieci omicidi a Torino e Genova, 17 ferimenti e un centinaio abbondante tra attentati e rapine” come si ricorda nel libro Qui brigate rosse: il racconto, le voci.

Ora ad entrarci non saranno i mafiosi ma i 53 NoTav arrestanti nella retata della polizia del gennaio dello scorso anno. Come gli stessi attivisti informano dal sito “dopo le varie udienze preliminari e la calendarizzazione delle udienze per il dibattimento, oggi nell’ennesima udienza filtro, il tribunale ha accolto la richiesta degli avvocati del legal team, di accorpare altri 8 notav denunciati in seguito agli arresti al maxi processo. Si deve ancora pronunciare in merito alla richiesta della revoca degli arresti dominicliari per Juan Sorrochez, detenuto ancora oggi”. Ma prima di giungere al dibattimento, si spiega poi, il tribunale ha fissato l’udienza tecnica convocando così gli imputati “non al palazzo di giustizia come normalmente accade, ma nell’aula bunker del carcere delle Vallette, inaugurata durante il processo alle Brigate Rosse e utilizzata oggi per i processi riguardanti mafia e ndrangheta”. 

E quindi il commento dal sito NoTav.info:

“In un sol colpo tutti gli incubi di una procura che vive di rancore del passato, si materializzano, così anche i notav potranno essere processati laddove i nemici del procuratore capo di Torino sono stati processati negli anni addietro, in un tribunale dal carattere speciale, almeno per il luogo, all’interno di una struttura carceraria difficile da raggiungere e invisibile agli occhi della città. 

Verranno addotte motivazioni legate all’affollamento delle maxi aule del tribunale di Torino ma sappiamo che così non è, la procura da più di un anno, con la collaborazione della presidenza del tribunale, ha manipolato la legge sulla competenza territoriale portando a Torino processi che dovevano essere celebrati a Susa, e uno a Venaria, e il motivo, basato su informative digos, era espresso: ordine pubblico.

Inoltre conoscendo l’intento punitivo del Procuratore Capo nei confronti del movimento possiamo pensare che sia proprio la Procura a volere lì la sede del tribunale, per far passare equazioni del genere notav= terroristi o notav= mafiosi che tanto fanno gioco nelle logiche contro il movimento. 

Le sembianze del processo politico si sono definitivamente concretizzate e le scuse accampate fin qui dalla magistratura ora lasciano il campo ai fatti: i notav vanno processati nei luoghi in cui si processa la mafia!”

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