Cristina Kirchner e il nuovo Papa: due argentini e uno strano dialogo

Oggi la Presidente della Repubblica Argentina Cristina Fernández de Kirchner si trovava a Roma, come primo Capo di Stato ricevuto da papa Francesco. Ci si aspettavano scintille visto lo storico contrasto tra i due nel loro Paese, ma alla fine tutto si è risolto nella massima diplomazia, spostando addirittura il discorso sulla questione delle Faulkland/Malvinas.

Da presidente della Conferenza Episcopale Argentina e arcivescovo di Buenos Aires più volte Bergoglio si era scontrato con entrambi i Kirchner, sia Cristina che il suo compianto marito Néstor che l’aveva preceduta. I principali terreni di conflitto erano stati alcuni dei cosiddetti temi “etici” sui quali si sa che la Chiesa è poco disposta a cedere: l’approvazione di una legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, di quella sulla procreazione medicalmente assistita e sulla “maternità surrogata” e un provvedimento sulla contraccezione, attraverso il quale il governo intendeva effettuare una distribuzione gratuita di condom tra la popolazione, anche per la prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili. In generale, poi, non era troppo gradita a Bergoglio la politica tendente al progressismo intrapresa da “los K“, come vengono chiamati sulla stampa argentina i coniugi Kirchner.

Segnali di freddezza si erano palesati già il 13 marzo, quando è apparsa la fumata bianca da quel comignolo che la stampa internazionale ci ha propinato per diversi giorni. Nelle ore dell’elezione del nuovo Pontefice, infatti, risulta che la presidenta, normalmente molto attiva e presente su Twitter, abbia inviato dei tweet sugli ultimi risultati raggiunti dal suo governo, prendendo in considerazione l’evento dell’elezione al soglio pontificio di un suo connazionale solo allegando un sobrio comunicato ufficiale (verificate voi stessi sul profilo ufficiale della Kirchner). Inoltre, negli stessi attimi, il presidente della Camera dei Deputati argentina e tutto il Partido Justicialista di cui è membro (e di cui fa parte la Presidente) si sono rifiutati di interrompere, per dare un saluto ufficiale al Papa argentino neo-eletto, una cerimonia di commemorazione per Hugo Chávez in corso all’assemblea. Il sito internet del Clarín, il più seguito quotidiano argentino che pure è ai ferri corti con la combattiva Presidente, rivela inoltre l’esistenza di un dossier segreto sui rapporti tra il cardinal Bergoglio e l’ex dittatore argentino Videla che l’entourage della Kirchner avrebbe fatto circolare tra i membri del conclave per bloccare l’elezione a Papa del vescovo di Buenos Aires. Anche se queste carte fossero davvero esistite, a quanto pare non hanno sortito alcun effetto.

Tenendo presente tutto questo, oggi all’Hotel vaticano di Santa Marta, dove temporanemente ancora alloggia il Pontefice in attesa dell’insediamento ufficiale di domani alla presenza di moltissimi Capi di Stato, sembrerebbe che si siano incontrate non la Kirchner e Bergoglio come li abbiamo conosciuti finora, ma due persone diverse. I due hanno pranzato insieme, si sono folcloristicamente scambiati dei doni (per la cronaca, il Capo di Stato argentino ha ricevuto una maiolica, il Capo di Stato vaticano una rosa bianca che simboleggia Santa Teresita e un’attrezzatura completa per la preparazione del mate), si sono intrattenuti a colloquio.

Al termine dell’incontro, in un’attesa conferenza stampa (qui il video tratto sempre dal Clarín) Cristina Fernández de Kirchner è apparsa più sobria e diplomatica del solito, mettendo un po’ da parte la sua teatralità e lasciando spazio al suo savoir faire da brava autorità diplomatica. Ha riaffermato il legame suo e della sua terra con la religione cattolica e con la Chiesa, felicitandosi stavolta dell’elezione del nuovo Pontefice. Ha parlato dei regali, del suo compiacimento perché il Papa in un suo discorso ha chiamato il Latinoamerica “Patria Grande” come  Simón Bolívar e ha elogiato il ruolo dei vari Presidenti sudamericani che stanno dimostrando un’unità d’intenti.

Ad un certo punto, udite udite!, si sente il nome di Videla. I più anticlericali o semplici critici del Vaticano hanno sperato in un’uscita provocatoria della pasionaria presidenta argentina che avrebbe fatto scandalo svelando per bocca di una capo di Stato una critica al nuovo pontefice per il suo oscuro passato che sembrerebbe vicino alla sanguinosa dittatura e che avrebbe a che fare col dramma dei desaparecidos… ma invece no. Si parla delle Malvinas, le isole storicamente contese dalla Gran Bretagna:

 

«Nos tocó vivir un momento más terrible en el país, cuando Chile y Argentina estaban gobernadas por las dictaduras de Videla y Pinochet y estuvimos al borde de la guerra por el canal de Beagle.» (il testo del discorso è riportato in vari stralci dal quotidiano Página/12)

 

Delle due anime, quella nazionalista-populista-cristiana e quella più sinistroide, che caratterizzano la Kirchner e un po’ tutti i Capi di Stato sudamericani, ha prevalso la prima. Oppure hanno prevalso interessi nazionali che qui non sappiamo. Sta di fatto che secondo le dichiarazioni ufficiali Cristina Kirchner ha domandato al Papa solamente la sua intermediazione affinché la Gran Bretagna si sieda al tavolo con l’Argentina per discutere pacificamente dell’annosa questione delle isole dello stretto di Beagle, in ottemperanza alle risoluzioni delle Nazioni Unite.

Sarà forse che la Kirchner avrà preso troppo sul serio l’editoriale ipercritico nei suoi confronti che il Clarín ha pubblicato stamane sulle sue colonne (“Un’opportunità per Cristina)? Sarà difficile saperlo. Nel frattempo, su di un versante molto più filo-Kirchner il quotidiano Página/12 fa sapere che tutta l’Argentian chiede al suo connazionale ora sul trono di Pietro un rinnovamento profondo delle posizioni del Vaticano sui temi sociali ed una sua apertura, soprattutto nei confronti del ruolo delle donne nella Chiesa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bookmark the permalink.