Curdi e Turchia: passaggio decisivo? Abdullah Ocalan ed il discorso distensivo

Il discorso tanto atteso, seppur dalla portata storica, ma dalle tinte scontate, visti gli ultimi sviluppi, è arrivato puntuale per celebrare il Newroz, banalmente spiegabile come il capodanno curdo. In Turchia i curdi sono stati privati dalle autorità governative di una propria visione politica, in grado di garantire autonomia culturale e soprattutto in grado di far riconoscere la propria identità. Anche se in Parlamento si sono poi affermate forze filo-curde, i sindaci, nei vari distretti dell’area a Sud Est del Paese, sono stati in grado di amministrare, pur con mille linciaggi (arresti e tanto altro).

Sicuramente il simbolo di questa lotta, sconfinata molto spesso nel conflitto armato,  è stato per anni e lo è tutt’ora Abdullah Ocalan, rinchiuso nell’isola/prigione di Imrali, così influente che tutti aspettavano oggi il suo discorso, per celebrare un giorno importante per la comunità curda, che in Turchia ancora può festeggiarlo in maniera non proprio plateale. Le parole, affidate ad un comunicato stampa, letto da due deputati, in forza a movimenti politici filo-curdi, sul paco celebrativo presente a Diyarbakir, nel Kurdistan turco, sono chiaramente un corridoio per approcci diplomatici con le forze governative turche:

<<Giunto il tempo che le armi tacciano e che le idee parlino. Lo spargimento di sangue sta andando avanti, danneggiando tutte le popolazioni in questo territorio. La politica andrà oltre le armi in questo momento>>.

Il discorso è stato immediatamente commentato dal Ministro degli Interni turco, Muammer Güler, che ha apprezzato le parole di pace, aspettandosi che il linguaggio venga seguito dai fatti.

Riprendendo alcuni pezzi del discorso di Ocalan: <<è tempo che le nostre forze armate si ritirino dai confine. Questo è un nuovo inizio, non una fine. E’ l’inizio di una nuova lotta in favore delle minoranze etniche. Abbiamo tutti delle grandi responsabilità verso la democratizzazione di tutte le popolazioni e culture in queste terre. Invito tutte le altre popolazioni in questo territorio a condurre un’esistenza basata sulla libertà e l’uguaglianza”>>. Il riferimento è alle forze del Partito dei lavoratori curdi, PKK, che dal confine iracheno ha portato avanti una battaglia militare contro l’esercito turco.

<<La politica di annientamento e negazione basata sulla modernità capitalista è contraria alle condizioni attuali. Invito alla costruzione di una modernità democratica. E’ tempo per l’unità e l’alleanza, non per il conflitto.I Turchi ed i Kurdi hanno inaugurato insieme il Parlamento nel 1920. Abbiamo costruito insieme il passato ed adesso abbiamo bisogno di mantenerlo insieme>>.

Le parole, lette dinanzi una platea di duecento mila persone, è stato accolto con entusiasmo ed invocazioni al grande leader. Tutti i presenti nell’ascolto hanno palesato la speranza che tutto quello che il conflitto armato non ha portato possa essere conseguito con la mediazione pacifica, a seguito di trenta anni di combattimento, più di quaranta mila morti, migliaia di prigionieri politici e  tantissimi atti di segregazione, censura, lesione alla libertà individuale e culturale. Bisognerà capire quale effetto possa avere questa apertura sulle frange  della lotta armata curda, scettiche rispetto ad una reale apertura del Governo turco.

Il discorso di Abdullah Ocalan, letto sia in turco che in curdo, si conclude così: <<Una nuova era inizia oggi, la porta si apre per passare dalla lotta armata alla lotta democratica. Facciamo tacere le armi, lasciamo parlare la politica. E’ ora che le nostre forze armate si ritirino oltre i confini. Non è la fine, e l’inizio di una nuova era>>.

Sicuramente si chiude l’era in cui il maggior esponente della lotta curda in Turchia è stato oppositore e distante da ogni apparato governativo turco, bisogna però capire quanto il Paese, le istituzioni e tutti gli abitanti della Turchia siano effettivamente pronti a rendere il posto in cui vivono sereno per il riconoscimento di tutte le identità sociali, culturali e religiose.

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