Da Anonymous e obiettori israeliani due colpi al militarismo

Un filo rosso insolito ha legato, negli ultimi giorni, Italia e Israele. Non si è trattato, come d’abitudine, di beghe di potere tra Roma e Tel Aviv sulla pelle di palestinesi o attivisti pro-Palestina, ma di un legame ideale tra due iniziative dal basso, antimilitariste.

I “pirati” e l’assalto alla Marina

Da un lato due giorni fa il gruppo di hackerattivisti Anonymous, al quale abbiamo dedicato diversi nostri approfondimenti e articoli, ha dato il via grazie ai suoi membri italiani di #OpItaly e ad #OperationGreenRights ad una campagna internazionale antimilitarista.

Il video dell’operazione diffuso da Anonymous

Questa comprende vari attacchi mirati ad istituzioni e aziende coinvolte nel comparto della difesa e negli affari legati alla produzione ed al commercio di armi, e la prima vittima è stata la Marina Militare Italiana. Anonymous ha deciso infatti di tenere sotto controllo la casella email privata di un importante ammiraglio, portando alla luce delicati documenti che svelano l’enorme giro di affari e corruzione legato al mondo degli strumenti di morte.

Nel comunicato propagato in rete, si parla in questi termini dell’operazione di leaks:

«Con questa operazione ci prefiggiamo di aprire uno spiraglio di luce sul lucroso ed opaco mondo dell’industria bellica in Italia. I file riportati coinvolgono molte industrie tra cui OtoMelara, OSN, Fincantieri, Finmeccanica, Selex, Lacroix, Chemring oltre alla stessa marina militare italiana. Siamo stanchi di vedere il globo terreste suddiviso in stati presidiati da eserciti di macellai di uomini, gigantesche e costosissime macchine della morte. Ritenendo, dunque, assassini, e non eroi, i militari addestrati ad uccidere, e ritenendo anche che l’industria bellica sia corresponsabile delle efferatezze degli eserciti, chiediamo con forza che questi siano costretti a risarcire economicamente ogni vittima civile delle loro azioni mortifere (LINK #DeclarationChan). Quindi, consapevoli di tutto ciò, abbiamo deciso di sottoporre a continua intercettazione, per un periodo di un anno circa, l’ utenza privata di un ammiraglio della marina militare italiana. La mole di dati è impressionante, perciò ci è stato possibile studiarne solo un piccola parte, quindi ci appelliamo a ogni essere umano perché scarichi tutti file e legga di persona. Il nostro fine è costringere gli apparati dello stato spesso opachi, inutili, violenti e parassitari alla trasparenza. Divulgando queste informazioni ci auguriamo di recare il massimo intralcio possibile al gerarchico e violento apparato della marina militare. Con questa azione riteniamo inoltre di fornire ad ognuno gli strumenti per esercitare un dissenso antimilitarista più efficace e consapevole.

Innanzitutto da questi dati è possibile comprendere l’ingente mole di risorse che lo stato destina alla marina militare ogni anno: Nei prossimi 2 anni il governo inizierà a devolvere ben 6 miliardi di euro». 

Cliccate qui per continuare a leggere il testo sul Blog di Anonymous Italia.

 

“Non serviamo chi occupa e reprime”

In Israele, invece, una parte della società civile è tornata a farsi sentire contro i vertici dello Stato. Si tratta degli shministim, ovvero gli obiettori di coscienza, liceali che coraggiosamente si oppongono alla chiamata alle armi obbligatoria e che hanno sottoscritto a decine una lettera motivata di rifiuto della leva al premier Benjamin Netanyahu. Vi segnaliamo qui un’interessante intervista di Michele Giorgio alla portavoce di questo gruppo.

Un video di sostegno internazionale agli shministim di qualche anno fa

Il servizio nell’esercito israeliano (cui Al Jazeera ha dedicato un reportage) è un dovere fortemente imposto dallo Stato, con molta propaganda e pressione sociale, ed è in un certo senso “senza discriminazioni”: devono farlo sia gli uomini (3 anni) che le donne (2 anni) maggiorenni. Si tratta quindi di un momento che condiziona pesantemente la vita degli adolescenti, e può segnarne la vita, indirizzandola verso il militarismo e la complicità con la repressione e l’apartheid nei confronti dei palestinesi.

Va segnalato che la cultura militarista israeliana vede nel periodo di servizio obbligatorio nelle Israel Defense Forces non solo un vanto ma un trampolino di ascesa sociale e un requisito spesso fondamentale per trovar lavoro e far carriera. Negli ultimi anni sta poi crescendo il numero di giovani abitanti degli insediamenti coloniali in Cisgiordania che vedono in esso una modalità di esprimere il loro orgoglio e la loro identità.

Tutto ciò mentre è in discussione una riforma del servizio obbligatorio di leva, che nei progetti del governo verrà esteso anche a quella parte di ebrei ortodossi che finora ne sono esenti, e che hanno manifestato a Gerusalemme la loro opposizione i primi del mese.

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