Dadaab, il campo profughi dei somali in un Kenya che non vuole intromissioni

Il clima d’instabilità politica della Somalia colpisce anche il confine con il Kenya. Come, avevamo già spiegato, i miliziani islamici di al-Shabaab stanno conducendo una guerra a variabile intensità in tutto lo Stato federale: le loro basi si stanno spostando sempre più al sud e verso il confine con il Kenya.

Nairobi, in tutto questo, è strategicamente molto rilevante sia per il raggiungimento della pace, sia ovviamente per la relativa importanza che riveste data anche dalla vicinanza. Nella capitale keniana si svolse il meeting in salsa inglese su come combattere i miliziani islamici e son proprio i soldati keniani i più numerosi nel contingente dell’Unione Africana (Ua) che al momento sta operando in Somalia. Il confine instabile e la massiccia presenza di somali nei sobborghi delle città o nei campi profughi del Kenya portano talvolta a rivolte.

Il caso di Dadaab ci fa ad esempio. Funzionari di aiuto e residenti dicono che il campo profughi di Dadaab sta diventando sempre più pericolosa: i banditi uccidono, stuprano e rubano. Come riporta il The Guardian oggi: “circa il 95% delle 448.000 persone che vivono qui sono dalla Somalia, e alcuni sono stati in questa terra limbo per 20 anni. Una fragile pace si impadronisce del vicino confine in Somalia, dove le forze dell’Unione Africana hanno indirizzato i militanti islamici di al-Shabaab provenienti da molte delle loro roccaforti, le autorità keniane, però, parlano della necessità di riportare a casa i rifugiati. Nel mese di dicembre, il dipartimento del Kenya per i rifugiati ha detto che voleva far si che tutti i rifugiati somali che vivono nei centri urbani si spostassero a Dadaab, prendendo i somali come una minaccia per la sicurezza nazionale dopo gli attacchi con una granata nel quartiere a maggioranza somala di Eastleigh a Nairobi, e nel nord del Kenya”. Continua a leggere sul sito del The Guardian..

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