È davvero una nuova stagione per i beni culturali?

Il patrimonio culturale italiano è un tema che riscalda. Privatizzazione o finanziamento pubblico?

 

I relatori sono volti noti. Da un lato Salvatore Settis e Tomaso Montanari, consulenti del Ministero dei Beni Cuturali, sembrano non avere dubbi: il patrimonio culturale non è un salvadanaio da svuotare, non sono ori di famiglia da svendere. Il patrimonio culturale è di tutti, e sta a noi conoscerlo e valorizzarlo, per poi poterlo condividere con gli altri popoli. Montanari parla addirittura di “mercimonio” dei beni culturali, di “economia petrolifera” nella gestione del patrimonio, come quei paesi che, senza alcun merito, si ritrovano a possedere risorse preziosissime, e non sanno fare altro che svenderle senza creare attorno un’economia sostenibile.

 

Inutile girarci attorno: il patrimonio culturale va messo in testa alle priorità di investimento pubblico. Il ministro Franceschini, dal canto suo, se la prende con la politica italiana (precedente al suo mandato), per non aver mai creduto né nella tutela né nella valorizzazione del patrimonio. Ricorda l’esempio di alcuni sindaci, abili a rivalorizzare il patrimonio culturale locale per creare reddito, mentre a livello centrale i risultati in questo senso sono stati deludenti. Ora, avverte Franceschini, è difficile gestire questo tema, l’Italia sta affrontando una fase di forte debito, i tagli alla cultura stanno decimando le possibilità di manovra e di “ristrutturazione” del sistema di gestione dei beni culturali. In quest’ottica, il ministro riconosce che la privatizzazione di parte del sistema di gestione del patrimonio  pubblico (le biglietterie, i bookshop nei musei, per esempio) possa svolgere un ruolo importante.

 

Fin qui non molte novità, ma una proposta interessante viene sottolineata proprio da Salvatore Settis: perché non utilizzare la leva fiscale per finanziare la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale? Perché non fornire agevolazioni fiscali ai donatori? Il modello è quello del mecenatismo sano, dell’intervento privato non a scopo di lucro, stimolato attraverso la detrazione fiscale. In questo modo, spiega Settis, il donatore si sentirebbe legato al patrimonio culturale, si avrebbero le tanto agognate entrate, e lo Stato risparmierebbe in finanziamento pubblico.

 

Una soluzione agile, che però, spiega Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 Ore, che modera l’evento, comporterebbe un calo del gettito fiscale, attualmente fondamentale in questo periodo di stretta da debito per l’Italia.

 

Un copione già sentito tante volte, in tanti settori, negli ultimi anni: su ogni idea, su ogni spunto, su ogni tentativo di risveglio incombe l’incubo del debito, un debito che va colmato, che va blandito, che va placato attraverso il prelievo fiscale e la svendita dei “gioielli di famiglia”.

 

Un debito che, se non verrà aggredito, soffocherà, oltre ai nostri beni culturali, anche noi stessi.

Bookmark the permalink.