La decrescita c’è sempre stata, da Epicuro a Berlinguer

Lo assicura Serge Latouche, il padre della teoria della decrescita. O non proprio il padre, a sentire quello che racconta lui stesso al Salone del Libro di Torino.

 

Innanzitutto, una collana di libri, I precursori della crescita, questo il punto di partenza.  La prima domanda che Latouche si pone è: perché parlare di precursori della decrescita?

Perché la decrescita, si affretta a spiegare, è un progetto che viene da lontano. Nel luogo e nel tempo.

I “partigiani”, questo il termine che usa, della decrescita non sono “quattro gatti”, dice proprio così, spuntati all’improvviso, sono presenti nella storia del pensiero  da sempre. Per questo motivo vanno studiati, anzi, ristudiati sotto una nuova ottica. E mentre già si fa più chiaro lo scopo della collana, Latouche incalza con una spiegazione della teoria, nata tra il 2001 e il 2002, per denunciare l’assurdità del progetto di società di crescita. Attenzione, la critica non è rivolta alla crescita in sé, quanto piuttosto ad un tipo di società fondata sulla crescita infinita, sempre più incalzante.

Si infervora Latouche quando parla di società “fagocitata” dall’economia della crescita, che si fonda sul principio insostenibile dell’illimitatezza: della produzione, che porta alla  distruzione delle risorse; del consumo, che porta alla creazione di bisogni artificiali sempre nuovi; dei rifiuti, che porta all’inquinamento delle risorse naturali.

Contro questa follia di società di crescita, la teoria della decrescita propone di rompere questo schema, di ritornare a un tipo di crescita più sostenibile. E i precedenti illustri non sono pochi: tutte le società, salvo la nostra, avevano, spiega Latouche, il senso dei limiti. Per i Greci, per esempio, era la ybris.

Da qui nasce l’idea della collana, per dimostrare che dietro alla decrescita sta una saggezza  di filosofia universale, anzi “pluriversale”. Ma chi sono questi precursori? Latouche ne individua tre gruppi.

I grandi padri, che sviluppano filosofia di autolimitatezza, come Epicuro, gli Stoici, Diogene, ma anche, e soprattutto, il pensiero che esce dall’Europa, come i taoismo, la saggezza amerindiana, la saggezza africana. C’è poi il gruppo dei precursori moderni e contemporanei, che hanno vissuto in una società di crescita, al suo inizio, come i socialisti premarxisti  (il marxismo, avverte Latouche, finisce nella “trappola del produttivismo”), ma anche i fondatori di ecologia politica, che scrivono negli anni ’70, come Langer, Ilic.

Ci sono infine autori contemporanei non teorici, ma romanzieri, filosofi, o politici, come Lev Tolstoj, Tiziano Terzani, o il Pier Paolo Pasolini degli Scritti Corsari.

Questi accenni possono far capire come i maggiori pensatori dell’umanità non propugnavano la crescita, ma piuttosto un pensiero critico contro il  produttivismo. Anche  dentro il Partito Comunista Italiano, racconta Latouche, c’era un segretario che, segretamente, era un alleato della decrescita: Enrico Berlinguer.

Il Berlinguer del progetto di “austerità  rivoluzionaria”, in un’epoca dove “austerità” non  aveva certamente la connotazione odierna. Un progetto, quello di Berlinguer, di società  alternativa ai consumi, una società dove tutti possono vivere bene.

Una società che non è basata su infelicità, su frustrazione come motori di continuo consumismo.

Una società che sappia riconoscere che lo stomaco umano non è illimitato.

A ben vedere, conclude Latouche, è questa la vera abbondanza.

 

Giovanni Andriolo

Osservatorio: "Il Grande Gioco: Nord-Africa e Asia Centro-Occidentale". Dal Marocco all'Afghanistan, passando per Iran e Penisola Araba: è questo il terreno in cui si sta combattendo la guerra poco religiosa nel cuore del mondo islamico. La posta in gioco? Egemonia regionale e controllo delle risorse energetiche. Un grande Risiko nella regione cuscinetto tra tre Continenti che coinvolge, più o meno ufficialmente, tutte le maggiori potenze del mondo.
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