A difesa della 194, #Iodecido contro la Marcia per la Vita

Sebbene si definisca una “Marcia per la Vita” gli stemmi che l’accompagnano sono di morte e violenza. La violenza di cui si accusa la donna che abortisce, ignorando quella di chi si propone di decidere per lei.

Il 4 marzo i movimenti antiabortisti hanno attraversato le strade del centro di Roma, per poi convogliare in Vaticano assistere all’Angelus del Papa che ha benedetto l’iniziativa. Si tratta della quarta ricorrenza della Marcia per la Vita e quest’anno sarebbero circa 40mila le persone partecipanti, secondo gli organizzatori. La composizione è scontata: Movimento per la vita, boyscout, Militia Christi e gruppi di estrema destra vari, medici obiettori e un gran numero di preti e suore. In più un po’ di poltici in vetrina: Giorgia Meloni, Mario Borghezio, Maurizio Gasparri per le strade, mentre Storace dal suo “Giornale d’Italia” lancia accuse di “favoritismi”al sindaco Marino per non aver patrocinato l’evento come nel caso del Gay Pride. Sebbene il movimento si sia autodefinito con uno slogan tanto buonista (chi potrebbe definirsi contro la vita?) il corteo ha puntato su elementi scioccanti, che passavano dal macabro all’osceno. Croci di legno con fantocci di feto inchiodati, bambole dipinte di rosso, cartelli di ragazze che si definivano “concepite da uno stupro” ma felici.  Il tutto in difesa di un feto trasformato in “figlio concepito” che la Costituzione dovrebbe riconoscere come individuo, trasformando l’aborto in vero e proprio omicidio.Bmxp3yUIEAA4Geb

Per togliersi gli ultimi dubbi sulla cultura politica di queste istanze non c’è che da dare un’occhiata al discorso della portavoce Virginia Coda Nunziante, orientato fin dal principio all’obiettivo dell’abolizione della bistrattata legge 194, conquista degli anni settanta e oggi sempre più difficilmnte applicata all’interno delle Asl per l’aumento vertiginoso dei ginecologi obiettori. L’organizzatrice infatti esordisce definendola “ la legge più ipocrita del mondo: perché è sottoscritta da cattolici, e perché si intitola “Legge a tutela” della maternità, ma poi legalizza l’omicidio di Stato” continuando poi: “Proporci di abrogare la legge 194 non è irrealistico. L’aborto non è normale. Vogliamo opporci ad ogni tentativo di normalizzazione dell’aborto. Non si può normalizzare una pratica disumana. Non accetteremo mai nessuna forma neanche minimale di aborto”. Il movimento infatti urla al genocidio, paventa 45 milioni di “esseri umani” assassinati ogni anno nel mondo attraverso l’aborto. Una piaga da debellare, scordando la povertà che attanaglia alcuni paesi, dove l’aborto diventa uno strumento di controllo delle nascite, sicuramente da sostituire con una contraccezione preventiva, che evita alle famiglie in difficoltà di mettere al mondo figli che poi moriranno di fame. E si scorda anche lo stupro di guerra e il modo in cui viene utilizzato come strumento di dominazione di un popolo su un altro. Non si sa cosa sia poi l’autodeterminazione delle donne, la cui scelta personale si annulla di fronte all’insindacabile ruolo imposto loro dalla divina chiamata a “ portare la vita, materiale e spirituale, nella società”. L’odore di cattolicesimo oltranzista si espande in tutto il discorso e sebbene Coda Nunziante affermi che l’iniziativa non sia ecclesiastica e che “la difesa della vita non è un atto di fede, ma di ragione” aggiunge poi che “gli uomini di fede, i credenti accompagnano la loro battaglia in difesa della vita con le preghiere, nella convinzione che ciò che non è possibile agli uomini è possibile a Dio”. E allora all’opposizione all’aborto si accompagna quella all’eutanasia: “un delitto che segue logicamente all’aborto, come conseguenza naturale delle negazione del diritto primario alla vita.”.

Nella prima metà dell’ottocento il filosofo progressista Stuart Mill già sosteneva che “Su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria menti l’individuo è sovrano”. Oggi invece per questi movimenti il primato va spostato dall’individuo alla famiglia, magica soluzione a quella che Virginia Coda Nunziante ha in passato definito la “dittatura del relativismo che “impone leggi anti-naturali e anti-cristiane e colpisce e discrimina chi resiste a questo processo di degradazione morale.

A questa ondata reazionaria che ci vorrebbe riportare indietro negli anni ’50, tra aborti clandestini e matrimoni riparatori, la rete romana di #iodecido ha contrapposto il suo linguaggio irriverente. Per le strade della città sono stati esposti striscioni di opposizione ai movimenti antiabortisti :

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Ed è stato pubblicato un comunicato congiunto dal titolo “La vita siamo noi. Voi fatevene una! Nessuna marcia sui nostri corpi!” Di cui riportiamo alcuni stralci:

Che l’eterosessualità e la maternità imposta (anche quando indesiderata), la famiglia, la coppia non siano l’unico orizzonte del possibile non sentiamo nemmeno il bisogno di ripeterlo: le nostre vite eccedenti lo dimostrano quotidianamente. Non ci stupiamo che a una strenua difesa della Vita con la V maiuscola non corrisponda un’altrettanta risoluta battaglia per le vite di tutte e tutti: sappiamo bene che le politiche di controllo dei corpi – di cui la Marcia per la vita rappresenta il volto folkloristico e improbabile – sono in realtà l’altra faccia della ristrutturazione mortifera del neoliberismo.

Loro difendono il feticcio della Vita, noi rivendichiamo le condizioni per viverla liberamente: vogliamo decidere sui nostri corpi e che il nostro benessere e la nostra salute siano garantiti, rivendichiamo un welfare che risponda ai nostri bisogni e desideri. Siamo sces* in piazza l’8 Marzo con lo slogan ioDecido in tanti e tante per autodeterminare i nostri corpi e le nostre vite, e anche oggi di fronte a questa pagliacciata, che ritrova uniti fascismo e cattolicesimo, vogliamo ribadire a gran voce che non abbiamo nessuna intenzione di farci reprimere. ”

Nel frattempo, a difesa della effettiva applicazione della legge 194, che assicura l’aborto sicuro, pubblico e gratuito a qualsiasi donna si è sviluppato il movimento #apply194.BlSRDkHIUAA-VPT L’appello è rivolto allo stesso Ministero della Salute, affinché si adoperi per tutelare la pratica effettiva di questo diritto nelle Asl italiane. In alcune Regioni il numero dei ginecologi obiettori di coscienza raggiunge l’80%, e quindi il servizio di IVG (interruzione volontaria di gravidanza) non può essere garantito. Qui la petizione a cui è possibile aderire, per chiedere misure di controllo sulla presenza degli obiettori. E permettere una maternità consapevole e non subíta. 

 

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