Disabili, autonomia ed istituzioni: rette parallele?

Una delle conquiste più importanti del processo di crescita di un essere umano è il raggiungimento dell’autonomia e dell’autosufficienza, intese come possibilità di programmare la propria esistenza e di autogestirsi, nonché di provvedere da soli alla cura della propria persona. I due aspetti sono però correlati per cui l’uno è imprescindibilmente legato all’altro. Quando si ha a che fare con la disabilità, il discorso si fa più complesso, in quanto viene a mancare l’autosufficienza in modo più o meno grave, a seconda del tipo di difficoltà; e tutti i tipi di ausili che vengono forniti alla persona disabile (assistenza, carrozzina ecc) sono appunto volti a superare i limiti che la disabilità inevitabilmente pone alla persona. Purtroppo però l’errore che si fa a questo punto è quello di pensare che questo tipo di aiuti siano sufficienti a garantire l’autonomia della persona. Come abbiamo visto, l’autonomia è un concetto che va aldilà della semplice soddisfazione dei bisogni primari (mangiare, dormire, lavarsi ecc), ma riguarda la capacità di autodeterminazione della persona. E come si muovono le istituzioni in questo senso? Quanto le istituzioni promuovono l’autonomia della persona? La legge di riferimento a tal proposito è la Legge 5 febbraio 1992, n. 104, che stabilisce tutta una serie di principi e di interventi attraverso i quali promuovere l’autosufficienza e l’autonomia della persona disabile (ad esempio, pensioni di invalidità, ausili didattici e lavorativi ecc). Anche riguardo al diritto allo studio non mancano disposizioni in questo senso (Legge 2 dicembre 1991, n. 390, Decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 9 aprile 2001), ma c’è da vedere quanto tutte queste belle parole si traducano effettivamente in un intervento efficace nella situazione concreta.

Voglio riportarvi a tal proposito il caso dell’Università di Urbino, in cui quest’anno si è venuta a creare una spiacevole situazione per cui i ragazzi disabili regolarmente iscritti sono tutt’ora sprovvisti degli assistenti che l’Università avrebbe dovuto fornire loro ormai da diversi mesi (le lezioni sono infatti cominciate ad ottobre) per vari ritardi nell’uscita del bando e negli abbinamenti tra assistenti e assistiti (che ad oggi ancora non sono stati fatti). Ma come diceva De Andrè in una famosa canzone, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”; ed i fiori che sono nati in questa situazione sono dei ragazzi che autonomamente hanno cercato di garantire più o meno efficacemente l’assistenza necessaria ai ragazzi disabili, che altrimenti non avrebbero avuto la possibilità di partecipare alla vita universitaria, creando una rete di persone totalmente autogestita in cui ognuno, per quello che può, fornisce il suo contributo per far si che, oltre ai bisogni primari, sia garantita la piena partecipazione alla vita universitaria (che non è fatta solo di libri e lezioni, ma anche da momenti di svago e socializzazione). Tutto ciò a dimostrare quanto, in questo caso, le istituzioni si siano mostrate essere lontane anni luce dalla realtà concreta su cui dovrebbero intervenire. Nei prossimi articoli cercherò di darvi un quadro più preciso della situazione, anche attraverso le voci dei protagonisti.

di Maurizio Lombardi

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