Dormivo, mi ha svegliata: il silenzio di Lampedusa

Marta Bellingreri 

Il 4 ottobre, dopo la notizia dell’ennesima tragedia di Lampedusa, mi sono svegliata all’improvviso. Dormivo. Sono stata svegliata dal silenzio della notte. Il silenzio che ho sentito il 2 agosto 2011 a Lampedusa. La notte dopo una strage. Il silenzio del 6 settembre 2012. Un’altra. Il silenzio di stanotte, nella stessa isola.

Sono a Tunisi da quasi due anni, ma questo silenzio mi arriva diretto al cuore, nella notte. Mi sveglia, mi assale, mi “questiona”. Queste date per me sono le date di stragi italiane, stragi europee, stragi mediterranee, stragi mondiali, stragi di tutti. In Italia si ricordano e commemorano le date delle stragi, di Bologna, di Milano. Io vorrei che si ricordassero i nomi di queste stragi mediterranee, che se ne ricordassero le date. Nessuna inchiesta da aprire. Gli attentatori delle stragi sono già conosciuti. Sono seduti giacca e cravatta, scarpe lustrate e le loro bombe si chiamano decreti. Si chiamano leggi. Bombe messe silenziosamente o orgogliosamente, dove? Nei mari. E scoppiano. Sono scoppiate due giorni fa. Ma gli attentatori si presentano ora dispiaciuti, forse per non sentirsi colpevoli.

Io vorrei dormire interrotta solo dal silenzio dei colpevoli. Vorrei svegliarmi e sapere che sono arrivati vivi. Io continuo a svegliarmi perché quel silenzio dei nostri mari e dei nostri figli possa svegliare angosciato anche qualcun altro. Continuiamo a dormire. Oppure continuiamo a svegliarci. Svegliamoci oggi e studiamo il tigrino (lingua dell’Eritrea). Svegliamoci oggi e andiamo a lezione di bambara (lingua del Mali). Studiamo legge e giurisprudenza per scrivere nelle carte la giustizia e la giustezza. Alziamoci domani e andiamo a Lampedusa, in Tunisia e in Sudan. Alziamoci e ascoltiamo. Ascoltiamo. Oppure continuiamo a dormire, scriviamo nei nostri sogni i nostri incubi e nei nostri incubi i nostri sogni. La notte continua col canto del muezzin dal minareto della moschea, il mio sonno non ritorna, vorrei che stesse pregando stanotte per Lampedusa.

Ormai ci sono le prime luci dell’alba, el-fajr. La notte è finita per le contadine pronte all’alba a raccogliere nei campi quello che noi mangiamo. La notte è finita per pescatori che sono già a largo a pescare. La notte insonne non finisce per nessuno fin quando i pescatori del Mediterraneo pescano vite umane. Divorate. Con tutto il mio pensiero all’isola di Lampedusa e alle persone che sono morte e che sono vive, pre-annuncio che la settimana prossima comincerà, anticipatamente di un mese, la distribuzione nazionale del libro “Lampedusa. Conversazioni su isole, politica, migranti”, Giusi Nicolini con Marta Bellingreri, edito da Edizioni Gruppo Abele. Una mia intervista a Giusi, sindaca di Lampedusa, intervista di denuncia, di pace, di rabbia, di speranza. Con un mio racconto inedito tratto da una storia vera che ho vissuto nel 2011 tra le tante: “Viva, mai sbarcate” (il plurale di sbarcate non è un errore).

Continuiamo a scrivere, parlare, leggere, intervistare, ascoltare, soprattutto ascoltare.

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