Due grandi perdite per l’arte africana

Sono scomparsi a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro due artisti che hanno occupato un posto di rilievo nel panorama dell’arte africana contemporanea.

Frédéric Bruly Bouabré e J.D. Okhai Ojeikere sono due nomi per lo più sconosciuti al grande pubblico occidentale ma presenziano entrambi all’interno della più importante collezione di arte africana contemporanea, la CAAC (Contemporary African Art Collection); creata in seguito alla storica esposizione Magiciens de la terre del 1989 a Parigi, riunisce numerose opere realizzate da artisti in prevalenza sub-sahariani.

Frédéric Bruly Bouabré (1923 – 28 gennaio 2014), ivoriano, ha vissuto e lavorato nel suo atelier ad Abidjan fino al momento della morte. Inizió a realizzare i suoi lavori da autodidatta in seguito ad un avvenimento che egli stesso definì come una visione:

 

Quando il cielo si è aperto davanti ai miei occhi e sette soli colorati hanno descritto un cerchio di bellezza intorno al loro Sole-Madre, sono diventato Cheik Nadro, colui che non dimentica.

 

Bouabrè infatti non ha dimenticato le origini del suo popolo, i Bété, e ne ha impresso per l’eternità la cultura orale e le tradizioni tramite l’invenzione di un particolare alfabeto pittografico. Migliaia di disegni, eseguiti con penna biro e matite colorate e raccolti in una serie chiamata Connaissance du Monde, raccontano, come in una piccola enciclopedia, i saperi dei Bété, che vivono prevalentemente nella zona centro-occidentale della Costa d’Avorio.

Bouabrè ha esposto le sue opere in numerosi paesi europei, tra cui anche l’Italia, partecipando due volte alla Biennale di Venezia (1993, 2013).

 

Fréderic Bruly Bouabré the universalist . VO.English Subtitled from zar on Vimeo.

J.D. Okhai Ojeikere (1930 – 2 febbraio 2014), è stato uno dei più famosi fotografi della Nigeria. Negli anni Cinquanta, in cui una macchina fotografica era considerata un vero e proprio lusso, mosse i primi passi e acquistó una piccola Brownie D senza flash. Ottenne un posto di assistente alla camera oscura presso il Ministero dell’Informazione a Ibadan e in seguito divenne professionista aprendo il suo studio a Lagos. Il suo ciclo di fotografie Hair Style riunisce migliaia di scatti che documentano con minuzia etnografica le acconciature delle donne africane, ritratte dal retro, di profilo e più raramente di fronte. Anche qui si ritrova l’importanza della documentazione di una pratica culturale che incorpora precisi significati quotidiani; così Ojeikere ha descritto il suo progetto:

 

È affascinante osservare le movenze precise di un acconciatore, si muove come un’artista che realizza una scultura. Le acconciature rappresentano una forma d’arte. Ma esse sono effimere. Voglio che le mie fotografie restino come loro tracce degne di nota. Ho sempre voluto registrare momenti di bellezza e di conoscenza. L’arte è vita. Senza arte, la vita si congelerebbe”.

 

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