È scontro nel Borneo tra Malesia e un gruppo di filippini

L’estesa isola del Mar Cinese Meridionale è teatro di uno strano conflitto in cui si intrecciano interessi economici legati alla grande ricchezza di risorse naturali, una comunità che rivendica come propria una terra e due Stati asiatici che sono prossimi alle elezioni. Il tutto in acque che da tempo sono oggetto di contesa tra le potenze della regione.

Succede che un gruppo armato di 200 “ribelli” provenienti dal sud dello Stato delle Filippine sta occupando da circa un mese un villaggio (Kampung Tandau, nei pressi di Lahad Datu) nel nord-est dell’isola del Borneo, ufficialmente territorio malese (gli altri due Stati che occupano aree del Borneo sono Indonesia e Brunei). Si tratta di una compagine facente parte di un clan di religione musulmana, i Kiram, che reclamano l’esistenza del sultanato di Sulu, un’entità ufficialmente esistita dalla fine del Quattrocento agli inizi del Novecento e che aveva sovranità sia in parte delle Filippine meridionali che sulle coste settentrionali del Borneo, appunto (nelle acque chiamate infatti Mar di Sulu).

A febbraio tali rivendicazioni hanno portato questo contingente armato a reclamare fisicamente l’appartenenza di quest’area del Borneo nord-orientale alla contigua regione filippina del Mindanao, chiedendo ufficialmente che la Malesia la cedesse alle Filippine. Le cui autorità sentitamente ringraziano ma declinano l’offerta: più volte il Governo si è detto contrario all’ipotesi, si è distaccato dalle prese di posizione del gruppo armato e, anzi, ha denunciato che dietro di esso ci sarebbe tutta una manovra dell’opposizione per destabilizzare l’esecutivo in carica e fargli perdere il prossimo scrutinio elettorale. Dall’altro lato c’è la Malesia, ovviamente infastidita dalla cosa, tantopiù visto che si parla di una regione molto florida.  Olio di palma, legname e petrolio sono le appetibili materie prime, che sono già appannaggio di varie imprese multinazionali, prevalentemente col vertice in Cina. Dagli anni ’70 in poi, inoltre, l’inasprirsi delle rivendicazioni ha portato ad una silenziosa immigrazione clandestina di filippini dal sud del Paese al Sabah, che allo stato attuale toccherebbero quota 800.000 persone.

Per tutte queste motivazioni questa mattina l’esercito malese è intervenuto con truppe di terra, coadiuvate da cacciabombardieri, che hanno attaccato i ribelli del Sabah dopo un periodo di tregua nel conflitto. Dal ministero dell’Interno di Kuala Lumpur (dove tra poche settimane pure si andrà al voto) fanno sapere che non ci sono stati morti o feriti tra i propri soldati, non specificando nulla sulla controparte, neanche il numero di eventuali prigionieri. Manila ha chiesto di poter recarsi nella zona per fornire assistenza umanitaria e invitare i propri cittadini a desistere dall’occupazione.

Va ricordato che tutta l’area del Mar Cinese Meridionale è uno scenario di grande rilievo per il futuro geopolitico dell’Asia, con i due giganti cinese e indiano e tutta una serie di Stati a contendersi i giacimenti di idrocarburi nei fondali e il controllo della regione (un nostro articolo ve ne aveva già parlato).

 

La notizia di oggi su Reuters India e approfondimenti sul blog malese di Din Merican

 

 

 

 

 

 

 

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