È triste abituarsi alle bombe. Parlano i volontari di Onsur, di ritorno dalla sesta missione in Siria

“Le ore di attesa alla dogana sono state estenuanti; sole cocente, guasti alla rete, una macchina burocratica lenta; ci facevamo forza pensando che, al di là di quelle barriere, c’erano i civili a cui erano destinati i nostri aiuti” – comincia così il racconto di Ahmad Amer Dachan, presidente dell’associazione umanitaria Onsur (Campagna Mondiale di Sostegno al Popolo Siriano) di ritorno dalla sesta missione umanitaria in Siria.

 

Puoi farci un bilancio di questa sesta missione?

“Le quattro ambulanze che abbiamo acquistato in Italia grazie alle donazioni raccolte, sono state consegnate a medici di ospedali da campo di diverse città. Abbiamo distribuito centinaia di confezioni di medicinali, apparecchiature mediche, stampelle. Latte in polvere e altro materiale sanitario, raccolti anche grazie alla partecipazione congiunta alla missione dell’associazione Ossmei (Organizzazione Siriana dei Servizi Medici e di emergenza in Italia), con cui abbiamo già realizzato cinque convogli”.

 

Come avete trovato la popolazione?

“Come ogni volta ci ha colpiti la dignità delle persone: non dimentichiamo che storicamente il popolo siriano è sempre stato accogliente e non ha mai conosciuto l’emigrazione, la fuga; piuttosto ha aperto le proprie porte ai profughi armeni, palestinesi, curdi, irakeni. Oggi la situazione è rovesciata: oltre sei milioni di persone all’interno dei confini siriani non hanno più una casa e vivono come sfollati, in tende, scuole dismesse e altri alloggi di fortuna. Circa due milioni sono i profughi registrati negli stati confinanti; se a loro si sommano tutti quelli che non sono ancora registrati, ci rendiamo conto che siamo di fronte ad un’emergenza umanitaria spaventosa, che non ha precedenti e che continua ad essere ignorata dal mondo”.

 

Come è andato il progetto dei pacchi alimentari?

“C’è stata una vera gara di solidarietà e vorrei rinnovare il ringraziamento mio e di tutta l’associazione a tutti coloro che hanno contribuito. Abbiamo distribuito oltre 400 pacchi alimentari, contenenti viveri sufficienti a sfamare una famiglia di 4 persone per un mese. Non dimenticheremo mai l’immagine di un bimbo che, quando il padre ha ritirato il pacco, voleva pagarci con una monetina… un piccolo uomo dignitoso. Tra le persone a cui abbiamo consegnato gli aiuti c’erano anche alcuni sopravvissuti al massacro di Banyas: ascoltare le loro storie è stato straziante. Grazie alle donazioni, inoltre, abbiamo acquistato una tonnellata di grano, per far funzionare un forno ad altissima produzione, in grado di provvedere al fabbisogno di 600 famiglie”.

 

Cosa vi ha colpito maggiormente in questo ultimo viaggio?

“Ciò che lascia esterrefatti, ogni volta che ritorniamo, è il sorgere di nuovi accampamenti, mentre le macerie dilagano ovunque. Per tutto il tempo della nostra breve permanenza, sono piovuti ordigni. Abbiamo visto aerei da guerra sorvolare la nostra teste più volte, ma la cosa ancor più spaventosa era vedere la reazione della gente, anche i bambini. ‘Ora passa, ci dicevano; tra un po’ vi abituerete’. Abituarsi alle bombe… è umanamente possibile? – mi chiedevo. La prima notte eravamo molto stanchi, ma quelle continue esplosioni a pochi chilometri di distanza non ci permettevano di chiudere occhio. Il pensiero che più mi pulsava in testa era che, ad ogni bomba che cadeva, corrispondeva la morte di tanti innocenti. Mi chiedevo quale sarebbe stato il bilancio all’indomani… Di questi aspetti della guerra nessuno parla; eppure sono una realtà che dura da 27 mesi in Siria. Verso l’alba ha prevalso la stanchezza e sono riuscito a dormire un po’. Era vero, anche io mi ero abituato alle bombe…”.

 

Quali sono i prossimi progetti di Onsur?

“Anzitutto ringrazio tutti i ragazzi che hanno partecipato alla missione: Wassim Charaf, Mohamed Ibrahim, Abdullah Dachan e il presidente Ossmei Muhommed Gazi Nasimi, senza dimenticare tutto il gruppo di volontari e donatori che sta lavorando in tante città d’Italia. Come progetti continuiamo con le raccolte per l’acquisto di ambulanze e materiale vario. Stiamo già pensando alla prossima missione. Ricordiamo che la popolazione siriana è di circa 23 milioni di persone. Non credo serva aggiungere altro… Però voglio ribadire una cosa: ognuno di noi può contribuire ad alleviare le pene di questi innocenti. Ognuno a modo suo. Purché si agisca e purché si continui a sensibilizzare su questa infinita tragedia”.

 

di Asmae Dachan

Asmae Dachan

Osservatorio "Onsur". Onsur – Campagna mondiale di sostegno al popolo siriano – è un’associazione umanitaria nata in Italia il 17 settembre 2012 al fine di attivare iniziative benefiche per alleviare le sofferenze del martoriato popolo siriano. Onsur è una parola araba che significa “sostieni”. Un imperativo esortativo che racchiude in sé lo scopo e la natura dell’associazione: sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sulla drammatica situazione in Siria e attivare un impegno solidale concreto. Per sostenere: http://www.shinynote.com/story/la-carica-dei-101-u-97
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